04:53 19 Dicembre 2018
Gazprom

Gli USA hanno pietà dell’Europa, ma non dell’Ucraina

© Sputnik . Ilya Pitaliov
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Per Gazprom è giunto il momento di definire una propria strategia di trasporto a lungo termine.

A livello tattico Gazprom ha probabilmente già vinto sui Paesi di transito, le sanzioni e la burocrazia europea. Ora è giunto il momento di volgere lo sguardo alle prospettive future e, come ha dichiarato il presidente del CdA di Gazprom Aleksey Miller, queste appariranno come segue. È molto probabile che quest'anno le esportazioni di Gazprom verso l'estero possano raggiungere un nuovo record storico pari a 205 miliardi di metri cubi (quantità annuale massima di fornitura stabilita contrattualmente con l'Europa e la Turchia). Questo è un "nuovo sistema di coordinate di cui bisogna rendersi conto".

Inoltre Gazprom sta crescendo piuttosto velocemente anche grazie al gasdotto Forza della Siberia. Mentre i tratti europei sono chiamati a sostituire i volumi negativi delle tubazioni ucraine, la Cina rappresenta un mercato nuovo e, quindi, aumenti oggettivi. Secondo Miller si parla di un aumento fino a 80 miliardi di metri cubi entro il 2035.

Per tutte queste ragioni al gigante del gas russo sorge una domanda del tutto comprensibile: ha senso continuare a intensificare i volumi di gas trasportato in Europa?

Perché anche se una certa richiesta c'è, bisogna considerare che i percorsi di fornitura non sono al passo coi tempi né comodi: sia il sistema ucraino di trasporto del gas sia il traffico polacco sia il gasdotto Yamal-Europa (il cui contratto di transito scadrà a marzo 2020).

Ma non è ancora tutto.

La richiesta di gas russo in Europa cresce e ai prezzi attuali probabilmente continuerà ad aumentare almeno per tutto il prossimo decennio. Questa stima non è stata fatta solo da Gazprom ma anche dagli esperti dell'UE. A tali condizioni la compagnia russa deve decidere in che modo vendere gas supplementare nonostante i contratti a lungo termine.

Le alternative non sono tante.

O si agisce come in passato: cioè ci si inserisce in modo aggressivo nell'economia europea coprendo più mercati possibili con i propri volumi. Bisognerà prepararsi a costruire sempre nuovi gasdotti perché già ora è chiaro che l'Europa con il tempo accetterà di buon grado sia un North Stream 3 sia un North Stream 4. E non bisogna dimenticare nemmeno l'hub turco.

Oppure si modera la propria partecipazione in contratti a lungo termine, si tengono d'occhio quelli a breve termine oppure ci si rivolge a un mercato a pronti come quello del gas naturale liquefatto.

Lì c'è un certo margine di prezzo su cui trattare.

Ed è qui che sta il busillis: i contratti a lungo termine hanno sia pregi sia evidenti difetti. In primo luogo vi è la necessità di accantonare una parte maggiore della propria capacità produttiva (non dimentichiamoci delle necessità che richiedono anche il Forza della Siberia e il corridoio coreano). In secondo luogo la situazione attuale è tale che qualsivoglia nuovo contratto a lungo termine porti con sé fardelli nuovi e altrettanto a lungo termine che trovano espressione nell'estremamente inaffidabile "transito di frontiera": chiaramente questo riguarda il corridoio ucraino ma, ad essere sinceri, anche la Polonia si è avvicinata allo stesso modello. E ancora non stiamo parlando di prospettive a lungo termine: Gazprom che di recente ha concluso un accordo con la Commissione europea non vuole dipendere da questi svegli ragazzi nemmeno a medio termine.

La cosa forse più importante però è che l'Europa è molto eterogenea. Sebbene il riesame dei contratti a lungo termine non fosse unilaterale né a favore di Gazprom, le brusche fluttuazioni del mercato verificatesi all'inizio di questo decennio hanno suscitato dubbi sull'affidabilità di simili contratti con i consumatori europei in futuro.

Un altro fattore inaspettato: possibili accordi con gli USA.

Gli USA al momento vedono le economie europee non tanto come alleate quanto come diretti concorrenti. Ma nonostante tutta la loro bellicosa retorica e i dazi protezionistici, gli Stati Uniti non si decidono a infliggere un colpo mortale alle economie europee perché l'Europa è comunque loro necessaria in qualità di mercato di sbocco. Per questo il compito degli USA è quello che ha dichiarato ufficialmente Trump: livellare la bilancia commerciale ed eliminare il disavanzo commerciale. Chiaramente sarebbe ancora meglio portare la bilancia commerciale a favore degli USA ma all'inizio bisogna essere realisti.

Voi vi chiederete: cosa c'entra Gazprom in tutto ciò? E i suoi contratti a lungo termine? E il North e Turkish Stream? Be', non è difficile capirlo.

Gli idealisti americani rimasti dalla precedente amministrazione vorrebbero chiaramente screditare la Russia e arrivare a distruggere tutti i gasdotti tranne quello ucraino. Ai realisti americani, invece, proprio come all'imprenditoria industriale americana, non interessa il modo in cui vengono limitati i volumi di gas russo esportato in Europa. Grazie al raggiungimento di determinati accordi (anche in sordina) con Mosca, gli USA aiuteranno di buon grado "i nemici russi" a chiudere non i gasdotti, ma solo il transito ucraino.

Inoltre non è escluso che insieme al progetto ucraino dal quale ad oggi non si ricavano profitti non ci possano essere addirittura delle perdite.

Dunque Gazprom si trova ora sul punto di adottare una strategia di export estremamente importante non solo per la compagnia stessa ma per l'intero Paese. E le questioni che questa risolverebbe sono di gran lunga più importanti del destino dell'infelice corridoio ucraino di transito. 

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Tags:
Nord Stream 2, Gazprom, Donald Trump, Cina, Turchia, UE, Ucraina, Russia, USA
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