05:23 14 Dicembre 2018
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Perché un Paese ecologico nasconde le conseguenze di crimini ecologici?

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Nel 1999 alcuni giorni prima del termine dell'attacco NATO alla Jugoslavia, gli aerei americani A-10 hanno bombardato per due volte con dell'uranio impoverito il promontorio di Azra nella penisola montenegrina di Lushtitsa.

Secondo varie stime sono state sganciate più di 300 bombe simili in quel luogo. Un trattamento peggiore è stato riservato solo ad alcune zone della Serbia.

Questo è confermato anche dai dati del Centro montenegrino di ricerca eco-tossicologica (CETI): sul promontorio di Azra hanno sganciato circa 88 kg di uranio impoverito. Il 90% di sostanze pericolose sono state in seguito eliminate.

A man rides his bike on March 22, 2009 past the building of the former federal Interior Ministry in Belgrade, which was destroyed during the 1999 NATO air campaign against Serbia and Montenegro
© AFP 2018 / ANDREJ ISAKOVIC
Ma se in Serbia le autorità alla fine decisero di istituire una commissione speciale per indagare sulle conseguenze dei bombardamenti della NATO, in Montenegro, nuovo Paese del Trattato del Nord Atlantico, nessuno vuole parlare dei disastrosi risultati di quell'operazione.

E sebbene Lushtitsa sia un esempio di territorio completamente risanato, secondo Igor Damjanovic, giornalista montenegrino che per anni ha studiato le conseguenze dell'attacco NATO, ciò non vuol dire che non ci siano rischi per la salute dei cittadini.

Nell'intervista a Sputnik ha affermato: le misurazioni nell'area dopo i bombardamenti hanno dimostrato che il livello di radiazioni superava il massimo consentito di 350 volte.

Il risanamento di Lushtitsa si è concluso alcuni mesi dopo l'operazione NATO. Secondo Damjanovic è stato un processo lungo, costoso ed efficace solo in parte. "Questo lavoro impone la rimozione di alcuni strati di terreno, il loro stoccaggio in luoghi appositamente adibiti e il riempimento dei buchi creatisi", spiega Damjanovic.

Inoltre, secondo gli esperti, il risanamento del territorio non elimina tutti i rischi. Rimane il pulviscolo radioattivo che si diffonde nell'aria anche per decine di km e ha un effetto negativo prolungato su fonti idriche, flora e fauna. Infatti il periodo di decadimento dell'uranio è di 4,5 miliardi di anni.

Quindi, dice Damjanovic, il tentativo delle autorità montenegrine di mettere a tacere il problema e di nascondere la verità alla popolazione non è un crimine minore del bombardamento stesso.

"A dimostrazione di quanto tutto questo sia parte dell'inaudito cinismo della NATO e delle autorità locali ad essa prone vi è un ordine speciale indirizzato ai soldati NATO in Kosovo. Secondo questo ordine nel caso in cui ci si trovi ad una distanza di 500 m da un carro armato, un'automobile o un edificio nel quale è caduta una bomba di uranio impoverito è necessario indossare una maschera protettiva poiché inalare particelle di polvere di uranio può provocare il cancro o altre malattie dopo alcuni anni nei figli", spiega Damjanovic.

Il giornalista ricorda anche che il bombardamento del Kosovo con l'uranio impoverito ha portato anche all'esplosione delle patologie oncologiche fra i soldati italiani che hanno partecipato alla missione KFOR in quella zona. Sono morti di cancro 45 soldati italiani e più di 500 si stanno ancora curando.

Secondo Damjanovic proprio alla luce di tutto ciò bisogna considerare l'assenza di qualsivoglia analisi comparata della crescita del numero di tumori in Montenegro prima e dopo i bombardamenti. Secondo il giornalista le autorità del Paese temono che queste cifre possano dimostrare una relazione diretta tra l'utilizzo di uranio impoverito e l'aumento di patologie oncologiche.

È curioso che, sebbene il Montenegro già nel 1991 si fosse dichiarato un Paese "ecologico", non è pronto a parlare delle conseguenze di crimini ecologici come questo.

Tags:
Uranio, Ecologia, NATO, Montenegro, USA
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