20:43 20 Agosto 2018
Un talebano

Talebani vs ISIS. I terroristi distruggono se stessi e l’Afghanistan

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In Afghanistan si registra un nuovo focolaio di resistenza civile: combattono fra di loro i gruppi jihadisti dello Stato Islamico e i talebani.

Nelle operazioni militari culminate a metà luglio sono morte più di 100 persone. Vittime sono state anche cittadini dello spazio post-sovietico, fra cui donne che erano venute a combattere per l'ISIS*.

Chi è il padrone dell'Afghanistan

I combattimenti si sono concentrati in 4 province: Jowzjan, Konar, Sar-e Pol e Laghman. I talebani, sfruttando la loro superiorità numerica, hanno attaccato i seguaci del califfo al-Baghdadi i quali hanno risposto con attacchi terroristici a moschee e a processioni funebri. I talebani hanno riportato 72 morti, mentre le divisioni dell'ISIS hanno perso 52 uomini.

Il conflitto si inasprisce proporzionalmente al rafforzamento nel Vicino Oriente del "califfato" sconfitto in Siria e in Iraq. I jihadisti, installatisi nelle regioni periferiche, controllano il contrabbando di armi e droga privando così i talebani delle loro abituali entrate.

La concorrenza di stampo economico si inasprisce di fronte alle contrapposizioni ideologiche. I sostenitori dell'ISIS criticano i talebani per le loro "superstizioni pagane" e attirano dalla loro parte i giovani. I talebani ritengono i membri dell'ISIS mercenari atei che seminano violenza e distruzione.

L'aspetto più importante della contrapposizione sta nella lotta delle idee. I talebani per decenni hanno incarnato in Afghanistan l'unica forma di islam radicale. Con l'arrivo dell'ISIS la situazione è cambiata. Al posto della concezione di emirato musulmano su un territorio limitato si propagandava l'idea di un "califfato" globale. Questa loro idea trovò eco tra gli afghani istruiti: riuscirono a convincerli del fatto che le tradizioni rurali su cui facevano leva i talebani non corrispondevano allo spirito del Corano.

Medici al servizio dei terroristi

La lotta di ideali non si limita al territorio dell'Afghanistan. Dagli anni '90 i talebani si sono costruiti una rete di volontari provenienti dallo spazio post-sovietico: soprattutto cittadini dell'Asia centrale, della Cecenia, del Daghestan, ma anche uomini della regione del Volga. Oggi gli islamici di queste regioni preferiscono l'ISIS. Per i sostenitori del "califfato" gli aiuti esterni sul confine tra Afghanistan e Turkmenistan sono molto importanti, in particolare quelli medici.

°Non è un segreto che la maggior parte delle vittime degli scontri sia morta in seguito a ferite", racconta a Sputnik Andrej Serenko, esperto del Centro russo di studi dell'Afghanistan contemporaneo. "L'importanza dei medici militari è grandissima! Ma sia i talebani sia quelli dell'ISIS hanno bisogno che i dottori condividano le loro posizioni. Quindi è nato il fenomeno dei "medici del Caucaso del Nord" formati in Russia e mandati in Afghanistan come volontari".

Fra i medici volontari ci sono diverse donne. A luglio nei combattimenti con i talebani sono morte una donna cecena e una uzbeka. È stata anche confermata la presenza di divisioni di combattimento femminili create dall'ISIS in Siria.

La democrazia come eresia

Ciò che accade sui confini minaccia anche la sicurezza della Russia. La breccia dei gruppi jihadisti in Turkmenistan e Uzbekistan può destabilizzare l'intera regione dell'Asia centrale. Ma per adesso gli islamici si concentrano sulle liti interne, a loro non interessano le ex repubbliche sovietiche. Come hanno osservato gli esperti nell'intervista a Sputnik, "se gli islamici volessero invadere l'Asia centrale, l'avrebbero già fatto".

La logica dietro agli atti terroristici suggerisce un bersaglio diverso da quello effettivo. Entrambi i gruppi cercano di minare le elezioni che si terranno nel Paese il prossimo ottobre. Entrambi i gruppi cercano di intimorire gli elettori: fanno saltare in aria i seggi, uccidono i membri delle commissioni elettorali. Far fallire elezioni è il compito principale dell'ISIS: i sostenitori del "califfato" ritengono la democrazia una forma di "politeismo". Puniscono con pratiche medioevali chi sostiene il potere popolare: mozzano le mani.

Entrambi i gruppi cercano di creare uno stato basato sul diritto musulmano medioevale. Installatisi in un territorio promettono il ripristino della tradizionale legalità islamica, convocano i fedeli e a loro si uniscono in molti.

Il peggio del peggio

Kabul di tanto in tanto giunge ad accordi con i talebani per una tregua e intrattiene contatti regolari con i leader di questo movimento ritenendolo il meno peggio. Il presidente afghano Ashraf Ghani ha dichiarato di recente la sua soddisfazione per l'accordo ad una tregua di tre giorni: "Molti hanno aspettato questo momento per tutta la vita. I talebani sono entrati nelle nostre città e si sono uniti alla celebrazione dell'Id al-fitr insieme ai funzionari statali e ai cittadini. Ho accettato le richieste dei talebani e mi sono detto pronto a sedere al tavolo delle trattative con il loro capo Hibatullah Akhundzada".

Kabul non contratta con l'ISIS. Ma questo non impedisce ai radicali di far crescere delle nuove forze nell'Afghanistan del Nord e dell'Est soprattutto grazie ai talebani che sono passati dalla loro parte.

In realtà non è lungimirante mettere diversi islamici uno contro l'altro. "Anche dietro ai talebani vi è un'organizzazione antiterroristica internazionale: Al-Qaeda", sottolinea Andrej Serenko.

"Il tentativo di fare la pace con i talebani per distruggere l'ISIS non è la tecnica più azzeccata". 

*Il gruppo terroristico dello Stato Islamico è vietato in Russia.

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