03:05 23 Ottobre 2018
Gas

L’Azerbaigian: concorrente della Russia sul mercato del gas europeo?

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Il commento di Igor Yushkov, esperto del Fondo nazionale per la sicurezza energetica.

Il Turkish Stream e il Corridoio meridionale del gas (SGC) sono in concorrenza tra di loro?

"Sul mercato turco chiaramente lo sono. Sono circa 8 miliardi di m3 di gas che arrivano in Turchia. Proprio questo tratto che è stato avviato di recente arriva fino al confine turco. Ma il gas non viene ancora distribuito. Non appena sarà avviato il 12 giugno il secondo tratto, il gas sarà distribuito dalle nuove tubazioni. Bisogna tenere presenti alcuni ostacoli come il fatto che in Azerbaigian stanno avendo dei problemi con le forniture: si prevede che il giacimento Shah Deniz sarà così prolifico da riempire l'intero gasdotto TAP/TANAP la cui potenza sarà di 16 miliardi di m3 all'ingresso in Turchia. Ma il tratto europeo fino in Italia sarà aperto solo entro il 2020. Per questo su quei mercati non siamo ancora in concorrenza con l'Azerbaigian".

"Ma il problema dell'Azerbaigian è legato anche al fatto che, una volta cominciato ad utilizzare il giacimento Shah Deniz, si è assistito alla conseguente diminuzione delle estrazioni in altri giacimenti. Dunque è successo che i contratti per l'export erano stati firmati ma poi è calata l'estrazione… Per questo nel 2017 l'Azerbaigian ha dovuto siglare un contratto con Gazprom e comprare gas russo. E mentre nel 2017 hanno comprato relativamente poco perché hanno firmato il contratto a novembre (0,3 miliardi di m3), nel primo trimestre del 2018 Gazprom ha già venduto loro 0,8 miliardi di m3. È un aumento significativo. Se continuerà così, Gazprom venderà all'Azerbaigian 3,5 miliardi di m3 all'anno. Dunque, degli 8,6 miliardi di m3 che arriveranno in Turchia circa la metà sarà gas russo".

"E un'altra questione aperta è se l'Azerbaigian riuscirà a riempire i nuovi tubi. A riempirli nella pratica ci riuscirà ma non è molto chiaro di chi sarà quel gas perché terrà per sé il gas comprato dai russi e dedicherà all'export il proprio. In ogni caso, dunque, le vendite di gas russo cresceranno".

"Ma chiaramente vi è una diretta concorrenza perché invieremo alla Turchia 15,5 miliardi di m3 tramite il nuovo tratto del Turkish Stream ma in sostanza è lo stesso gas che adesso passa dall'Ucraina…"

Se l'Azerbaigian non ha gas a sufficienza, è possibile che l'SGC trasporterà gas turkmeno o iraniano?

"È meno probabile. Bisogna tener conto di una particolarità: i turkmeni non parlano più del tratto europeo del gasdotto. Vendono tutto il loro gas alla Cina, di eccedenza non ne hanno e poi hanno avviato un progetto molto azzardato: il Turkmenistan, l'Afghanistan, il Pakistan e l'India hanno perso le speranze per il gasdotto transcaspico. Quindi non si parla più di allacciarsi al gas turkmeno, ma di sfruttare il gas iraniano per soddisfare il fabbisogno interno della Turchia. L'Iran trasporta in Turchia circa 8 miliardi di m3 di gas all'anno. Ma non è ancora chiaro se raggiungeranno ancora questi volumi perché, se saranno sottoposti a sanzioni, non avranno soldi a sufficienza per investire nell'estrazione di gas. Dunque ci sarà la questione dei dazi sui volumi di fornitura e i turchi cominceranno a contrattare i prezzi con l'Iran".

"La Turchia non riuscirà a trasformarsi in un hub del gas perché un hub si ha quando in un determinato Paese arriva molto gas e all'interno del Paese stesso vi è un luogo in cui il gas viene commerciato. E un vero hub è dove avviene il commercio in loco, ovvero arriva il gas e arrivano i compratori che cominciano a contrattare il prezzo già sul posto… Ecco nel caso della Turchia non si prevede nulla di tutto ciò. Semplicemente si prevede il passaggio di diversi gasdotti, in particolare provenienti dall'Azerbaigian, dalla Russia e, in teoria, anche dal Turkmenistan e dall'Iran. Ma in sostanza si tratta semplicemente di transito, cioè la compravendita sarà effettuata in altri Paesi, di norma sui mercati dei consumatori. Ciò significa che non vi sarà in territorio turco un punto di raccolta e compravendita del gas, ma la Turchia sarà detentrice di uno status tra i più importanti della regione, quello di Paese transito del gas. E per loro questo è molto importante poiché adesso da loro dipende praticamente buona parte dell'Europa. Attraverso la Turchia passa il gas, sono loro che lo misurano e che guadagneranno un bel po' dai diritti di transito. Infatti, se da lì passassero ad esempio 10 miliardi di m3 per arrivare in Bulgaria, Grecia e Italia, si tratterebbe di volumi importanti e di cifre nell'ordine di milioni di dollari. In pratica la Turchia sta sfruttando magistralmente la propria posizione geografica e diventerà una sorta di collo di bottiglia perché attraverso il suo territorio passeranno tutti i gasdotti".

Il cambio di posizione della Bulgaria riguardo al Turkish Stream

"In sostanza la Bulgaria ha sempre voluto costruire un gasdotto per sé. Ma questa è un'altra occasione in cui i bulgari hanno perso un'opportunità unica nella storia, cioè quella in cui noi russi avremmo dato loro un enorme gasdotto con una capacità di 63 miliardi di m3 e avremmo pagato alcuni miliardi all'anno per i diritti di transito. Gazprom avrebbe costruito tutto questo a spese proprie e avrebbe concesso loro uno sconto sull'acquisto di gas. Ma la Bulgaria, non essendo una nazione indipendente dal punto di vista politico, è stata bloccata da alcuni senatori americani i quali hanno fatto pressioni affinché la Bulgaria si tirasse indietro dalla costruzione del gasdotto. Adesso però la situazione è cambiata perché parte di quel gas è confluita nel gasdotto Nord Stream-2 e i bulgari stanno constatando che forse il Nord Stream-2 sarà costruito e lo approveranno. Se lo costruiranno, creeranno un precedente: costruire gasdotti che partono dalla Russia è possibile e si tratta di progetti economici e non politici. Quindi potrebbero anche loro decidere di costruire un loro gasdotto magari non di 63 miliardi di m3 ma almeno di 15… E i bulgari vogliono che questo gasdotto proveniente dalla Turchia passi non per la Grecia ma direttamente in Bulgaria e che poi segua il percorso originario del South Stream attraverso la Serbia, l'Ungheria, l'Austria e forse anche la Moldavia e la Romania. Insomma i bulgari vogliono guadagnarci almeno qualche cosa da tutta questa storia… e stanno provando con le loro forze a ottenere un gasdotto. Stanno provando a dire che, se in Europa crescerà il consumo di gas, il Nord Stream-2 e il Turkish Stream non basteranno e sarà necessario costruire un nuovo gasdotto, allora si potrebbe farlo passare dal Mar Nero e farlo arrivare direttamente in Bulgaria, come prevedeva inizialmente il progetto del South Stream". 

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Nord Stream 2, Costruzione North Stream 2, Turkish Stream, gasdotto, gas, Gazprom, Iran, Bulgaria, Turchia, Russia, Azerbaigian
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