19:23 14 Agosto 2018
La bandiera della Serbia

Perché la Serbia ha paura di abbandonare le bombe a grappolo?

© Sputnik . Ruslan Krivobok
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Le organizzazioni sociali filo occidentali, prima di tutto quella delle "Donne in nero", nel corso degli anni, hanno cercato di vietare le munizioni a grappolo in Serbia.

Nonostante il carattere umanitario della questione e il loro riconoscimento come armi anti-umanitarie, Belgrado si astiene dai commenti, gli esperti militari serbi spiegano perché. La questione sulle bombe a grappolo è diventata di attualità in tutto il mondo dai tempi della guerra in Vietnam e in Serbia, dagli attacchi aerei della NATO sulla Repubblica Federale di Jugoslavia nel 1999, a Nis e Aleksinac, con bombe a grappolo è stata colpita la popolazione civile. Tuttavia, la posizione ufficiale di Belgrado sul destino delle bombe a grappolo non è stata mai espressa. Il presidente del Forum Eurasiatico di sicurezza, il generale in pensione Mitar Kovac sostiene che sulla Serbia è esercitata pressione, il silenzio di Belgrado è comprensibile alla luce della decisione del paese per il rispetto della neutralità militare.

"Tale servizio in caso di conflitto reale, è un vantaggio per il paese che le ha, perché le bombe a grappolo in breve tempo possono "coprire" una superficie molto estesa, i singoli paesi membri della NATO, come il Regno Unito e gli USA esercitano pressione sulla Serbia, costringendola a distruggere queste munizioni, e la pressione arriva da fonti occidentali, organizzazioni non governative e alcuni meccanismi di collaborazione", afferma Kovacs.

L'analista militare Aleksandar Radic dice anche che gli USA più di tutti insistono sulla eliminazione delle bombe a grappolo in Serbia e sottolinea che per le potenze militari, le cui tecnologie sono andate molto avanti, è facile dettare le condizioni.

"Hanno creato modernissime armi ad alta precisione, con laser e controllo gps, che consente di colpire il bersaglio. Producono bombe di dimensioni compatte, arrivano esattamente all'obiettivo, con il minimo rischio di danni collaterali, i paesi ricchi che possono permettersi alta tecnologia, hanno trovato sostituzione", spiega Radic.

In questo modo, le bombe a grappolo sono rimaste solo l'arma offensiva dei paesi poveri, questo è il primo motivo per cui la Serbia si astiene dal partecipare alla convenzione di Ottawa (Trattato sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e la loro distruzione, firmata nel 1997 a Ottawa). Le cassette dell'aeronautica BL-755, attrezzature, registratori di combattimento del lanciarazzi multiplo Orcan, sono le uniche armi offensive di grande potenza di cui dispone il nostro esercito", continua l'analista militare.

"Se per le considerazioni politiche e morali vogliamo rinunciare alle munizioni a grappolo, il governo avrà bisogno in primo luogo di trovare la possibilità di acquistare nuove armi, per la modernizzazione delle forze armate per formare un nuovo potenziale offensivo, che potrebbe sostituire la potenza di combattimento delle bombe e testate", conclude l'esperto.

Secondo lui, non è un segreto che le bombe a grappolo sono attivamente state utilizzate dall'esercito in molte zone di guerra nella ex Jugoslavia dal 1991 al 1999, si tratta delle inglesi BL-755 e delle bombe sovietiche KMGU-2. Prima i serbi hanno usato le BL-755 per le incursioni aeree per il Kosovo e Metochia. Radic dice che non vale la pena di dimenticare la differenza tra la posizione dei paesi che hanno ratificato il contratto e la posizione della Serbia.

"Questi paesi o già sono membri della NATO, o si aspettano in breve tempo di entrare nell'Alleanza. Sono sotto protezione dell' "ombrello" della NATO, cioè, la loro situazione è molto diversa dalla posizione della Serbia. La Serbia come militarmente neutrale dovrebbe avere un maggiore potenziale offensivo rispetto a questi paesi, per le stime di rischio potenziale, rispetto ai membri della NATO, per questa specificità militare di neutralità", spiega l'analista militare.

Kovacs aggiunge che la Serbia non intende applicare le bombe a grappolo nel caso di un ipotetico conflitto con i vicini. Secondo lui, questo tipo di armi è esclusivamente a scopo di difesa.

"Questo è un significativo vantaggio della Serbia dal punto di vista difensivo, non abbiamo alcuna possibilità, non ci sono fondi per compensare la riduzione di questo potenziale, credo che per il Governo, il Ministero della difesa e lo stato maggiore non è necessario seguire la scia delle organizzazioni non governative e non cedere alle pressioni dei principali paesi membri della NATO", ritiene Kovacs.

I politici serbi sostengono che Belgrado non può contare su nessuno, né su sostegno militare, per la posizione dell'articolo 5 del trattato per la protezione collettiva che si applica ai paesi non membri della NATO. Secondo i dati del 2017 alla convenzione di Ottawa hanno aderito più di 160 paesi del mondo, tuttavia, i più grandi produttori di bombe a grappolo, che hanno le più grandi riserve di questo tipo di armi, che sono USA, Cina, Russia e India, non sono parti del Contratto.

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Armamenti, armamenti, Armi, Serbia
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