17:06 24 Giugno 2018
Dalai Lama

Il Dalai Lama parla di nemici, marxismo e di terza guerra mondiale

© AP Photo / Tsering Topgyal
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Il quattordicesimo Dalai Lama Tezin Gyatso, leader universalmente noto del buddismo tibetano, ha tenuto a Dharamsala nel nord dell’India alcuni incontri con i principali studiosi russi.

Sputnik vi racconta di cosa si è parlato in quelle conversazioni con neurobiologi, genetisti, filosofi e altri rappresentanti delle scienze. Alcune delle domande dibattute insieme all'Oceano di saggezza (uno dei titoli del Dalai Lama) sono le seguenti: cosa bisogna studiare, su cosa sensibilizzare l'opinione pubblica, ci sarà una terza guerra mondiale, come prendere le giuste decisioni, come vincere la paura e la depressione, come gioire della vita.

Moderatrice dell'intervista: Olga Lipich.

— Sua Santità, Lei crede nella scienza?

— Innanzitutto, per me, seguace della tradizione dell'università del monastero di Nalanda, le ricerche sono molto importanti. Dico sempre che Buddha è stato studioso dell'India antica. Penso che gli studenti di Nalanda, da sempre aperti a nuove idee, abbiano sempre avuto questa propensione alla ricerca. Io stesso mi definisco per metà monaco e per metà studioso.

Gli esperimenti e le riflessioni logiche sono propri del buddismo e questo lo avvicina alla scienza. Lo stesso Buddha ha detto ai propri seguaci non di convertirsi al suo insegnamento ma di condurre ricerche.

Già da 30 anni incontro esperti occidentali in ambiti come la cosmologia, la neurobiologia, la fisica quantistica e la psicologia. È un dialogo che arricchisce entrambi. Nella tradizione buddhista sono state accumulate profonde conoscenze in questi ambiti in particolare quando si cerca di capire la realtà (nulla esiste senza una ragione o indipendentemente dalle altre cose) o di capire cosa siano l'"io", la natura delle cose e della coscienza.

— Nei ragionamenti filosofico-scientifici si incontra spesso il concetto secondo cui la scienza esiste in virtù dell'infinita ricerca del mondo, "scienza per la scienza". Lei ritiene che nella scienza vi sia posto per l'etica?

— La maggior parte dei problemi a cui gli uomini fanno fronte ogni giorno sono problemi legati alle emozioni.

E in primo luogo vi è l'enorme divario fra ricchi e poveri sia a livello globale sia a livello dei singoli Paesi. La Russia prima era un Paese socialista ma nonostante questo anche in Russia vi è questo tipo di divario. Anche in Cina, oggi Paese socialista, esiste. È una questione di principi morali: prendersi cura delle persone in generale e delle fasce più povere della popolazione in particolare.

In tal senso un fattore chiave è l'altruismo, il prendersi cura del benessere degli altri. Se ci lasciamo guidare da principi egoistici e inseguiamo l'interesse personale, la felicità, i soldi e il potere, non riusciremo a fare nulla di buono per gli altri.

Alla base del socialismo e della rivoluzione marxista vi era proprio il prendersi cura del benessere dei più poveri. Nel processo di industrializzazione, risultato della continua corsa al denaro, i diritti dei lavoratori furono calpestati e gli operai furono sfruttati senza pietà. Karl Marx, però, si era opposto al sistema feudale in cui solo pochi godono la ricchezza mentre gli operai sono sfruttati. In economia Marx ha parlato dell'equa distribuzione dei beni materiali. È del tutto inaccettabile che poche famiglie ricche, che di solito detengono anche il potere, sfruttino la fatica dei lavoratori. Quest'idea dell'equa distribuzione dei beni materiali è molto vicina anche al mio modo di pensare.

In sostanza per quanto riguarda la teoria social-economica io sono un marxista, un marxista buddhista.

— Non leninista?

— No. Anche se penso che si possa comprendere Lenin: tempo di guerra, guerra civile, situazione difficile, rapporti d'odio con i Paesi occidentali. Lenin ha agito tenendo conto dello stato di guerra. Ha supposto che lo stato di guerra richiedesse severi controlli, repressioni senza pietà e segretezza. Forse dal punto di vista bellico questo ha senso. Ma penso che Lenin abbia capovolto l'idea iniziale di Marx perché ha posto gli interessi politici al di sopra degli interessi della classe operaia. Ed è così che si è formato il sistema totalitario.

Quindi dobbiamo ricordarci che l'importante è prendersi cura degli altri.

— Anche nella scienza?

— Aspetti un attimo. Se diciamo che essere compassionevoli è importante perché questo è l'insegnamento di Buddha, Cristo o Maometto, molte persone non ci ascolteranno nemmeno. E anche se li minacciamo dicendo che bruceranno all'inferno, non saranno molto impauriti. Le persone oggi ascoltano l'opinione degli studiosi. E i dati delle ricerche scientifiche indicano che l'uomo è per natura compassionevole.

Una volta a un incontro con alcuni studiosi uno di loro ci propose di vedere un video che illustrava questa tesi. Nel video facevano vedere a un bimbo di 6 mesi un cartone animato in cui dei bambini sorridenti giocavano insieme. E anche il bimbo di 6 mesi guardando lo schermo sorrideva e esprimeva la sua felicità. Poi allo stesso bimbo hanno fatto vedere un altro cartone in cui due bambini litigavano e il bimbo piccolo fu molto turbato. Ecco, questo è un esempio piuttosto convincente.

I medici confermano che condizioni prolungate di ira e paura corrodono il nostro sistema immunitario mentre essere compassionevoli fa bene alla nostra salute. Parlando con le persone e anche con i bambini dell'importanza di essere compassionevoli dobbiamo innanzitutto rivolgerci alla loro esperienza personale, al fatto che a tutti piace sorridere a nessuno piacciono le facce tristi. Poi si dovrà spiegare che a lungo termine la paura e la rabbia non fanno bene al nostro corpo mentre l'essere compassionevoli lo è e ci fa vivere più a lungo.

Ci sono praticanti buddhisti che sono perennemente arrabbiati, i lama buddhisti vivono un senso di oppressione perché continuamente in competizione l'uno con l'altro e nel frattempo imparano mantra per prolungare la propria vita, ma in questo modo non ottengono nulla. Il modo migliore per vivere a lungo è essere in pace con se stessi. A tutti piace ricevere un sorriso ma un sorriso falso non fa che aumentare i sospetti, no? O anche un sorriso diplomatico non è foriero di buone intenzioni. Invece, quando ci prendiamo cura degli altri, li rispettiamo e li vediamo come nostri fratelli e sorelle, ecco allora il nostro sorriso sarà sincero e porterà pace nei nostri spiriti. Quindi sorridete di più ma fatelo in modo sincero.

— Che cosa possono imparare gli studiosi dall'incontro di oggi a tal proposito?

— Dobbiamo aprire gli occhi alle persone, raccontare loro che la non violenza e la pratica di un'etica laica sono in linea con i loro interessi personali.

Prendiamo ad esempio il sonno. Se durante il giorno dimostrate una certa bontà d'animo anche i vostri sogni saranno buoni. Invece, se durante il giorno vi arrabbiate o avete paura, nel sonno continuerete ad essere intimoriti o ad adirarvi.

Oggi con i dati scientifici possiamo insegnare a bambini e ragazzi di età diverse, dall'asilo all'università, che essere ben disposti nei confronti dell'altro è la chiave per il proprio benessere.

Si pensa che sia necessario prendersi cura di se stessi e che l'amore e la benevolenza siano compiti della religione e che siano qualità utili agli altri. No! La pratica dell'amore e della benevolenza aiuta soprattutto il praticante stesso. Quando sorridiamo agli altri non sappiamo se questo li renderà più felici perché dipende anche dal loro umore.

Quindi l'altruismo è il migliore modo per rilassare lo spirito e per riappacificarsi con se stessi.

— Cosa pensa della guerra?

— In molte zone del mondo oggi imperversano conflitti contro vittime umane come in Yemen, in Siria o in alcuni Paesi africani. I bambini muoiono di fame e per mancanza di cure mediche mentre gli adulti si uccidono a vicenda. Quando un elefante o una tigre uccide un uomo, l'evento viene immediatamente pubblicato sui giornali. Invece, uccidere migliaia di simili è diventato la norma. E questo è estremamente triste.

Io sono giunto alla conclusione che la guerra, cioè quando migliaia di persone si mobilitano per ucciderne altre, è parte del regime feudale. Nelle società feudali i re e talvolta i leader religiosi per fare i conti con i propri nemici radunavano eserciti enormi. Ma non penso che quei soldati volessero davvero sacrificare la propria vita per il re. Semplicemente si sottomettevano alla volontà del re.

In molti Paesi del mondo oggi vige il sistema democratico secondo cui il potere appartiene al popolo e non ai re o ai capi di Stato. Ma anche nei Paesi democratici i leader eletti talvolta diventano dittatori. Tutti noi dovremmo riconoscere che oggi il mondo intero appartiene a 7 miliardi di persone, che ogni nazione appartiene al suo popolo e non a una manciata di leader. Per questo credo che il concetto stesso di guerra sia obsoleto. Di recente il presidente francese in un discorso al Congresso americano ha osservato che abbiamo solo un pianeta, non ne abbiamo un altro. Quindi, che ci piaccia o meno, dobbiamo vivere fianco a fianco di qualcun altro.

Per problemi come il riscaldamento globale non esistono confini tra Stato e Stato, sono problemi che colpiscono le persone di tutte le professioni religiose. Il futuro è uno solo per tutti e sette i miliardi di persone della Terra. Anno dopo anno, decennio dopo decennio la temperatura della Terra aumenterà sempre di più. Già oggi l'insufficienza idrica è un problema. Nella seconda metà di questo secolo e nel prossimo i problemi climatici saranno di massima priorità.

A fronte di tali serie minacce per l'umanità possiamo permetterci di prestare così tanta attenzione alle insignificanti differenze tra di noi? Possiamo continuare a ucciderci per piccole controversie? Penso che un approccio simile sia ormai obsoleto e non sia al passo coi tempi.

— Ma oggi la tensione geopolitica continua a crescere e sulla scena internazionale si nota chiaramente una forte contrapposizione tra USA e Russia. Lei ritiene che sia possibile lo scoppio di una terza guerra mondiale?

— No, penso di no.

Ma sarebbe meglio chiedere direttamente ai presidenti Trump e Putin se ci sarà una terza guerra mondiale. Io comunque ne dubito.

Gli studiosi pensano che in caso di una guerra nucleare morirebbe ogni forma di vita sul pianeta.

— Per prevenire tutto ciò e per salvaguardare la vita sul pianeta cosa possono fare insieme la religione e la scienza insieme?

— Bisogna affidarsi al buon senso e a una visione senza pregiudizi. La Russia ha bisogno dell'Occidente e dell'America, ha bisogno della loro tecnologia. L'Occidente ha bisogno della Russia per le sue immense risorse naturali. Il futuro della Russia dipende dall'Occidente e il futuro dell'Occidente è strettamente legato al destino del mondo orientale e, in particolare, della Russia. Per l'intera umanità è estremamente importante che i Paesi dell'Est e dell'Ovest si rispettino a vicenda. In tal senso la Russia occupa una posizione geografica unica e svolge il ruolo fondamentale di ponte tra Est e Ovest.

Anche il Sud del mondo (Africa, America Latina) deve affrontare grandi problemi, il suo futuro dipende dal Nord del mondo e viceversa. Penso che dovremmo prendere l'esempio dei Paesi asiatici: la Corea del Nord e la Corea del Sud adesso stanno vivendo un momento a dir poco storico. Hanno finalmente riconosciuto la propria appartenenza ad un solo popolo e si sta ventilando l'idea di ripristinare la pace nella penisola coreana.

Questa è interconnessione. Ma se di questo parleranno solo i leader religiosi, le persone non presteranno attenzione. Sono le parole degli studiosi ad avere un grande peso.

Prendiamo il mio esempio. Quando giunsi in India come profugo, non sapevo nulla dei problemi ecologici. In Tibet si poteva bere acqua da qualsiasi fonte. Quindi quando arrivai in India e poi anche nei Paesi europei e mi avvertirono che vi sono acque che non vanno bevute perché contaminate, fui molto stupito e quasi non ne capii il motivo. In seguito parlai con alcuni ecologisti e capii che la tutela dell'ambiente è estremamente importante.

Ed è per questo che oggi è imperativo informare le persone, far loro capire che la rabbia, la concorrenza spietata e l'egocentrismo sono le vere ragioni dei nostri problemi.

Dobbiamo abbracciare gli altri sette miliardi di umani sulla Terra. Siamo animali sociali e la felicità di ognuno di noi e la nostra stessa vita dipendono dalla società nel suo complesso. Anticamente le persone vivevano in società piuttosto chiuse. Oggi tutti noi, 7 miliardi, siamo un'unica famiglia. Qualsiasi problema è un problema di tutta l'umanità. E questi problemi bisogna risolverli umanamente, incontrandosi e discutendo. Se prima creiamo i problemi e poi cerchiamo di risolverli con le armi, andiamo contro ogni logica. Le armi non risolvono mai niente. Le armi uccidono e basta, generano sempre più odio. Quindi credo che oggi gli studiosi debbano spiegare alle persone perché sia così importante prendersi cura degli altri nei rapporti personali, in famiglia e nella società.

— Spostandoci dai problemi globali a quelli personali, Sua Santità, come si può prendere la giusta decisione quando la decisione da prendere è difficile come, ad esempio, di chi prendersi cura, quale lavoro fare nella vita? Come superare questi dubbi?

— È assolutamente necessario sfruttare le proprie abilità mentali e analizzare continuamente una situazione per non lasciare che le emozioni influiscano sulla decisione. Se prendete una decisione spinti dalle emozioni, noterete che la decisione non era quella giusta quando quelle emozioni svaniranno. Le emozioni forti ostacolano la nostra capacità di riflettere. Ci rendono prevenuti. E qualsiasi decisione presa perché spinti dalle emozioni si rivelerà sbagliata.

Quindi per fare la giusta decisione serve essere in pace con la mente e condurre un'attenta analisi oggettiva. Non ci si può allontanare dai propri desideri ma neanche fare una scelta che giovi solo a noi stessi. Nel prendere una decisione bisogna guardare alle cose realisticamente.

Inoltre è molto importante consigliarsi con un amico o con alcuni amici, amici fidati.

Dopo bisogna prendere la decisione definitiva e non avere rimorsi. Provate a dirvi: ho fatto tutto quello che potevo, ho chiesto l'opinione di vari amici e infine ho preso una decisione e non me ne devo pentire. Io faccio sempre così.

— E come affrontare invece le paure?

— Il metodo è simile. Inizialmente potreste avere qualche dubbio, potreste essere impauriti. Ma poi vi dovete armare di risolutezza. È importante fin da subito essere analitici. E quando prendete una decisione, manifestate la vostra forza di volontà, agite in modo deciso senza considerare le difficoltà.

— Una delle piaghe del mondo contemporaneo è la depressione, l'ansia e la stanchezza totalizzante. Qual è la Sua ricetta per combatterle?

— Penso che oggi con questi problemi deve fare i conti un po' chiunque. Anche in India dove vivo io è così.

L'istruzione oggi ha un orientamento troppo ostentatamente materialistico. Le persone che studiano in un sistema simile formano la propria vita attorno a valori materiali e creano una cultura materialistica. In virtù di questo, quando si scontrano con le difficoltà della vita personale, con i problemi emotivi, non sanno come risolverli.

Questo è il problema dell'attuale sistema dell'istruzione. Credo che sia necessario includere in questo sistema delle lezioni sulle emozioni. Un po' come quando insegniamo ai figli come pulire il proprio corpo, dovremmo insegnare loro a pulire la mente e lo spirito.

— Ciò significa che un'istruzione corretta rende lo spirito sano e felice?

— Solitamente quando proviamo paura, irrequietezza, rabbia pensiamo che queste siano parte integrante della natura umana. Ma se sapeste come gestire le emozioni, una volta percepita la rabbia, potreste pensare "Si sta avvicinando la rabbia, è un'emozione nociva" e provereste a scacciarla.

Uno studioso americano che ha aiutato per più di trent'anni le persone che soffrivano di rabbia eccessiva, stress e problemi simili mi ha raccontato che quando arriva la rabbia l'oggetto di tale emozione ci appare al 100% negativo ma in realtà il 90% di questi oggetti negativi sono solo il frutto della nostra immaginazione. Di questo si parla anche in un articolo di un fisico quantistico cinese del quale mi hanno parlato di recente. Coloro che rompono i legami alla base della fisica quantistica pensano che le cose non esistano così come appaiono, che non esistano oggettivamente e che in tal senso gestire le emozioni sia fondamentale. Bisogna trattenersi dall'attribuire alle cose delle proprietà inesistenti.

Ciò coincide con le posizioni della psicologia buddhista e, in particolare, con le idee di Nagarjuna (pensatore indiano del II-III secolo, N.d.R.) il quale affermava che l'affetto, la rabbia e l'ignoranza assumono vigore proprio in virtù di determinate congetture mentali e di concezioni del mondo distorte. Nagarjuna diceva anche che quando un oggetto o un fenomeno ci attrae pensiamo che le proprietà per cui siamo attratti esistano senza possibilità di appello. E quindi ciò genera in noi un certo coinvolgimento. Similmente se l'oggetto non ci appare interessante conferiamo oggettività alle sue proprietà negative e non proviamo coinvolgimento.

Quindi per indebolire le emozioni negative dobbiamo sfruttare le nostre capacità di analisi, non accontentarci di uno sguardo superficiale alle cose e cercare, invece, di raggiungere il loro senso profondo.

— Lei parla spesso di amici, ma lei ha anche nemici? E, ad esempio, ha anche animali che ama e altri che non apprezza?

— Io non faccio la differenza fra amici e nemici. Tutti gli esseri viventi sono i miei migliori amici e i miei migliori maestri.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Buddismo, Intervista, Dalai Lama
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