06:37 26 Settembre 2018
Donald Trump

Trump ha ordinato di abbassare i prezzi del greggio: ecco cos’è successo

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I tweet di Trump stanno ormai diventando uno strumento per leggere la politica economica mondiale. E questo chiaramente spaventa.

Nella notte tra mercoledì e giovedì (ora di Mosca) ha dovuto sgridare l'OPEC scrivendo: "Il prezzo della benzina cresce e non si fa niente per farlo abbassare. Per colpa loro i prezzi aumentano mentre gli USA continuano a difendere molti membri dell'organizzazione. Una strada dovrebbe essere a doppio senso di circolazione. Abbassate subito i prezzi!" E i prezzi in borsa la mattina dopo sono calati bruscamente.

​Non per molto, chiaro. Ma comunque è successo.

Il prezzo dei future a settembre sul Brent è diminuito a 77,69 $ al barile, cioè dello 0,7%. Il barile WTI si è rilevato leggermente meno sensibile ai comandi di Trump, ma comunque il suo prezzo è sceso dello 0,34% raggiungendo i 73,89 $. In generale, questo andamento è regolare.

Come dice il proverbio, loda il folle e lo farai correre. E in borsa lo stesso vale con le previsioni e le aspettative. Le borse non potevano reagire in altro modo a dichiarazioni così forti di una personalità politica così di rilievo. Anche se, per dovere di cronaca, non si può trascurare che non vi sono altre ragioni più o meno serie per il passaggio delle quotazioni del greggio alla cosiddetta "fascia rossa". Le scorte commerciali di greggio degli USA su cui puntano le borse americane si stanno visibilmente esaurendo: solo la scorsa settimana si sono ridotte di 5 milioni di barili, il che è piuttosto significativo.

Continuano i disordini in Libia e in Venezuela. Fase di stallo in Iran.

Ecco perché il presidente americano insiste sul fatto che i Paesi riuniti nel cartello dell'OPEC dovrebbero aumentare la produzione di petrolio di almeno 2 milioni di barili al giorno.

In tal modo il prezzo del greggio e, di conseguenza, della benzina in America diminuiranno.

Trump si sarebbe già assicurato il consenso del re saudita a "estrarre più petrolio", come ha felicemente comunicato sabato scorso in un suo ennesimo tweet.

In verità The Wall Street Journal poco dopo ha riferito al capo della Casa Bianca la posizione dei sauditi: Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd non ha promesso niente di tutto ciò durante l'incontro con Trump. Avrebbe solamente assicurato al suo collega statunitense che Riad in linea di massima è in grado di soddisfare la domanda del mercato. Ciononostante molti esperti ritengono che il re dell'Arabia Saudita abbia fatto il furbo: persino lui non avrebbe le possibilità tecniche di aumentare i volumi in così poco tempo.

In seguito il presidente statunitense ha accusato l'insospettabile OPEC di aver manipolato il mercato petrolifero. Cosa che, del resto, l'OPEC non ha mai nascosto in quanto la gestione del mercato petrolifero è l'obiettivo primo e ufficiale, nonché il motivo per cui esiste l'organizzazione. Infatti, l'obiettivo dichiarato dell'OPEC è "il coordinamento dell'attività e l'elaborazione di una politica comune relativamente all'estrazione di petrolio fra i Paesi aderenti all'organizzazione". In pratica si tratta di distribuire le quote fra i Paesi che controllano circa due terzi delle riserve mondiali di petrolio e circa il 35% delle estrazioni, nonché di garantire forniture fisse di greggio ai consumatori e di reintegrare gli investimenti effettuati nel settore petrolifero.

Sarebbe strano se un'organizzazione incaricata di gestire i mercati petroliferi e registrata dall'ONU proprio con questo obiettivo non lo facesse.

Ma comunque questo non è importante.

La cosa interessante è un'altra: non molto tempo fa non l'OPEC, ma l'OPEC+ insieme alla Russia hanno deciso di aumentare il volume di estrazioni. Questa mossa non ebbe i risultati sperati. Sostituire l'estrazione tendente al negativo di Venezuela, Libia e (punto su cui insistono gli USA) Iran non è per niente facile. Soprattutto se si considera che fino ad ora l'Iran non è ancora "precipitato" e anzi minaccia di chiudere a sciiti e sunniti l'intero Stretto di Hormuz. Attraverso questo stretto, tra l'altro, passa un quinto di tutto il petrolio estratto al mondo proveniente dal Golfo Persico. Tecnicamente Teheran è perfettamente in grado di farlo e non importa che, se accadrà, scoppierà almeno una grande "guerra regionale".

Dunque un tweet di Trump e una sua terribile sortita possono influire esclusivamente sulla "componente borsistica" del prezzo del greggio che viene stabilito nelle borse americane. Influire su tutto il resto è molto più difficile.

Il fatto è che alla Russia andrebbe bene qualsiasi sviluppo degli eventi. Se gli americani in qualche modo riuscissero a sopraffare l'Arabia Saudita e contemporaneamente, infrangendo l'accordo sul nucleare con l'Iran, a intaccare le estrazioni iraniane (in realtà non sappiamo come questo sia fattibile, ma poniamo che ce la facciano), il prezzo del greggio rimarrebbe soddisfacenti per i russi.

Altrimenti entrerebbe in gioco il petrolio di scisto americano: se dovesse nuovamente interrompersi la sua estrazione a causa dei bassi prezzi della materia prima, non sopravvivrebbe.

Se, invece, non ce la facesse, si attesterebbe la tendenza di prezzi che già è evidente: il 5 luglio per un future di settembre pagavano già 78$ al barile, mentre il 19 giugno, una settimana prima della decisione dell'OPEC+, il greggio veniva scambiato a circa 74$. E se si considera che il 4 novembre gli USA contano di applicare l'embargo finanziario e petrolifero all'Iran, minacciando i consumatori stranieri di gas iraniano con ulteriori sanzioni, allora 100$ al barile non saranno di certo la cifra limite.

Insomma non è una guerra che riguarda la Russia.

Chiaramente i russi non rovineranno i buoni rapporti che stanno instaurando con l'Iran perché per loro è importante sia come buon vicino sia come partner a livello regionale. E manterranno buoni rapporti anche con l'Arabia Saudita con la quale di recente hanno instaurato rapporti reciprocamente soddisfacenti nell'ambito dell'OPEC+. Ma non sono intenzionati a sostenere gli interessi europei, cinesi o indiani in Iran o quelli americani in Arabia Saudita. E comunque nessuno ha ancora chiesto loro di farlo. Tranne (forse) proprio Donald Trump che incontrerà Vladimir Putin a Helsinki.

Ma innanzitutto il presidente degli USA, secondo molti, non avrebbe niente da offrire in cambio. E poi lui ha ormai i suoi imprevedibili tweet, un mezzo con cui questioni di tale portata non si possono certo risolvere.

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