03:28 17 Luglio 2018
Honolulu, Hawaii

USA e Hawaii: come si fanno le vere annessioni

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Nel XIX secolo le Hawaii erano una monarchia indipendente, al trono vi era una dinastia reale che conduceva una politica sovrana. Tuttavia la posizione strategica delle isole non lasciò spazio all’indipendenza.

Il 14 giugno del 1900 le Isole Hawaii ottennero lo status di territorio dipendente dagli USA e 59 anni dopo divennero il 50° Stato americano. Ad oggi rimane attuale la questione della legittimità di tale operazione soprattutto sullo sfondo della battaglia condotta dai rappresentanti di Hawaii e Alaska con l'ONU all'inizio del XXI secolo.

Nel XIX secolo le Hawaii erano una monarchia indipendente, al trono vi era una dinastia reale che conduceva una politica sovrana. La popolazione autoctona delle Hawaii erano polinesiani, ma verso la fine del XVIII secolo dei circa 300000 abitanti ne rimasero solo 30000. La ragione di questa significativa riduzione degli abitanti delle isole furono le malattie portate dal continente americano e le operazioni di colonizzazione americana.

Gli americani, considerando anche la posizione strategica delle isole nell'Oceano Pacifico e le loro risorse naturali, cominciarono a espandere le proprie attività nelle Hawaii a partire dalla metà del XIX secolo. In un comunicato al Congresso del 30 dicembre 1842 il presidente USA John Tayler, facendo riferimento agli enormi interessi economici degli imprenditori americani e dei commercianti di balene nelle Hawaii, dichiarò che "ogni tentativo effettuato da un'altra nazione volto ad impossessarsi dell'isola, di colonizzarla o di destituirne il governo non potrà che suscitare profonda insoddisfazione da parte degli Stati Uniti".

Tayler, inoltre, avanzò una riserva per cui gli USA stessi in nessun caso avrebbero tentato di annettere le isole, ma tale riserva era solo per tranquillizzare i francesi e i britannici. Quel messaggio entrò nella storia americana con il nome di "dottrina Tayler". In pratica fu simile alla "dottrina Monroe" per i Paesi dell'America Latina: il destino del Regno delle Hawaii era già stato scritto.

Verso la fine del XIX secolo le imprese americane si erano radicate nelle Hawaii comprando tutte le piantagioni di zucchero delle isole. Tra l'altro come manodopera in quelle piantagioni vennero fatti venire lavoratori-migranti dai Paesi del Sud-est asiatico e dall'Europa. Cominciarono a parlare del fatto che le isole andavano comunque annesse negli anni '70 del XIX secolo. Già il 23 marzo 1873 il segretario di stato USA Hamilton Fish scrisse all'ambasciatore degli USA Franklin Pierce una lettera in cui si raccomandava di favorire nelle isole la creazione di un sentimento favorevole all'annessione agli USA.

Quando questo "sentimento favorevole all'annessione", alimentato dalle imprese e dalla forza militare, si rafforzerà, Washington passerà ad azioni concrete. Non si possono non menzionare altri due documenti che hanno permesso questa colonizzazione: nel 1875 il Regno delle Hawaii concluse un accordo economico a condizioni sfavorevoli con gli USA il quale, secondo gli studiosi, fu il risultato di atti di corruzione dell'élite reale. La corruzione è l'unico modo per spiegare il fatto che le autorità di una nazione indipendente hanno concesso agli americani privilegi esclusivi, si sono impegnati a concederli solo a loro e a non permettere il coinvolgimento di Paesi terzi nelle Hawaii.

Nove anni dopo, in occasione del rinnovo di questo accordo nel 1884, Washington si accaparrò il diritto di radicarsi ancora di più nelle isole: attraverso la creazione di una base militare. Nel 1885 il Regno diede in affitto agli USA la baia di Pearl-Harbour. Londra cercò di contrapporsi a questo e nel 1887 sollevò insieme a Parigi una protesta contro la concessione di Pearl-Harbour da parte delle Hawaii agli USA, ma era già troppo tardi.

Lava advances along a street near a fissure in Leilani Estates, on Kilauea Volcano's lower East Rift Zone, Hawaii, the U.S., May 5, 2018
© REUTERS / U.S. Geological Survey/Handout
Nel febbraio del 1892 dopo che un gruppo di politici delle Hawaii con a capo la Regina Liliuokalani intraprese nuovi tentativi per salvaguardare l'indipendenza del proprio Paese, l'ambasciatore americano scrisse una lettera al governo degli USA consigliando di affrettare l'annessione delle isole. Nel gennaio del 1893 un gruppo di piantatori americani composto da 18 persone con l'appoggio della marina degli USA e totalmente indifferente agli abitanti del luogo portò a termine un colpo di stato e destituì la Regina Liliuokalani. In tal modo si costituì uno stato fantoccio che non durò a lungo.

In aiuto dei residenti americani del luogo giunse la nave militare Boston che fece sbarcare sulle coste delle Hawaii una squadra di soldati armati. Il comandante della nave piantò la bandiera degli USA sulla capitale Honolulu. Il colpo di stato fu sostenuto dall'ambasciatore degli USA e lo stato fantoccio chiese aiuto a Washington: inviò una delegazione per concludere l'accordo di annessione delle Hawaii. Il 15 febbraio 1893 l'accordo arrivò al Senato degli USA perché venisse ratificato.

L'operazione fu frenata dal nuovo presidente USA, il democratico Grover Cleveland, il quale era estremamente contrario al colpo di stato. Infatti, si scusò con la Regina Liliuokalani, fece richiamare l'ambasciatore USA che aveva sostenuto il colpo di stato e ritirò dal Senato il documento di annessione. Ma non era possibile cambiare lo sviluppo della situazione e alla conclusione dell'accordo di annessione giunge il successivo presidente, William McKinley.

In verità contro l'accordo si espressero 38000 abitanti delle isole firmando una petizione contro l'annessione. E la prima volta McKinley non riuscì a far arrivare l'accordo in Senato. Ma ci riuscì la seconda volta quando il Congresso formalizzò la conquista delle Hawaii. L'annessione entrò in vigore dopo la sottoscrizione dell'accordo da parte del presidente il 7 luglio 1898.

"Abbiamo bisogno delle Hawaii più di quanto abbiamo bisogno della California. È la nostra "predestinazione divina", dichiarò poco prima dell'annessione il presidente McKinley."

In quell'occasione il Congresso sottolineò l'importanza del controllo strategico sull'Oceano Atlantico che avrebbe ottenuto Washington in seguito all'annessione. L'atto di annessione delle Hawaii rafforzò la trasmissione di tutti i diritti sovrani degli USA sulle isole. Insieme ai diritti sovrani vennero trasmessi anche i territori, i porti, le attrezzature militari e qualsiasi altra proprietà che fino ad allora era delle Hawaii.

Fu deciso che gli USA avrebbero adottato speciali leggi per regolarizzare lo status delle Hawaii e che Washington avrebbe creato nuove autorità per le isole. Tutti gli accordi conclusi in precedenza cessarono di essere in vigore e furono sostituiti dai nuovi. Il 14 giugno 1900 le Hawaii ottennero lo status di territorio dipendente dagli USA e il primo governatore delle Hawaii fu Sanford Dole che ne fu anche il primo e unico presidente dal 1894 al 1900.

Nel XX secolo gli USA proseguirono l'asservimento delle isole. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la creazione dell'ONU le Hawaii furono ufficialmente dichiarate dall'ONU territori non indipendenti e vennero poste sotto la gestione degli USA. In verità nella risoluzione si parlava di una decisione temporanea, cioè fino al 1959.

Ma nel 1959 gli USA inclusero nella propria Costituzione lo stato insulare rendendolo così il 50° stato americano dopo il referendum condotto il 27 giugno 1959.

Al referendum il 93% dei votanti si espresse a favore dello status delle Hawaii legittimando quello che fino ad allora era solo una posizione di storici e politici.

Oggi la questione dell'annessione delle Hawaii è stata sollevata all'ONU. L'esperto indipendente e professore Alfred-Maurice de Zayas durante la sessione del Consiglio per i diritti umani del settembre 2014 ha riconosciuto ufficialmente che "l'occupazione delle Hawaii da parte degli USA non ha mai ottenuto l'approvazione del popolo delle Hawaii".

Per molti anni dopo l'introduzione delle Hawaii al novero degli Stati degli USA gli abitanti delle isole hanno continuato ad opporsi a questo. Dopo numerose petizioni il presidente USA Bill Clinton nel 1993 ha incontrato i discendenti della famiglia reale delle Hawaii e ha anche sottoscritto la cosiddetta "risoluzione espiatoria" n° 103-150.

La risoluzione riconosce giuridicamente l'annessione delle Hawaii agli USA tramite l'atto di annessione. Come in seguito venne dichiarato dal Dipartimento di stato USA, Washington è in grado di riconoscere i propri errori. Riconoscere ma con riserve, sì! Correggere, no! Infatti, nella stessa risoluzione si parla del fatto che l'attuale situazione è tale da non poter essere modificata. Le Hawaii sono uno Stato americano. Punto.

I rappresentanti delle Hawaii tuttavia non perdono le speranze e, con l'esperienza acquisita, si sono rivolti all'ONU. I popoli autoctoni di Alaska e Hawaii nel maggio 2015 hanno richiesto con una dichiarazione congiunta alla comunità internazionale che venisse loro garantito il diritto di autodeterminazione in riferimento alla "annessione illegittima" e alla "occupazione" da parte degli USA.

Un rappresentante del gruppo di lavoro indipendente "Alaskan-Hawaii Alliance for Self-Determination" (Alleanza di Alaska e Hawaii per l'Autodeterminazione) ha dichiarato che le popolazioni autoctone dei due Stati hanno chiesti ai membri dell'ONU di considerare la questione dell'indipendenza dell'11 maggio del 2015 quando la comunità internazionale discuterà dei diritti e della libertà negli USA.

La questione sollevata dai rappresentati dei due Paesi è rimasta irrisolta ma gli autori della richiesta sono intenzionati a raggiungere il loro obiettivo pacificamente tramite i meccanismi dell'ONU e dei referendum sull'autodeterminazione di Alaska e Hawaii.

Oltre ad Alaska e Hawaii altri tre territori sotto il controllo americano, le Samoa Americane, Guam e le Isole Vergini Americane, hanno espresso il desiderio di avviare il processo di decolonizzazione. A tal proposito giuridicamente il Regno delle Hawaii continua ad esistere nonostante il trono vacante, come osservano i difensori dell'indipendenza.

Infatti ad oggi sono in vigore 46 accordi internazionali che, come quello sull'Unione postale mondiale, prevedono la partecipazione del Regno come rappresentante indipendente. Al momento sono 15000 le persone pronte ad affermare la propria appartenenza alla nazione delle Hawaii.

E sebbene i sostenitori dell'idea di indipendenza capiscano che un referendum sul distaccamento dagli USA sia una questione non immediata, sono intenzionati a continuare questo processo. Secondo le loro valutazioni i prossimi referendum reali e non falsati si potranno condurre approssimativamente tra 10-20 anni.

Ma sono sicuri che Alaska e Hawaii saranno assorbiti dagli USA "con un inganno o tramite l'intenzionale violazione di principi dell'ONU e del processo di autodeterminazione". L'incursione americana delle Hawaii del 1893 fu intrapresa violando accordi bilaterali e il diritto internazionale. Gli indipendentisti sono comunque intenzionati a continuare a battersi per i loro diritti. 

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