04:06 17 Luglio 2018
Vicino a Mariupol. Sergey Sanovsky.

“Volevano rendermi un boia”: chi crea gli squadroni della morte in Ucraina (ESCLUSIVA)

© Foto : Sergey Sanovsky
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Il dipartimento di controspionaggio dei servizi segreti ucraini (SBU) forma unità speciali clandestine. Il loro compito è intimidire o uccidere gli oppositori del regime. Il presidente Petro Poroshenko è al corrente dell'esistenza degli "squadroni della morte".

La proposta di guidare uno di questi gruppi è stata ricevuta da Sergey Sanovsky, istruttore militare ed ex vice comandante del campo di addestramento del gruppo paramilitare Azov. Dopo la sua rinuncia, è stato rapito dagli uomini dell'SBU, è stato torturato e poi costretto a fuggire dal Paese. Il corrispondente di Sputnik ha trovato Sanovsky in Birmania. Ora sta chiedendo asilo politico in Svezia.

"Un semplice eroe di Maidan"

Sergei Sanovsky ha una carriera militare alle spalle. Prima degli eventi del 2014 serviva nelle forze speciali del ministero dell'Interno, i ruoli ricoperti: comandante del dipartimento d'intelligence e istruttore di cecchini. Dopo ha lasciato la divisa. Ha partecipato alle proteste in piazza Maidan. "Era come una boccata d'ossigeno. Sembrava che il Paese potesse davvero cambiare in meglio", racconta Sanovsky.

Sergey Sanovsky.
© Foto : Andrey Veselov
Sergey Sanovsky.

Durante gli scontri a Kiev, Sergey insieme ad un suo amico ha salvato nascondendo 9 uomini del Berkut. Poi, quando li ha portati in un posto sicuro, è stato da loro duramente picchiato: è rimasta fratturata la mascella ed ha perso quasi tutti i denti. Sanovsky è stato due giorni in stato di incoscienza. Dopo ha subito alcune operazioni. Nella stampa ucraina veniva allora pateticamente caratterizzato come "un semplice eroe di Maidan".

Dopo aver lasciato l'ospedale, Sanovsky è entrato nel gruppo paramilitare Azov. Il nucleo del battaglione era composto da nazionalisti radicali e neonazisti. Sergey non era molto vicino all'estrema destra (definisce il suo pensiero politico come qualcosa tra liberalismo e socialismo), ma aveva esperienza di combattimento. Nel gruppo "Azov" prima ha comandato un'unità di sabotatori, poi ha ricoperto il ruolo di vice comandante di un campo di addestramento del battaglione.

"Ho creato questo campo praticamente da zero. Ho anche scritto il primo programma per le reclute di Azov," — ricorda Sanovsky.

  • Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky con il cane.
    Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky con il cane.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La base del reggimento Azov, Mariupol.
    La base del reggimento "Azov", Mariupol.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky a destra.
    Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky a destra.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Le esercitazioni, Kiev. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    Le esercitazioni, Kiev. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Le esercitazioni del reggimento Azov. Sergey Sanovsly ed istruttore, nome in codice Runa.
    Le esercitazioni del reggimento "Azov". Sergey Sanovsly ed istruttore, nome in codice "Runa".
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Le esercitazioni del reggimento Azov. Sergey Sanovsly ed istruttore, nome in codice Runa.
    Le esercitazioni del reggimento "Azov". Sergey Sanovsly ed istruttore, nome in codice "Runa".
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Marcia degli eroi, i veterani del reggimento Azov, 2015. Sergey Sanovsky al centro.
    "Marcia degli eroi", i veterani del reggimento "Azov", 2015. Sergey Sanovsky al centro.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Preparazione dei cecchini.
    Preparazione dei cecchini.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La base del reggimento Azov vicino a Mariupol. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    La base del reggimento "Azov" vicino a Mariupol. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Preparazione per l'assalto di Maryinka, 2014. I cecchini del reggimento Azov.
    Preparazione per l'assalto di Maryinka, 2014. I cecchini del reggimento "Azov".
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Il vilaggio Noviy Svet, la regione di Donetsk.
    Il vilaggio Noviy Svet, la regione di Donetsk.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Sergey Sanovsky.
    Sergey Sanovsky.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La squadra di ricognizione del reggimento Azov, Starabashevo. Sergey Sanovsky secondo a destra.
    La squadra di ricognizione del reggimento "Azov", Starabashevo. Sergey Sanovsky secondo a destra.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La squadra di ricognizione del reggimento Azov, la regione di Donetsk.
    La squadra di ricognizione del reggimento "Azov", la regione di Donetsk.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Qualche giorno prima dell'assalto di Ilovaysk, Starabashevo, 2014. Sergey Sanovsky.
    Qualche giorno prima dell'assalto di Ilovaysk, Starabashevo, 2014. Sergey Sanovsky.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La base del reggimento Azov a Berdyansk. Sergey Sanovsky.
    La base del reggimento "Azov" a Berdyansk. Sergey Sanovsky.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • La base del reggimento Azov a Kiev. Sergey Sanovsky.
    La base del reggimento "Azov" a Kiev. Sergey Sanovsky.
    © Foto : Sergey Sanovsky
  • Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky alla sinistra.
    © Foto : Sergey Sanovsky
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© Foto : Sergey Sanovsky
Le esercitazioni dell'unità militare 3066. Sergey Sanovsky con il cane.

Nel novembre 2014 un ufficiale di una delle brigate meccanizzate delle forze armate ucraine, che prendeva parte alla cosiddetta "operazione antiterrorismo", ha fatto conoscere Sanovsky con Andrey Lisogor. Si era presentato come vice ufficiale e confidente del capo dell'organizzazione pubblica "Corpo degli ufficiali" di Vladimir Ruban, impegnata nello scambio di prigionieri.

A Sergey è stato consigliato di rivolgersi a Lisogor, poiché "lavorava sotto la copertura della leadership dell'SBU e poteva risolvere molti problemi".

Il certificato di Sergey Sanovsky che attesta la sua partecipazione all'operazione militare ATO
Il certificato di Sergey Sanovsky che attesta la sua partecipazione all'operazione militare ATO

Il certificato di Sergey Sanovsky che attesta la sua partecipazione all'operazione militare ATO
Il certificato di Sergey Sanovsky che attesta la sua partecipazione all'operazione militare ATO

Allo stesso tempo Lisogor conduce seminari e corsi di formazione per i partecipanti dell'operazione "ATO, i combattenti della Guardia Nazionale e delle forze armate, gli agenti e collaboratori dell'SBU. Le lezioni sono molto specifiche. Oltre ad esempio ad esercitazioni di tiro e combattimento con i coltelli, veniva spiegato come legare, torturare e strangolare le persone.

© Sputnik . Andrey Veselov
Addestramento degli agenti dell’SBU, i servizi di sicurezza ucraini

Sanovsky e Lisogor hanno rapporti più o meno di fiducia. "Ho preso parte ai suoi addestramenti, allo stesso tempo conducevo esercitazioni di tiro e addestramento tattico per la Guardia Nazionale", racconta Sergey.

"Soffocavano e stritolavano i genitali"

Durante uno dei suoi incontri con Lisogor, Sanovsky scopre che è un consigliere di un funzionario del dipartimento di controspionaggio dell'SBU, il generale Alexey Petrov. Il generale è una creatura di Petro Poroshenko, un personaggio non pubblico, è apparso in televisione solo una volta annunciando lo "smascheramento di un agente russo". Probabilmente è stato un assistente del primo ministro Vladimir Groisman. A sua volta al ministero della Sicurezza di Stato dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) considerano Petrov come quello che ha ordinato l'assassinio del comandante della milizia filorussa Arsen Pavlov ("Motorola") e di Mikhail Tolstych ("Givi").

Aleksey Petrov.
© Foto : "Pryamoy Kanal"
Aleksey Petrov.

In un altro incontro con Sanovsky, Lisogor è arrivato con Alexander Poklad, maggiore del dipartimento di controspionaggio.

Nel giugno 2017 Lisogor invita Sanovsky in un pub orientale nel complesso residenziale Chaika a Kiev. Racconta che, sotto l'ordine diretto di Petrov, è stata creata una rete di unità illegali "per l'attuazione di misure attive sul territorio ucraino", compresa la "liquidazione di persone che non sono d'accordo con l'attuale corso politico".

"Ha detto che apprezza la mia esperienza e le abilità dimostrate nell'unità che ho comandato. Ha proposto di radunare un gruppo di combattimento di 6-8 persone tra ex commilitoni", dice Sanovsky. Allo stesso tempo "qualsiasi problema organizzativo e tecnico sarà risolto al più alto livello dello Stato, ma ufficialmente nessuno di noi sarà registrato, nemmeno come agente".

Lisogor ha inoltre raccontato che due morti che hanno avuto clamore in Ucraina sono frutto del lavoro di queste unità che sono state create. Ad esempio l'avvocato e uno degli ideologi di Azov Yaroslav Babich, che si sarebbe impiccato nel suo appartamento nel giugno 2015, in realtà sarebbe stato ucciso. "Uno lo strangolava, l'altro gli stritolava i genitali in modo che Babich non potesse difendersi. Per loro questa è una prassi comune," — dice Sanovsky.

Andrey Lisogor.
© Foto : Sergey Sanovsky
Andrey Lisogor.

Lisogor ha fatto i nomi degli esecutori: uno è l'ex combattente di Azov Sergey Korovin soprannominato "Horst", l'altro è il combattente del gruppo paramilitare noto come "Polubotok". Il motivo dell'uccisione di Babich è lo scontro con il direttore dell'organizzazione "Corpo Civile" ed ex ministro della Giustizia Roman Zvarich.

La moglie di Babic sin da subito non aveva creduto al suicidio.

"Le è stato subito fatto capire che se non si fosse calmata, avrebbero messo pubblicamente alla gogna Yaroslav. Ad esempio avrebbero trovato materiale pedopornografico", ha detto Sanovsky.

Il secondo omicidio è quello del colonnello in pensione del comando dell'SBU Vyacheslav Galva. Secondo le ricostruzioni ufficiali, sarebbe rimasto ucciso a seguito di un'esplosione accidentale in un deposito di armi nell'autunno del 2014. In realtà l'esplosione "accidentale" è stata organizzata da un gruppo illegale della SBU. Il motivo della sua morte: il rifiuto di collaborare e le critiche contro le autorità.

Secondo Sergey, queste unità sono dietro molti attacchi verso politici, giornalisti e attivisti. A volte le persone venivano semplicemente intimidite, poi andavano alla polizia o dall'SBU, chiedevano protezione. Alla fine finivano "sotto il cofano". Lisogor ha detto che sono state compiute alcune decine di operazioni. "Per quanto ho capito, questi gruppi non dovevano intimidire ed eliminare solo gli oppositori politici, ma anche chi aveva dubbi e non collaborava. Inoltre venivano utilizzati semplicemente per risolvere questioni economiche", afferma Sanovsky.

Allo stesso tempo, Lisogor ha costantemente sottolineato che le attività dei gruppi sono state approvate da Petro Poroshenko e che Petrov, scavalcando il direttore della SBU, prende gli ordini direttamente dal presidente ucraino.

Sergey ha duramente respinto la proposta di Lisogor. "Volevano rendermi un boia. Sono un soldato, non un boia", dice. In risposta Lisogor ha chiesto di non parlare a nessuno di questa conversazione "altrimenti sarei stato strangolato nel migliore dei casi".

La redazione di Sputnik sa anche che un altro istruttore militare ucraino ha ricevuto una proposta simile. Ora non si trova in Ucraina. Questa proposta gli è stata esposta da Irina Rubenstein, una cara amica e collaboratrice di Lisogor, che formalmente si occupa della parte amministrativa dell'organizzazione pubblica "Contrattacco ucraino".

Ill poligono della Guardia Nazionale, le esercitazioni dedicate alla memoria del colonnello Vyaceslav Galva. Da sinistra a destra: Irina Rubenstein, Andrey Lisogor, una volontario Irina e Sergey Sanovsky.
© Foto : Sergey Sanovsky
Ill poligono della Guardia Nazionale, le esercitazioni dedicate alla memoria del colonnello Vyaceslav Galva. Da sinistra a destra: Irina Rubenstein, Andrey Lisogor, una volontario Irina e Sergey Sanovsky.

 

 

 

"Saltava sulla mia schiena"

Al momento dell'ultima conversazione con Lisogor, Sanovsky era già uscito da Azov, ma aveva tenuto lezioni in altre divisioni della Guardia Nazionale e delle forze armate ucraine. Alla fine è rimasto deluso dalla linea ufficiale del governo. "Ogni anno era sempre peggio, nella zona ATO dilagano ubriachezza e saccheggi. I soldati restano senza rifornimenti. Ma a Kiev i politici rubano a vagonate", spiega Sergey.

Aveva avuto un'idea: organizzare una manifestazione di protesta "contro la politica nella zona ATO, contro le riforme sulla terra e le pensioni" e portare in piazza i reduci dell'operazione di Kiev nel Donbass. Chiede l'autorizzazione al municipio e ottiene l'ok. Ma la protesta non è avvenuta.

"Il 10 luglio 2017 sfondano la porta del mio appartamento. Gente in uniforme, urla SBU. Nessun mandato, nessun documento! Non ho resistito, ma sono stato malmenato. Uno di loro si è messo letteralmente a saltare sulla mia schiena", ricorda Sanovsky. Nell'appartamento in quel momento c'era la sua moglie incinta Tatiana.

Sergey è stato portato nel palazzo della SBU, dove è stato interrogato prima da un investigatore, poi dagli agenti del dipartimento di controspionaggio. "Sono stato costretto ad ammettere cose assurde. Che pianificavo un colpo di stato, cospiravo per uccidere il presidente e ministri. Sono sciocchezze! Ma chiedevano la confessione di queste assurdità e registravano con una videocamera. La cosa più importante, è che hanno chiesto che accettassi di collaborare con loro".

Uno degli agenti era lo stesso Alexander Poklad, che aveva presentato Sergey a Lisogor. E' stato lui ad avviare la tortura, soffocandolo. "Per una persona è molto spaventoso ritrovarsi senza ossigeno. Da prassi soffocano. Funziona", dice Sanovsky. Poi gli è stata messa una maschera antigas e immesso nel tubo respiratorio gas al peperoncino. Gli hanno fatto anche l'elettroshock, e piegato la schiena. Sergey ha accettato di firmare tutto e dopo 12 ore di torture e percosse è stato rimesso in libertà.

Conferma la cattiva reputazione del dipartimento di controspionaggio e personalmente di Poklad l'ex portavoce dell'SBU Stanislav Rechinsky. "Invece di catturare i veri terroristi, il dipartimento, nel vecchio stile, mettono in ginocchio le persone e le soffocano. Hanno un dipendente Alexander Poklad, soprannominato "lo strangolatore", è famoso per questo", riconosce Rechinsky.

"Pensavano di avermi sottomesso, ma sono andato all'attacco", racconta Sanovsky. Si è curato le ferite in diverse cliniche ed ha scritto una denuncia sul rapimento e la tortura all'ufficio nazionale anticorruzione dell'Ucraina (NABU). L'ufficio ha rifiutato di considerare il caso, poi il suo avvocato Sergey Titorenko va in tribunale. Parte il processo, poi il caso viene trasferito dalla NABU alla Procura militare.

Dichiarazione di Sergey Sanovsky all'Ufficio nazionale anti-corruzione dell'Ucraina (NABU) sul rapimento e la tortura da parte dell'SBU
Dichiarazione di Sergey Sanovsky all'Ufficio nazionale anti-corruzione dell'Ucraina (NABU) sul rapimento e la tortura da parte dell'SBU

 

Mentre l'avvocato se la vede con le carte e la Procura, Sanovsky decide di "andare a fondo". Cambia il telefono, in un primo momento si nasconde in diversi appartamenti a Kiev, poi va in Transnistria, dopodichè in Moldavia. Vive qui per diversi mesi, sua moglie lo raggiunge.

Una lettera dalla Procura militare a Sergey Titorenko, avvocato di Sergey Sanovsky, sui documenti medici che confermano il pestaggio di Sanovsky nel palazzo dell'SBU
Una lettera dalla Procura militare a Sergey Titorenko, avvocato di Sergey Sanovsky, sui documenti medici che confermano il pestaggio di Sanovsky nel palazzo dell'SBU

"Ad un certo punto sono stato chiamato su WhatsApp da Poklad. Ha detto che sapeva dove mi trovavo e che si trovava a Chisinau. Ha chiesto un incontro. Dovevo collaborare con loro o si sarebbe messa "molto male". Probabilmente il procedimento della Procura militare era per loro una minaccia reale, voleva che rinunciassi alla mia denuncia. Avevo fatto finta di concordare l'incontro, l'avevo posticipato il giorno successivo alle 12. Per sicurezza ho registrato un videomessaggio, ma io e mia moglie ci siamo recati in Bulgaria", — ricorda Sergey.

© Sputnik . Andrey Veselov
Sergey Sanovsky

 

A Sofia Sanovsky riceve un messaggio dall'avvocato Titorenko: "devi urgentemente andartene da qualche parte molto lontano, meglio in Asia ed aspettare". Dopo l'avvocato ha smesso di rispondere alle chiamate. "Lui e mia madre sono stati perquisiti, penso che fosse spaventato", dice Sanovsky.

Sergey decide di rifugiarsi in Birmania, fa un visto elettronico. Ma non riesce a lasciare la Bulgaria così facilmente. All'aeroporto, al controllo dei passaporti, viene fermato con sua moglie. L'ufficiale di polizia dice che "c'è una richiesta dell'Interpol". Ma non risponde a nessuna altra domanda. Quindi Sanovsky dichiara che chiederà asilo politico.

Sergey Sanovsky e sua moglie Tatiana nell'aeroporto di Bangkok.
© Foto : Andrey Veselov
Sergey Sanovsky e sua moglie Tatiana nell'aeroporto di Bangkok.

 

"I suoi occhi si sono spalancati. Ci hanno lasciato passare, ci hanno accompagnato in aereo. Non volevano uno scandalo. Ci hanno fermato, a quanto pare, per un accordo informale con la SBU. Mi avrebbero trattenuto e poi consegnato ai nostri. Dalla Bulgaria sono state portate persone in Ucraina nei bagagliai," — dice Sergei.

Dalla Birmania Sanovsky ha cercato di contattare l'avvocato senza successo. Ha subito un'operazione alla schiena, danneggiata durante gli interrogatori. Voleva chiedere asilo politico lì, ma nella missione dell'ONU gli hanno spiegato che la legislazione birmana non lo prevede affatto.

Ora Sergey e sua moglie cercano asilo politico in Svezia e sono sorvegliati dalla polizia.

Yangon — Bangkok — Stoccolma — Mosca

di Andrey Veselov in collaborazione con Alexey Saknin e Eugeniy Belenkiy

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

 

Tags:
Intervista, SBU, Petro Poroshenko, Birmania, Svezia, Repubblica popolare di Donetsk, Donetsk, Ucraina, Russia
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