05:20 18 Luglio 2018
La bandiera del Brasile

Brasile, moneta di scambio nella guerra commerciale di USA e Cina

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E’ vero che la politica commerciale degli USA e della Cina ha portato ad un aumento della tensione nei rapporti tra Brasilia e Pechino? Secondo Roberto Dumas, economista dell'istituto brasiliano del mercato dei capitali a San Paolo, Ibmec-SP, la colpa è di Donald Trump.

Martedì, 13 giugno, in una riunione della Commissione per l'agricoltura e riforma agraria del Senato Federale, il ministro dell'agricoltura del Brasile, Blairo Maggi, ha annunciato che il governo sta valutando la possibilità di compiere "azione politiche rigide" nei confronti della Cina a causa dei dazi, pari al 38%, sulle importazioni brasiliane di pollo.

Ha senso questa guerra commerciale?

Robert Dumas sostiene di no. A suo parere, la Cina ha aumentato i dazi sul pollo al fine di rafforzare e proteggere la produzione nazionale. D'altra parte, nel mese di febbraio, Pechino ha annullato i dazi sulle importazioni di pollame dagli USA. In altre parole, il Brasile è stato utilizzato come merce di scambio nei negoziati con gli USA,  da Trump nella guerra di dazi doganali.

"E' assurdo dire che il Brasile distrugge la produzione cinese di pollame", la Cina rappresenta il 9% dell'esportazione brasiliana di questo prodotto, pari a meno del 5% di tutto il consumo cinese di pollo, ha detto l'esperto. Tuttavia, mentre gli USA non possono decidere di applicare dazi all'acciaio cinese, il Brasile si trova sospeso in un limbo.

"Trump cambia idea ogni ventiquattro ore", ha sottolineato l'esperto che crede nell'abolizione dei dazi doganali sulla merce brasiliana. "Sono fermamente convinto che i dazi per il pollo vadano annullati" ha detto a Sputnik. Tutto questo è colpa di Trump?

Secondo l'economista, anche se il presidente USA contribuisce a scatenare guerre protezionistiche, questa non è la ragione principale. La principale forza trainante di questi conflitti sono la globalizzazione e i problemi di alcuni settori delle economie dei paesi sviluppati.

La globalizzazione si è presentata come "il migliore fenomeno in tutto il mondo", ma come risultato, molti hanno perso il lavoro, ha spiegato l'economista. È così è successo con la produzione di acciaio USA, ma per l'economia americana nel suo complesso è stato utile.

"Trump non protegge il settore, protegge pochi ma danneggia molti", ha avvertito, sottolineando che la causa principale della disoccupazione in alcuni settori dell'economia è diventata il progresso tecnologico. "Trump è il risultato di un malcontento per la globalizzazione. Così come la Brexit o quello che sta accadendo oggi in Italia", ha detto l'esperto.

In questo modo, Trump è uno dei leader del periodo delle cosiddette "guerre commerciali", ma non la causa, ha sottolineato.

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guerra, dazi, Brasile
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