23:10 12 Dicembre 2018
Soldati ucraini durante l'addestramento con gli istruttori britannici

“Guadagnare qualche spicciolo”. I soldati ucraini sono pronti a svignarsela in Europa

© AP Photo / Efrem Lukatsky
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Sempre più di frequente i soldati delle Forze armate ucraine non vogliono combattere anche se Kiev ha aumentato il loro compenso. Il fatto è che le famose “1000 grivne al giorno” per la guerra le pagano anche ai lavoratori stranieri in Europa.

Quindi al campo di battaglia in Donbass i soldati sono pronti a preferire le campagne polacche. I soldati ucraini hanno raccontato a Sputnik cosa sta realmente accadendo nell'esercito.

"Ritorno dei cadaveri vivi"

Aleksandr è soldato della 95esima brigata d'assalto delle Forze armate ucraine. E sta pensando di abbandonare l'esercito. "Dal 2016, placatesi le operazioni militari, sono giunte persone che amano addestramenti estenuanti, apporre targhette, mettersi in riga anche in mensa. Fra di noi avevamo chiamato tutto ciò "il ritorno dei cadaveri vivi": tiravano fuori da non si sa dove dei colonnelli e dei maggiori e noi venivamo addestrati qui", dice.

Il soldato definisce la situazione come una forma di nonnismo. "L'esercito è praticamente diventato a contratto, sono in servizio solo per soldi, i comandanti possono punire le persone. È comparsa in ucraino la parola "dogana" (in italiano, nota di biasimo), continua Aleksandr. Perché prima non esisteva? Tra il 2014 e il 2015 hanno fatto entrare nell'esercito un numero spropositato di civili mobilitati e anche volontari. I volontari non si riescono a comandare perché sono guidati da ideali e non è raro che provvedano da soli alle proprie necessità. E i civili mobilitati tanto meno. Come può un ufficiale incutere timore a una persona che ancora ha una vita civile? Con una punizione? Minacciandola di cacciarla dall'esercito? Un civile mobilitato gli scoppierebbe a ridere in faccia. Che illuso, penserebbe"

"La ragione principale per cui le persone se ne vanno è che il compenso rimane basso. Fino al 2016 era normale percepire 7500 grivne. Ma adesso anche un civile senza qualifiche prende la stessa somma. E se si lavora sia intellettualmente sia manualmente, si può guadagnare anche di più", spiega il soldato.

Secondo Aleksandr molti suoi ex commilitoni avevano scelto di abbandonare l'Ucraina. In particolare dopo l'introduzione del regime senza visti con l'UE. "Se ne sono andati in Europa, ci chiamano, ci scrivono e dicono di guadagnare 1000 grivne al giorno", racconta.

L'espressione "1000 grivne al giorno" è diventata un meme dopo che, nel maggio del 2014, Petr Poroshenko, ancor prima del suo mandato da presidente, promise questo compenso ai poliziotti. "In linea di massima la promessa è stata rispettata. Alcuni ad alti livelli percepiscono al mese anche 17000 grivne (circa 550 euro). Ci sono giornate lavorative e di riposo. Oltre alla giornata lavorativa ci si può trovare a eseguire altri ordini degli ufficiali soprattutto in caso di scontri armati. In tutto si lavora per 20 giorni per 1000 grivne al giorno, fa il calcolo il soldato. Ma più o meno ovunque in Europa si possono guadagnare gli stessi soldi senza rischiare la pelle! Quindi ha più senso abbandonare l'esercito ucraino e andare a cercare lavoro in Polonia".

Per gli standard della campagna questa è una vita di successo

A differenza di Aleksandr, Valery, che lavora in un dipartimento agli alti livelli del Ministero della difesa ucraino, è convinto che i contrattisti rafforzino la disciplina.

"Ci sono meno persone al momento ma almeno sono più qualificate di quelle che sono state cacciate fra il 2014 e il 2015. Un contrattista viene sostituito da 3 civili mobilitati. E il fatto che la disciplina sia diventata più rigida è normale", dice l'ufficiale.

Aleskandr Medinsky, attivista ucraino che ha combattuto nel Donbass, racconta così gli umori tra le Forze armate ucraine: "L'insoddisfazione è cresciuta da tempo. Dal 2015 hanno cominciato a imporre l'ordine nell'esercito. Dall'altro lato hanno eliminato chi non cedeva alle idiozie dei comandanti. Dopotutto nelle prime ondate di arruolati e fra i volontari c'erano molte persone con un'opinione propria che potevano provare a difendere i diritti propri e dei loro commilitoni. In molte divisioni non ci furono episodi di nonnismo".

Secondo lui nelle forze armate sono rimasti solo coloro che non erano riusciti a realizzarsi nella vita civile. "C'è chiaramente una percentuale di professionisti e di persone convinte delle proprie idee che hanno scelto la carriera militare. Ma si tratta prevalentemente di ucraini in cerca di lavoro: per loro l'esercito è un'opportunità per guadagnare qualche spicciolo. Al momento non ci sono più scontri come quelli dell'estate del 2014 o del 2015, ci si può limitare a fare la guardia e non correre rischi e addirittura dedicarsi ad attività di contrabbando in Donbass. Per gli standard della campagna questa è una vita di successo", aggiunge.

Per molti soldati professionali lo scetticismo è alimentato anche dal fatto che la loro condizione non è praticamente migliorata nonostante l'aumento del compenso. "Hanno aumentato la somma in grivne, ma, se la si converte in dollari, ci si accorge che il cambio è cambiato sensibilmente. Fra gli ufficiali si sente dire che quando c'era il presidente Yanukovic uno arrivava a percepire gli stessi 500-700 dollari ma almeno aveva la coscienza pulita", dice Medinsky.

Inoltre secondo lui le forze armate non sono diventate un ascensore sociale per gli ucraini se non si prendono in considerazione i populisti che, "distintisi" nelle divisioni dei volontari, sono stati in seguito votati alla Rada. "Fino al 2013 i soldati erano perlopiù outsider. Nell'esercito c'erano quelli che dopo volevano finire nei servizi segreti, nella milizia, alla dogana o a fare altri lavori lucrativi per cui bisognava aver servito l'esercito. Alcuni finivano nell'esercito per inerzia perché era tradizione di famiglia. Quando furono avviate le operazioni "anti-terroristiche" (così Kiev chiamava le operazioni militari in Donbass, N.d.R.) nelle truppe cominciò ad arrivare un certo numero di persone motivate e impegnate. Ma furono ben presto cacciati", spiega l'attivista.

Il problema scottante delle forze armate ucraine

Kiev continua a tentare di attirare nell'esercito i cittadini e di mantenerceli. A giugno il presidente ucraino Poroshenko ha firmato un atto normativo che dovrebbe promuovere la motivazione dei cittadini ad arruolarsi nell'esercito. Viene aumentata l'età di ammissione nelle accademie militari (da 23 a 30). Questo permette anche ai volontari di fare carriera nelle forze armate.

Permettono di continuare a servire l'esercito anche a coloro che non sono idonei fisicamente. Hanno elevato anche l'età massima (60 anni) fino alla quale le donne soldato rimangono come militari di complemento. Viene prevista la possibilità di prolungare il periodo di servizio contrattuale nell'esercito da 1 a 10 anni.

La Rada ha, inoltre, prolungato le agevolazioni fiscali per i soldati impegnati in operazioni militari nell'Ucraina orientale.

Il governo ucraino ha tentato anche in passato di migliorare la reputazione del servizio militare. Dall'inizio delle operazioni militari in Donbass la dotazione dei soldati è sempre stata una questione scottante per le forze armate ucraine. Kiev ha già individuato 6 ondate di mobilitazione.

Le prime tre ondate si sono verificate nel 2014 (marzo, maggio e luglio). Il numero di soldati è cresciuto da 130000 a 230000. A gennaio 2015 c'è stata la quarta ondata, ad aprile la quinta, a giugno la sesta. Non è seguita una settima ondata sebbene i media ucraini di tanto in tanto abbiano diffuso notizie riguardo al suo possibile avvio da parte di commissariati militari. In questi anni nelle forze armate ucraine sono passati, secondo diverse stime, da 200000 a 300000 civili mobilitati.

In quel periodo si verificarono le maggiori sconfitte dell'esercito ucraino: Debaltsevo, Ilovajsk e altre: Poiché fra i morti e i feriti vi erano anche civili mobilitati, questo chiaramente suscitò reazioni negative nella comunità ucraina. Nel settembre del 2015 il Consiglio nazionale di sicurezza e di difesa decise di non inviare le reclute nelle aree dove imperversavano le operazioni militari. I commissariati militari e i comandanti delle forze armate durante il reclutamento ricordavano instancabilmente questa decisione ai genitori preoccupati. Tuttavia i casi di renitenza alla leva furono molti.

Una volta calata la tensione per le operazioni militari, a Kiev tentarono di trattenere i soldati all'interno delle forze armate offrendo loro dei soldi. In particolare, aumentarono il compenso a chi si trovava ai livelli più alti nell'aprile del 2017 e a gennaio del 2018.

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crisi ucraina, Conflitto nel Donbass, UE, Ucraina
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