14:17 23 Settembre 2018
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L'Africa può passare allo yen

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Paesi dell'Africa Orientale e Meridionale stanno valutando la possibilità di utilizzare la valuta cinese come riserva.

Alti funzionari delle banche centrali di 14 paesi africani, ma anche i rappresentanti della banca africana per lo sviluppo, hanno discusso di questo problema al forum nella capitale dello Zimbabwe, Harare. I partecipanti al forum sono giunti alla conclusione che in un contesto di rallentamento mondiale del tasso di crescita, e anche per il cambio di equilibrio di forze nel commercio mondiale, per i paesi africani vale la pena scommettere sulla Cina e la sua valuta.


Ha organizzato l'attuale forum l'Istituto macroeconomico e finanziario della gestione dell'Africa Orientale e Meridionale. Secondo il rappresentante dell'Istituto Gladys Siwela-Jadagu, citato dal sito cinese Huanquwang, il debito pubblico dei paesi africani, espresso in valuta estera, è in crescita. L'equilibrio di quasi tutti i paesi si basa su prestiti emessi dalla Cina. Inoltre, la Cina è il più grande partner commerciale di 130 paesi e regioni. La sfida più importante per i paesi dell'Africa è beneficiare di un nuovo modello di commercio internazionale. Per questi motivi, per il loro costo è giustificato pagare il debito in yen, che è già diventato "una moneta comune" per il commercio con l'Africa.


La Cina negli ultimi anni, infatti, è diventata il paese più importante per l'Africa. Secondo le stime dell'università di Boston, un terzo di tutti gli investimenti cinesi d'oltremare nel settore dell'energia l'anno scorso — 6.8 miliardi di dollari — sono stati destinati all'Africa. Questa è la quota più grande. Nell'Asia meridionale la Cina ha investito meno, 5.84 miliardi di dollari. Dal 2000 il volume accumulato di investimenti cinesi in Africa ha raggiunto i 34.8 miliardi di dollari. E anche se in questi anni la Cina ha investito in Europa, Asia Centrale e America Latina più del doppio, vi è ragione di credere che la Cina ora cambia le priorità di investimento in direzione dell'Africa. Nel 2015, il presidente cinese  Xi Jinping ha promesso entro la fine del 2018 avrebbe fatto arrivare il volume totale degli investimenti cinesi in Africa fino a 60 miliardi di dollari nell'ambito del concetto di "comunità dal destino comune".


I paesi africani hanno risposto rapidamente con la crescita economica per la presenza cinese nella regione. Solo nell'anno 2016, secondo lo SWIFT, il volume dei pagamenti in valuta cinese in Sud Africa è cresciuto del 65%.

Dopo l'inizio dell'utilizzo del corso della valuta cinese, la maggior parte dei paesi africani ha trasferito parte delle sue riserve di valuta estera in yen. Alcuni paesi hanno fatto ancora di più: in Zimbabwe e Angola l'hanno riconosciuto come moneta di corso legale. Ma anche chi è rimasto fedele alla sua valuta, ha concluso un accordo con la Cina sulle valute. Questo significa che lo yen può essere usato liberamente tra le banche; le transazioni commerciali possono essere fatte in yen, ha detto a Sputnik il ricercatore dell'istituto di ricerca finanziaria Chung yeung Chunyang, dell'università del cinese, Liu Ying Liu Ying.


"In Africa utilizzano lo yen ampiamente. In primo luogo, in ambiti commerciali. In secondo luogo, nel settore degli investimenti e dei mercati finanziari, soprattutto alla luce del recente avvio dei futures del petrolio, denominati in renminbi, o per le transazioni per spedizioni di minerali, anche in questo caso è possibile pagare in yuan. In terzo luogo, le riserve auree dei paesi africani, si possono calcolare in yen invece che dollari. Inoltre, in molti altri settori, come la costruzione di infrastrutture in Africa, si può utilizzare la valuta cinese e non il dollaro. In termini di aumento di interesse e nel programma di riduzione del saldo della FED, il deflusso di dollari era una situazione inevitabile. In alcuni paesi africani ora è anche rilevata la carenza di dollari. Pertanto, la scelta dello yen è abbastanza logica, una misura tempestiva per l'Africa.

Lo yen è una valuta stabile ed è in grado di fornire il supporto e la sicurezza anche per calcoli commerciali, per investimenti finanziari o la creazione di riserve".


Le autorità cinesi cercano l'internazionalizzazione dello yen, quindi la sua stabilità è argomento a favore dello sviluppo di questo processo. D'altra parte, tale stabilità, potrebbe essere mantenuta artificialmente, grazie ai rigidi vincoli del regolatore cinese per il deflusso di capitali dal paese. L'internazionalizzazione dello yen non è possibile senza un allentamento delle restrizioni valutarie. Inoltre, l'aumento della domanda internazionale dello yen e il suo rafforzamento porteranno inevitabilmente al taglio della bilancia commerciale cinese. Però finora il paese è rimasto un esportatore netto. Tuttavia, l'esperto dell'università cinese non vede in questo una grande minaccia per l'economia.
"Io credo che lo yen non sarà rafforzato, ma stabilizzato. La cosa più importante è mantenere la stabilità, per quanto riguarda l'esportazione, che non si basa esclusivamente sul tasso di cambio. Abbiamo un sufficiente volume di esportazioni". Il processo di internazionalizzazione dello yen va veloce. Finora, infatti, la valuta non ha perso stabilità. Secondo la banca centrale cinese, alla fine del 2017 oltre 60 paesi hanno usato lo yen come valuta di riserva. Inoltre, riconoscono lo yen non solo in Africa: anche la BCE ha investito 500 milioni di euro di riserve nelle attività in yen. Probabilmente, il volume di transazioni transfrontaliere in yen in tutto il mondo crescerà e ha già superato 1.5 miliardi di dollari.

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Commercio, yen, Africa
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