05:12 16 Novembre 2018
Uno dei lingotti d'oro conservati nelle riserve della Banca Centrale russa

Lingotti al posto dei dollari: Russia ha portato la propria riserva aurea a livello record

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La riserva aurea russa ha quasi raggiunto le 2000 tonnellate. Nel primo semestre di quest’anno la Banca centrale russa ha acquistato circa 106 tonnellate di metalli preziosi, il che le ha permesso di raggiungere il 18% delle riserve a livello internazionale.

Al tempo stesso la Banca ha effettuato una vendita massiccia di titoli di stato statunitensi svendendo praticamente l'intero debito pubblico americano. Sputnik vi spiega perché la Banca centrale russa sta aumentando la sua riserva aurea, di quanti lingotti ha bisogno e perché la Russia rifugge dagli attivi in dollari.

Al momento le riserve internazionali sono pari a 460 miliardi di dollari, il livello indicato dalla Banca centrale russa è di 500 miliardi. La struttura delle riserve nell'ultimo decennio è cambiata radicalmente: la quota dell'oro è decuplicata, mentre gli investimenti nei titoli di debito del Tesoro USA sono calati al minimo. Già nel 2010 il volume degli investimenti nel debito pubblico americano aveva raggiunto i 176 miliardi di dollari. La questione della dedollarizzazione e della riduzione degli attivi corrispondenti non è nuova.

Svendita massiccia

Dopo che gli USA hanno avviato la politica sanzionatoria e hanno minacciato di escludere la Russia dal sistema internazionale per la gestione delle negoziazioni del debito pubblico russo, la Banca centrale russa ha agito con prontezza. In particolare, in 6 mesi ha ridotto gli investimenti in Treasuries alla misera cifra di 15 miliardi di dollari.

Preferire altri beni come l'oro è una strategia più che sensata. Il mondo sta per vivere una nuova fase di instabilità: infatti, sempre maggiore è la possibilità che si ripeta una crisi mondiale dovuta a guerre commerciali e per l'influenza geopolitica. I metalli preziosi sono un bene di rifugio che permettono di diversificare il rischio.

I Treasuries e i dollari vengono ritenuti i beni più liquidi e affidabili al mondo, ma l'emissione incontrollata di denaro, di cui peccano oltre agli USA anche altre banche centrali, potrebbe portare a un futuro crollo.

Una montagna di debiti

Nel mondo sono stati accumulati troppi debiti non garantiti (oggi il debito mondiale complessivo è pari a 247 trilioni di dollari, ovvero il 318% del PIL mondiale). In tali condizioni le riserve auree rappresentano una base solida perché non si deprezzano facilmente a differenza dei Treasuries.

Riprendiamo il caso del 2008: il fatto che alcuni Paesi, fra cui la Cina, facessero crollare il valore del debito pubblico americano si rivelò un rischio concreto.

La stessa cosa potrebbe avvenire anche oggi sullo sfondo della guerra commerciale avviata da Trump.

"Se improvvisamente per qualche ragione una serie di Paesi chiedesse agli USA di pagare i titoli, questi si deprezzerebbero. È una vera e propria montagna perché gli USA molto probabilmente non estingueranno mai il proprio debito. Questo sistema funzionerà finché gli altri continueranno a crederci", osserva Aleksandr Egorov, stratega valutario di TeleTrade.

Di questi rischi può risentire anche l'oro. Ovviamente un metallo prezioso è meno liquido dei titoli di stato statunitensi o tedeschi, può apprezzarsi o deprezzarsi. Ma in caso di bancarotta del sistema del dollaro l'oro non perderà valore. Conservando la funzione di mezzo di pagamento nel commercio mondiale, questo bene ridurrà la propria dipendenza da qualsivoglia valuta.

"Sono convinto che la situazione cambierà quando i governi del mondo saranno costretti a sbarazzarsi dei debiti e si baseranno sulla quotazione dell'oro. Ecco perché Paesi come la Russia e la Cina stanno accumulando oro: sanno che cosa potrebbe accadere nel giro di qualche anno", afferma Keith Neumeyer, presidente del CdA della First Mining Gold.

Già a febbraio la Russia era fra i primi cinque Paesi al mondo per riserva aurea superando per la prima volta la Cina. Se manterrà questi ritmi di acquisto la Russia fra tre anni occuperà la terza posizione fra i maggiori possessori di oro. E fra 10-15 anni ripeterà il record sovietico di 2800 tonnellate, secondo Timur Nigmatullin, osservatore della società "Otkrytie Broker".

Tuttavia, liberarsi completamente del dollaro non sarà possibile. Il sistema finanziario mondiale è strutturato in modo tale che il 70% di tutti i pagamenti viene effettuato in dollari.

"La Russia commercia petrolio e questo viene venduto in dollari. Dunque, per sostenere le operazioni di import-export, una quota considerevole di riserve dev'essere in valuta americana", osserva l'esperto.

I prezzi dell'oro subiranno un'impennata

Emettere in continuazione nuova moneta costituisce una minaccia sempre più concreta alla stabilità dell'economia mondiale e farà accelerare i prezzi dell'oro. A tal fine concorreranno non solo fattori monetari ma anche problemi di fornitura.

Secondo le previsioni di Goldman Sachs nei prossimi anni i volumi mondiali di estrazione aurea cominceranno a subire una riduzione ed entro il 2022, stando alle stime di Goldcorp, una delle maggiori società estrattrici di oro, la produzione di questo metallo prezioso scenderà ai livelli di inizio XX secolo.

La Società geologica statunitense prevede che le riserve auree nel sottosuolo si esauriranno già entro il 2034.

Gli esperti sono convinti che sarà un insieme di fattori a scatenare l'impennata dei prezzi dell'oro fino a 2000 o persino 3000 dollari all'oncia. 

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rischi, dollaro, dollari, oro, Banca Centrale, Russia
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