05:23 18 Luglio 2018
Bandiera della Macedonia

Macedonia: impeachment del presidente, referendum consultivo o dimissioni primo ministro?

© REUTERS / Marko Djurica
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Il Presidente macedone Gjorge Ivanov il 26 giugno ancora una volta si è rifiutato di firmare l’accordo sulla modifica del nome del paese, raggiunto dai premier di Macedonia e la Grecia, Zoran Zaev e Alexis Tsipras, a causa della violazione della sua procedura di accordo prevista dalla costituzione, e per la natura anti-costituzionale del documento.

"Una delle basi della mia politica delineata nel programma elettorale del 2014 è che non acconsentirò a modificare la Costituzione per modificare il nome costituzionale della Repubblica. Non accetto le idee e le proposte che minacciano l'identità nazionale macedone, l'autenticità del popolo macedone e la lingua macedone e il modello macedone di coesistenza" ha detto Ivanov nel suo discorso all'Assemblea e ha ricordato che il suo programma elettorale è stato votato più di mezzo milione di cittadini della Macedonia.

A causa del rifiuto del Presidente di firmare la legge sull'applicazione del Trattato, le proteste della popolazione greca e la crisi politica determinata dall'accordo tra Zaev e Tsipras, potrebbe succedere qualsiasi cosa. Gli oppositori politici di Ivanov minacciano di iniziare il processo di impeachment del presidente, dicendo che stanno aspettando solo "il momento più adatto".

Il professore, specialista in relazioni internazionali e il primo ministro degli Affari Esteri della Macedonia indipendente, Denko Maleski, spiega che, secondo la Costituzione macedone, la legge respinta dal presidente verrà riportata in Parlamento. Se l'Assemblea lo approverà nuovamente, Ivanov sarà obbligato a firmare il documento. "Quello che succederà se non firmerà la legge, dipende dall'interpretazione di diversi fattori legislativi e politici", aggiunge.

"Se il presidente non è riuscito a farlo l'ultima volta che si è parlato della legge sul l'uso della lingua (Ivanov, due volte ha rifiutato di firmare una legge approvata in Parlamento, che proponeva come seconda lingua di stato l'Albanese), è molto probabile che non lo farà una seconda volta perché ora che può far precipitare il Paese in una crisi " crede Maleski.

La politologa macedone Nataliјa Ivcheva sostiene che l'adozione di questo accordo era già stata decisa prima dell'arrivo Zaev al potere. Il governo di Zaev ha concordato il documento con i "partner stranieri" ed è probabilmente considerato definitivo, indipendentemente dalla reazione del presidente macedone.

Ivcheva dice che se verrà indetto un referendum, potrebbe essere o giuridicamente vincolante o consultivo. I risultati di un referendum consultivo non obbligano il governo ad agire secondo la volontà dei cittadini. Secondo l'analista, non bisogna crede a Zaev quando dice che si sarebbe dimesso se i cittadini macedoni rifiutano il contratto.

"Se avete un'idea della persona in questione, sappiate che si tratta di una persona che dice una cosa al mattino e alla sera nega le sue stesse parole; è impossibile credergli, compreso un referendum sulla questione. Non si deve tenere nessun referendum, perché la questione del nome del paese, dell'identità nazionale e della lingua in generale non dovrebbe essere nemmeno considerate: questo è l'atteggiamento della società" dice l'interlocutore di Sputnik.

Secondo Ivcheva, i cittadini macedoni ritengono che il referendum o non andrebbe tenuto per niente o che andrebbe boicottato in maniera massiccia, mentre per il governo è sufficiente per ottenere un certo aspetto. E per chi voterà non è così importante, tenendo conto del fatto che gli accordi sono già stati raggiunti e il documento firmato da Zaev sembra essere un fatto compiuto.

Ha sottolineato che la Macedonia non differisce sia da Ucraina o dal Montenegro nell'aderire alla NATO contro la volontà della maggioranza dei cittadini, e il governo di Zoran Zaeva può firmare un contratto anche senza un referendum.

Ivcheva sostiene che la tensione nella società macedone sta crescendo, ma la polizia sopprime con forza le proteste. "Qualsiasi metodo di intimidazione delle persone viene usato per evitare disordini, al punto di non far uscire le persone per strada, così che tutto vada liscio. Non so se ci riusciranno, ma so per certo che la situazione si sta complicando", dice.

Malesky è più ottimista. Crede che lo scontro tra Macedonia e Grecia continua da così tanto tempo che i cittadini vogliono già una soluzione:

"Per i governi dei due paesi non è facile stringersi la mano in una atmosfera rovente quando i nazionalisti di entrambe le parti affermano che esiste una sola vera Macedonia, o la loro o la nostra. E questo non è assolutamente vero. Penso che tutta questa storia andrà a buon fine", conclude.

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Tags:
politica interna, referendum, politica, Referendum, Referendum, Gjorge Ivanov, Zoran Zaev, Macedonia
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