17:58 25 Giugno 2018
La stazione spaziale internazionale (SSI)

In corso di elaborazione un laser che elimina i detriti spaziali per la SSI

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La Stazione Spaziale Internazionale (SSI) potrebbe ottenere un laser in grado di eliminare i detriti spaziali.

A raccontare dell'elaborazione del dispositivo a cui sta lavorando un gruppo internazionale di scienziati è stato Boris Shustov, a capo del gruppo di esperti del Consiglio per le minacce cosmiche e membro dell'Accademia russa delle Scienze (RAN), durante una seduta del Consiglio della RAN sullo spazio. Al momento per difendere la SSI dai detriti spaziali si cerca di deviare la sua rotta con l'aiuto di motori della stazione stessa o di navicelle da carico ad essa agganciate. Tali operazioni di deviazione vengono effettuate alcune volte l'anno.

Alexander Sergeev, presidente della Accademia russa delle scienze (RAN)
© Sputnik . Evgeny Biyatov
Alexander Sergeev, presidente della Accademia russa delle scienze (RAN)
"In occasione dei sessant'anni dal primo satellite all'Istituto di ricerche sullo spazio si è tenuta una riunione del gruppo di lavoro durante la quale scienziati italiani, francesi, giapponesi e russi hanno concordato l'avvio di una collaborazione a livello internazionale. Tutti gli scienziati si occuperanno dell'applicazione di laser orbitali da installare sulla SSI per evitare l'impatto con i piccoli (di pochi cm) ma numerosi e quindi molto pericolosi frammenti di detriti spaziali", riferisce Shustov.

Aleskandr Sergeev, presidente della RAN, ha osservato che la questione dell'utilizzo dei laser per la pulizia dell'orbita terrestre viene affrontata già da tempo.

"Al momento in Giappone e in Europa si stanno passando al vaglio progetti per la creazione di installazioni simili. I parametri dei laser attualmente a disposizione per potenza sia media sia massima sono sufficienti a deviare piccoli detriti cosmici di grandezza nell'ordine di 10 cm o inferiore" ha dichiarato.

Il laser russo

Il progetto degli scienziati russi permette di diminuire le dimensioni e la complessità tecnologica del laser orbitale, ha spiegato Oleg Palashov, responsabile di sezione dell'Istituto di fisica applicata dell'Accademia russa delle Scienze e dottore di ricerca in fisica, che lavora a stretto contatto con colleghi stranieri sul progetto del laser per la SSI.

Inizialmente l'idea di una installazione simile era stata avanzata da esperti giapponesi che avevano presentato il progetto già nel 2015. I giapponesi proponevano tre soluzioni oggi realizzabili: la SSI in quanto piattaforma su cui posizionare questa installazione, un laser per i potenti acceleratori di ultima generazione Xcan e il telescopio JEM-EUSO con lente di diametro di 2,5 m per lo studio dell'impatto sull'atmosfera dei raggi cosmici.

Secondo il progetto iniziale il laser doveva concentrare l'energia proveniente da 10000 cavi in fibra ottica. "Abbiamo proposto ai colleghi di diminuire il numero di cavi da 10000 a 100 utilizzando invece della fibra ottica dei fasci laser messi a punto nel nostro istituto", spiega Palashov.

"Il progetto di per sé è innovativo. Stiamo considerando la possibilità di creare questo laser e stiamo valutando il suo potenziale di applicazione sul dispositivo spaziale, mentre l'interfaccia, ovvero il modo in cui gestire un'emissione simile, sarà una questione da trattare in seguito", ha aggiunto.

Secondo Palashov, perché questo laser funzioni a piena potenza, servirebbe tutta l'energia elettrica prodotta dalla SSI. Per questo gli esperti, poiché non è possibile privare la stazione di tutta la sua energia, stanno lavorando a un progetto che utilizzerà solo il 5% dell'energia disponibile. Questo limiterà la durata dell'emissione di 10 secondi e ne serviranno 200 per la ricarica. La distanza dell'emissione raggiungerà i 10 km. L'installazione avrà un peso di circa 500 kg e occuperà 1-2 m3.

Si prevede che con l'aiuto del laser i detriti cosmici saranno ridotti a una "nuvola" di particelle metalliche. Tuttavia la loro dimensione non rappresenterà una minaccia per la SSI e le sue apparecchiature. 

Tags:
Spazzatura cosmica, spazio, Accademia Russa delle Scienze
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