06:31 16 Novembre 2018
Cocaina

In Algeria i cambi di personale nell'amministrazione pubblica odorano di cocaina

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In Algeria continua ad infiammarsi lo scandalo relativo al sequestro di 701 chilogrammi di cocaina rinvenuta a bordo di una nave da trasporto appartenente ad un influente uomo d'affari locale.

I capi della polizia e della gendarmeria sono saltati, inoltre giudici e funzionari di altri uffici dell'amministrazione pubblica sono stati travolti dallo scandalo. Secondo gli esperti, si tratta di una pulizia, provocata dalla lotta dei clan all'interno delle strutture di potere.

L'ultima "vittima" di questa situazione è l'ormai ex capo del servizio di sicurezza di Oran Nouasri Salah. La decisione sul "pensionamento" di questo pubblico ufficiale 70enne, così come la rimozione dall'incarico del capo delle forze di sicurezza della capitale algerina, è stata presa da Mustapha Lahbiri, recentemente alla guida dell'agenzia di sicurezza nazionale (Direction générale de la Sûreté Nationale — DGSN). Ha inaspettatamente sostituito Abdelghani Hamel, uomo considerato vicino al presidente del Paese. E' saltato anche il capo della gendarmeria nazionale Menad Nouba.

Secondo Akram Kharief, esperto di sicurezza e direttore del portale web Menadefense, questi cambi dei vertici della sicurezza algerina sono spiegati da diversi motivi. Il più semplice dei tre è che "i cambiamenti nell'esercito e nelle strutture di sicurezza tradizionalmente avvengono nel Giorno dell'Indipendenza", ovvero il 5 luglio di ogni anno. Tuttavia in questo caso si tratta di "cambi che non obbediscono a nessuna logica amministrativa". Secondo la fonte vicina all'intelligence militare algerina, "il capo della DGSN, un generale importante, è stato sostituito da un colonnello molto anziano, Mustapha Lahbiri, che in precedenza era a capo della direzione generale della Protezione Civile. Il capo della gendarmeria, un generale maggiore, è stato sostituito da un generale, che negli ultimi due anni da colonnello è diventato comandante della gendarmeria, dopo aver ricevuto il grado di generale. Secondo gli esperti, questi avvicendamenti non erano affatto pianificati."

Non era in programma il caso cocaina. Il 29 maggio scorso i militari algerini hanno sequestrato un carico record di cocaina, 701 chilogrammi, nel porto di Oran. La nave da trasporto su cui è stata trovata la droga, trasportava carne congelata dal Brasile per l'uomo d'affari Kamel Chikhi, soprannominato il macellaio. Immediatamente è stata avviata un'indagine. Sono subito circolate voci sul fatto che Chikhi avesse dei complici nello Stato. L'origine del suo patrimonio, che come si mormora è riuscito a creare in gran parte aggirando la legge, non inclina l'opinione pubblica dalla sua parte.

"Non è stato fissato alcun nesso tra i funzionari licenziati e l'inchiesta sul maxi sequestro di cocaina. Tuttavia gli investigatori hanno scoperto che Kamel Chikhi, soprannominato il macellaio, ha creato una vasta rete di "influenza d'affari" che includeva persone provenienti dalle agenzie di sicurezza, oltre a giudici e funzionari. In parte i cambi di personale derivano proprio da questo", — chiarisce Akram Kharief.

Kamel Chikhi e la sua cerchia sono stati immediatamente arrestati, altre persone sono finite in manette successivamente. Persino l'autista di Hamel, nonostante quest'ultimo in non sia coinvolto nell'inchiesta come ufficialmente dichiarato dalla DGSN nel corso di una conferenza stampa in cui "Hamel ha fatto capire che l'esercito e la gendarmeria hanno ordinato un'indagine contro la polizia e la magistratura, dal momento che è stato richiesto l'interrogatorio del suo autista, così come di numerosi giudici", ha detto Akram Kharief.

"Questo caso ha suscitato timori nelle autorità e la lotta tra le varie correnti ai margini. Questo è stato il caso del capo della DGSN, che ha minacciato di pubblicare i materiali dell'inchiesta, dicendo che "chiunque intenda combattere la corruzione deve essere pulito". È stato immediatamente licenziato ", ha aggiunto Kharief.

I disaccordi tra i diversi clan hanno trovato consenso tra i media e nei social network. I giornali vicino al presidente hanno elogiato l'operazione "mani pulite", avendo l'obiettivo di sradicare la corruzione nel Paese, guidato dai "padroni del sistema", mentre altre pubblicazioni nei social network hanno parlato delle vere cause di questa inchiesta.

"Questa operazione è stata intrapresa con un unico scopo: costringere gli investigatori a rimanere in silenzio. Non penso che i funzionari licenziati siano in qualche modo legati al traffico di droga", crede la fonte vicina all'intelligence militare.

"I licenziamenti non sono tanto legati a questi fatti, piuttosto alle indagini di questo caso. Hamel è stato accusato di non aver avvertito tempestivamente il presidente dell'operazione di polizia. Il capo della gendarmeria è stato licenziato, in modo che le indagini sulle persone che fiancheggiavano il macellaio non decollassero. Il presidente ha ritenuto che il caso della cocaina fosse diretto contro la sua probabile elezione per il quinto mandato. Per inciso, non è infondato."

Non è irragionevole, dal momento che questo caso "complica ulteriormente i preparativi della campagna presidenziale. Tutti i politici che hanno invitato il presidente a candidarsi per il quinto mandato sono stati diffamati". Questa "denigrazione" è stata diretta da alcuni ufficiali militari, che "hanno deciso di rendere questo caso pubblico. Era possibile sequestrare la nave e dichiarare che a bordo c'erano solo 60 chilogrammi di cocaina e nessuno avrebbe saputo nulla. Ma avevano bisogno di clamore".

Secondo la stessa fonte, si sono creati due schieramenti: i sostenitori e gli oppositori della candidatura del presidente Bouteflika per il quinto mandato. Le elezioni presidenziali si svolgeranno nella primavera del 2019. Il presidente algerino, la cui salute è gravemente compromessa dopo un ictus nel 2013, non ha ancora rivelato le sue intenzioni, mentre il numero dei suoi sostenitori sta crescendo.

"Il fatto che il quinto mandato presidenziale di Bouteflika sia rimosso dall'agenda, crea preoccupazione. Inoltre la ribalta di Abdelmalik Sellal, l'ex primo ministro, il cui nome a lungo non era menzionato nei media, può essere indicativo dell'eventualità che si candidi. Il clan di Bouteflika sa che il nuovo presidente aprirà tutte le carte. Non gli è rimasto altro che emettere ordini per licenziare coloro che, a suo parere, non sono i suoi sostenitori", aggiunge la fonte.

Tuttavia Akram Kharief non insiste sul fatto che questo caso sia legato alle elezioni del 2019.

"Personalmente non lego questo fatto con le elezioni in quanto tali, ma piuttosto con il futuro politico dell'Algeria nel suo complesso", ha detto l'esperto.

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Droga, Cocaina, politica interna, Abdelaziz Bouteflika, Algeria
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