18:44 16 Luglio 2018
Lupo mannaro

Le zanne della morte: chi erano davvero i lupi mannari?

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La credenza per cui gli umani possano trasformarsi in animali ha fatto la sua comparsa già agli albori della civiltà umana. Nei confronti di questi esseri magici ci si rivolgeva con rispetto.

Superluna in Bielorussia
© AP Photo / Sergei Grits
Nel Medioevo i lupi mannari erano considerati in Europa degli esseri buoni. Un trovatore francese scrisse che, se si fosse innamorato di una lupa, si sarebbe trasformato volentieri in un lupo per non perderla.

Nel Canto della schiera di Igor il principe Vyacheslav Polotsky (1044-1101) si trasforma varie volte in un lupo. Questo gli permette di coprire enormi distanze: da Kiev arriva in una sola notte a Tmutakaran, l'attuale Taman. Nel Canto non vi sono critiche alla licantropia. Anche il Lupo grigio parlante delle favole russe è un personaggio in fin dei conti positivo che aiuta il protagonista.

Con il Rinascimento tutto cambiò. Attorno ai lupi mannari nacque una sorta di panico naturale. A loro vennero attribuiti efferati omicidi ed episodi di cannibalismo. Cominciarono a braccarli, condannarli, torturarli e ucciderli. I protocolli degli interrogatori degli accusati di licantropia e di terribili crimini fanno gelare il sangue.

Agli albori del Rinascimento

Nel 1521 un viaggiatore che errava nei dintorni di Poligny vide un lupo che correva veloce. La bestia lo aggredì ma il viaggiatore riuscì a liberarsi e a ferirlo. Seguendo le sue orme il viaggiatore notò che la bestia era entrata nella casa di Michel Verdun. Verdun si trovava a casa, giaceva sul pavimento e perdeva sangue. Lo arrestarono e sotto tortura confessò di essere un lupo mannaro. Rivelò i nomi anche di due suoi amici: Pierre Burgot e Philibert Montot. Entrambi confessarono di aver ucciso e mangiato bambini. Tutti e tre furono bruciati sul rogo.

Nel 1572 nella città francese di Dole cominciarono a sparire bambini. In seguito nella foresta vennero trovate parti dei loro corpi. Gli abitanti della città capirono che vi era un lupo mannaro e si misero a dargli la caccia. A novembre i cacciatori videro una bestia selvatica attaccare un bambino. Spaventarono la bestia che qualcuno scambiò per l'emerita del luogo Gilles Garnier. Viveva in un tugurio nella foresta e non parlava praticamente con nessuno.

Una settimana dopo sparì un altro bambino. Gilles Garnier e sua moglie furono arrestati. Cinquanta testimoni rilasciarono dichiarazioni contro di lui. Furono appesi e torturati in maniera brutale. Dopodiché Garnier confessò di aver ucciso i bambini nella foresta, di aver mangiato la loro carne e con essa dato da mangiare alla moglie. Nel gennaio del 1573 lo giustiziarono.

Nel 1598 in una foresta vicino ad Angers fu trovato il corpo di un adolescente. Era stato letteralmente sbrandellato. Non lontano da lì fu trovato un abitante del luogo, Jacques Roulet. Era tutto ferito e i suoi vestiti strappati. Dopo essere stato torturato Roulet confessò di aver stipulato un accordo col diavolo e di aver ricevuto una pozione speciale che lo trasformava in un lupo. Lo accusarono di omicidio, cannibalismo, licantropia e lo condannarono a morte.

Ma dopo il ricorso la pena venne mitigata. Probabilmente i giudici si resero conto che sotto tortura Roulet si era sbagliato e gli inflissero una condotta relativamente leggera: due anni in una casa di cura per anime malate e il pentimento ecclesiastico.

Il lupo mannaro più misterioso di Francia è la cosiddetta Bestia del Gévaudan. Terrorizzò l'intera regione francese (oggi dipartimento del Lozère) negli anni '60 del XVIII secolo. Le sue vittime furono più di 100 fra donne e bambini. I superstiti descrivevano la bestia come una gigante iena gialla. Di solito non toccava gli animali domestici, ma preferiva aggredire le persone e staccare loro la testa. Nemmeno i cacciatori più esperti riuscirono a fare nulla contro questa bestia. La sua intelligenza si rivelò del tutto inconsueta. Gli abitanti del villaggio credevano che fosse una persona capace di trasformarsi in un predatore.

Nel 1765 alcuni cacciatori guidati da François Antoine de Beauterne spararono a un enorme lupo. Convinti che fosse la Bestia del Gévaudan lo mandarono al Re Ludovico XV. L'animale imbalsamato venne esposto a Versailles. Ma passarono solo tre mesi prima che gli efferati omicidi ricominciassero. In tre anni a Gévaudan furono uccisi centinaia di lupi ma questo non cambiò la situazione.

Solamente nel giugno del 1767 il cacciatore Jean Chastel, dopo aver caricato il fucile con pallottole di argento, sparò a un lupo gigante. Nel suo stomaco trovarono i resti di una ragazzina che era scomparsa il giorno prima. Questo fu l'ultimo caso di aggressioni. Ma ancora oggi gli storici non sono concordi sul perché i testimoni descrivessero la Bestia di Gévaudan non come un lupo ma come uno strano ibrido tra una iena e un lupo.

Leggende e realtà

Solo trecento anni fa gli europei credevano che fosse possibile diventare lupo mannaro in diversi modi. Lo si faceva per scelta: concludere un contratto col diavolo, bere l'acqua raccoltasi nell'orma di un lupo, mangiare il cervello di un lupo o indossare una speciale "fascia lupina".

Si poteva anche nascere lupo mannaro. In Portogallo credevano che il settimo figlio di una famiglia si sarebbe trasformato in un lupo. In Italia si credeva, invece, che sarebbero diventati lupi mannari  i bambini nati con i capelli già in testa.

Sono stati elaborati nel dettaglio metodi per combattere i lupi mannari. A differenza dei vampiri, sui lupi non avevano effetto l'acqua santa, le croci o altri artefatti religiosi. Per uccidere i lupi mannari servivano, invece, i cosiddetti metalli "lunari", cioè il ferro e l'argento. Dopo l'uccisione il corpo del lupo mannaro doveva essere bruciato.

In realtà la maggior parte delle persone considerate lupi mannari erano solo malate. Una comune epilessia o una qualche malattia psichica con manifestazioni troppo marcate spaventavano a tal punto la popolazione che questa accusava il malato di licantropia e richiedeva che venisse giustiziato. I sintomi della rabbia presa da un animale avevano come esito la pena al rogo. Lupi mannari erano considerati anche i bambini-scimmia, cresciuti nelle foreste lontano dagli umani.

L'impressionabile popolo era inorridito anche da una malattia innocua come l'ipertricosi. Nei pazienti affetti da ipertricosi il corpo e il viso si ricoprono di folti e duri peli che possono ricordare quelli di un lupo. Petrus Gonsalvus, affetto da questa patologia, era chiamato "uomo-lupo" e per molto tempo fu una rarità nelle corti reali europee del XVI secolo. Nessuno uccise Gonsalvus ma questi incuteva timore nelle persone.

Alcune persone con disturbi psichici potevano chiaramente essere anche killer o cannibali. A casa loro spesso venivano ritrovati effetti personali delle vittime o le armi del delitto. Dopodiché venivano sottoposti a torture tali che raccontavano sia di aver stipulato un patto con il diavolo sia di come si trasformavano in lupi. Insomma tutto funzionava come per i processi alle streghe. Una volta nata, la leggenda si alimentava da sola.

Evidentemente la maggior parte dei lupi mannari passati alla storia erano solamente vittime dell'isteria di massa. I lupi soffrirono invano. I biologi contemporanei confermano che il lupo è uno dei predatori più innocui per l'uomo. Non attacca quasi mai l'uomo e si ammala raramente di rabbia. Quanto alla rabbia sono molto più pericolose le volpi. Ma i predatori più pericolosi, in grado di divorare sia un bambino sia un adulto, non sono di certo i lupi ma i cani randagi.   

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Mistero, Storia, animali
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