20:02 12 Dicembre 2018
Segno di allarme radiazioni

La nave contaminata. Come l’equipaggio K-27 è stato colpito dalle radiazioni

CC BY 2.0 / Benjamin Deutsch / X-ray
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A causa del surriscaldamento della centralina principale che ha irradiato raggi gamma e gas radioattivi i quali hanno riempito il compartimento del reattore, si è verificata 50 anni fa, il 24 maggio 1968 nel mare di Barents una catastrofe tecnogena sul sottomarino K-27.

L'incidente ha causato la morte di 9 membri dell'equipaggio e l'invalidità di decine di loro compagni. Del difficile e unico destino di questo sfortunato sottomarino vi racconta qui di seguito Sputnik.

Materiale liquido

L'epoca in cui l'esercito sovietico si dotò di una flotta sottomarina atomica (anni '50 e '60) fu accompagnata da sperimentazioni coraggiose e pericolose. L'industria militare cercava di creare il sottomarino ideale con un'autonomia pressoché infinita. Un esempio lampante di questi tentativi è il sottomarino da crociera K-27 varato il 1 aprile 1962. Era destinato a un grande futuro. I costruttori navali sovietici elaborarono appositamente per il K-27 un reattore nucleare innovativo a metallo liquido. Questo "cuore" era molto più compatto rispetto agli impianti di altre navi a propulsione nucleare e si distingueva per il rapido raggiungimento della potenza e per la semplice composizione, il che semplificava l'utilizzo e la manutenzione. Inoltre, i metalli liquidi erano l'unico vettore di energia che soddisfacesse tutti i requisiti a cui dovevano sottostare i reattori a neutroni veloci. In generale, al tempo il K-27 era considerato una macchina ideale sotto il profilo energetico.

Ma non tutto si rivelò così semplice. I problemi cominciarono già sulla terraferma. Nel 1959 in un'area di prova appositamente allestita a Obninsk si verificarono due seri incidenti. Alcune persone furono sottoposte a un gran numero di radiazioni e il macchinista di stiva fu collocato in riserva per invalidità. Allora fu chiaro che nonostante le sue eccellenti qualità il nuovo reattore non era stato studiato a sufficienza e, quindi, era ancora inaffidabile. Tuttavia il comando della flotta fremeva perché il K-27 entrasse in uso: infatti, il sottomarino USA Seawolf di prima generazione con un motore simile aveva già completato al tempo la prima uscita di prova in mare.

Questo fermento portò a prove di vario tipo (tecniche, di movimento, ufficiali) sul sottomarino che portarono alla sottoscrizione dell'atto di approvazione del K-27 da parte della commissione governativa il 30 ottobre 1963. Come agente per i reattori di tutti i sottomarini dei nuovi progetti si consigliò di utilizzare una lega di piombo e bismuto. Durante i test il sottomarino percorse 5760 miglia in 528 ore, cioè 1,5 volte in più rispetto al primo sottomarino sovietico K-3. Non vi furono incidenti.

Il sottomarino K-27
© Foto :
Il sottomarino K-27

Il soprannome Nagasaki

Il K-27 cominciò la sua prima lunga traversata il 21 aprile 1964. Il viaggio durò più di 50 giorni, il sottomarino superò le 12500 miglia, il che per i tempi era il record mondiale assoluto di permanenza dell'uomo sott'acqua. L'equipaggio perfezionò le attrezzature dell'imbarcazione a regimi e condizioni climatiche estreme. Il K-27 andò dall'Artico alle zone equatoriali dell'Oceano Atlantico dove la temperatura dell'acqua toccava anche i 27° in alcuni punti. I sistemi di raffreddamento del reattore funzionavano al consumo: per il caldo gli scompartimenti del sottomarino arrivavano a 45°.

In questa traversata si verificò una situazione straordinaria con il reattore sinistro di bordo. Il metallo fuso era entrato nel sistema di areazione del primo circuito e si era solidificato. L'equipaggio dovette tagliare il tubo difettoso e scavare via manualmente l'"ingorgo" formatosi. Il capitano di terzo rango Aleksandr Shpakov fu sottoposto in quell'occasione a una pericolosa dose di radiazioni ma rimase in servizio.

La seconda traversata del K-27 ebbe luogo nell'autunno del 1965 e durò 60 giorni, dal 15 luglio al 13 settembre. Il sottomarino fu mandato nel Mar Mediterraneo in cui al tempo si trovava la sesta flotta della marina americana. Questo ebbe una grande importanza simbolica: la flotta sottomarina sovietica per la prima volta segnalava la sua presenza militare nella regione. Ma anche quella volta ci furono problemi: il 19 agosto scoppiò un incendio nella cabina del motore elettrico. Sei giorni dopo per una serie di ragioni diminuì la potenza del reattore. Si riuscì a riportarla a valori normali solo l'8 settembre.

Durante la preparazione della terza traversata il K-27 uscì in mare il 13 ottobre 1967 per verificare il corretto funzionamento di tutti i sistemi. Di nuovo si verificò un guasto del tutto identico al primo, quello del 1964: la lega di metallo fuso entrò nel sistema di areazione del primo circuito ma stavolta sul lato destro. La ragione? L'ossidazione della lega di piombo e bismuto in seguito alla quale si formarono delle scorie che ingorgarono il tubo. Il guasto venne riparato dalla base: i marinai con mazza e scalpello scalfirono via dai tubi danneggiati il metallo radioattivo solidificatosi. Molti di loro furono sottoposti a grandi radiazioni. Già al tempo i marinai sovietici avevano soprannominato il K-27 "Nagasaki". "Hiroshima" era stato invece soprannominato il tristemente noto sottomarino K-19 per i suoi numerosi guasti.

L'ultima traversata

50 anni fa, il 24 maggio 1968, il K-27 salpò per il Mare di Barents. L'equipaggio aveva il compito di controllare il buon funzionamento del motore entrobordo dopo la manutenzione. Tuttavia alle 11:30 la potenza del motore cominciò spontaneamente a diminuire. Dopo mezz'ora nella cabina del reattore ci fu un brusco innalzamento del livello di raggi gamma che raggiunsero i 150 R/h e si verificò una potente emissione di gas radioattivi. Avendo compreso che era stato danneggiato il carburante nucleare, il personale di bordo attivò la protezione del reattore contro guasti di questo tipo. Tuttavia il sottomarino era già stato attraversato in lungo e in largo dalla radiazione letale.

Dopo l'emersione l'equipaggio del K-27 fece ventilare i locali contaminati e grazie all'altro reattore ancora in buono stato verso le 17:30 riuscirono a riportare il sottomarino alla base. Tutte le 144 persone furono pesantemente colpite, 22 marinai sono stati sottoposti a radiazioni dai 600 ai 1000 R. Un marinaio è morto direttamente a bordo soffocato nella maschera antigas, altri sette sono morti in ospedale. Molti in seguito furono costretti a ritirarsi dal servizio per le malattie provocate dalle radiazioni. La speranza media di vita di quegli sfortunati marinai era solo di 50 anni.

La ragione principale del guasto fu l'utilizzo del reattore a regime massimo. L'impianto non sostenne il carico e si danneggiò una parte del reattore. In parole povere, il motore prese fuoco. E se l'equipaggio non fosse riuscito ad avviare l'impianto di sicurezza dell'altro reattore, il sottomarino sarebbe potuto saltare in aria. Non si trovarono i colpevoli. In seguito fu chiarito che prima della nefasta uscita in mare il responsabile delle componenti elettro-meccaniche che si occupava anche dei reattori nucleari aveva temporeggiato a lungo prima di aggiornare il giornale di navigazione riguardo all'effettiva preparazione del reparto motori. Tuttavia il comando di flotta ignorò il suo parere.

Per più di 10 anni provarono a riabilitare il sottomarino. Ma ripulirlo dalle scorie radioattive sembrava impossibile. In più nel Paese non vi era un'area adibita al deposito dei reattori inutilizzati. Quindi il K-27 venne eliminato dalla flotta e il 10 settembre 1981 venne affondato nel Mare di Kara nei pressi della penisola di Stepovoe ad una profondità di 75 metri. Il guasto portò all'interruzione del programma dei reattori a metallo liquido. Quella tecnologia all'avanguardia si rivelò troppo complicata per sottomettersi interamente all'uomo. E troppo capricciosa per essere utilizzata in piattaforme così cruciali come i sottomarini da combattimento. Un destino simile ha toccato anche il sottomarino americano Seawolf di prima generazione che non è stato prodotto in serie. 

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K-27, radiazioni, Sottomarino, URSS
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