10:50 19 Dicembre 2018
Una cerniera per chiudere una bocca scomoda

Occidente in subbuglio: accoltellato alla schiena dall’Ucraina nella lotta anti Russia

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Oggi dopo essere stato fermato a Kiev perché sospettato di alto tradimento il redattore capo del portale RIA Novosti Ucraina Kirill Vyshinsky è stato sottoposto a misure cautelari a Cherson. Vyshinsky è stato condotto sotto scorta nella cittadina ucraina di Cherson poiché lì si trova la “procura ucraina di Crimea” che sta seguendo il caso.

A proposito del fermo si sono espressi duramente sia la direzione di Russia Today (organo d'informazione di cui è partner RIA Novosti Ucraina) sia il Ministro degli esteri russo. Con cautela e indifferenza, invece, hanno rilasciato dichiarazioni anche l'OSCE e il Dipartimento di stato USA invitando alla "calma" e al "rispetto delle procedure".

Perché l'accaduto è un scandalo globale? Vyshinsky in pratica è accusato di aver partecipato a quella che in occidente è chiamata "la guerra ibrida della Russia". Più concretamente, secondo i servizi di sicurezza ucraini (Sbu), Vyshinsky ha svolto "attività sovversive di informazione": si è recato in Crimea e "ha preparato dei documenti che giustificassero l'annessione". Inoltre, ha presumibilmente ottenuto un premio federale russo. E, cosa più importante, era membro della "rete di strutture mediatiche sotto il controllo della Federazione Russa".

Di primo acchito non vi è niente di sorprendente in tutto ciò. Sì, la lotta alle inafferrabili "truppe mediatiche" russe nei cosiddetti Paesi civilizzati ferve già da un anno. E sì, il fervore di questa lotta non si placa.

Tuttavia vi è un'enorme differenza. I Paesi "civilizzati" persino nella loro attuale febbricitante condizione combattono virtualmente con la Russia una battaglia sul campo mediatico. Ciò significa che diffondono notizie false, organizzano iniziative per distorcere l'opinione pubblica, lanciano accuse pesanti alla Russia e ai suoi canali di informazione e complicano il loro lavoro sul loro stesso territorio. In casi estremi tolgono loro addirittura la licenza.

E in questo caso in uno Stato senza dubbio pro-occidentale e ufficialmente democratico la posizione politica pubblica del giornalista è stata definita alto tradimento. E per questo viene minacciato di passare dai 12 ai 15 anni in carcere.

Chiaramente vi è un precedente: in Europa un cittadino che non abbia spiato nessuno ma che abbia solamente espletato i propri incarichi professionali in ambito mediatico viene assimilato a un sabotatore. E per la sua attività professionale viene sbattuto in cella.

Ribadiamo questo concetto. L'attività professionale del giornalista che non sia ben vista dalle autorità europee in carica viene dichiarata alto tradimento e processata come reato. Quindi un giornalista può essere accusato di aver infranto determinati articoli della legislazione che regolamentano "cosa non si possa scrivere". E cioè argomenti sui quali la sua attività legittima potrebbe avvantaggiare la Russia (secondo gli Sbu).

Proviamo ad immaginare per un attimo cosa sarebbe successo se in presenza di tale precedente la Russia avesse fatto una cosa simile. Che lista infinita di collaboratori di media stranieri, di strutture mediatiche russe pro-occidentali e semplicemente di allegri blogger avrebbero messo in piedi! E che urlo selvaggio avrebbero levato al cielo sia in Russia sia all'estero se le forze dell'ordine russe persino in assenza di arresti avessero avviato delle indagini nei confronti di questi cittadini!

Di candidati a fare gli attori ce ne sono anche troppi. Molti (a differenza di Vyshinsky) lavorano ufficialmente per i media stranieri. Si esprimono pubblicamente in difesa dei Paesi nemici della Russia. E hanno già ricevuto abbastanza onorificenze dai Paesi stranieri. Sono centinaia questi "combattenti nelle legioni mediatiche straniere".

Tuttavia immaginatevi se la Federazione Russa cominciasse a perseguire coloro che critichino aspramente il suo governo, che lodino i suoi oppositori e che collaborino con le strutture mediatiche straniere. Sarebbe impossibile!

Sarebbe impossibile proprio perché la Russia è uno Stato di grande valore con uno sguardo civile sui media. E la Russia è un soggetto indipendente e al tempo stesso responsabile della politica internazionale. E per questo non arresta nessuno per la sua posizione politica o per "aver lavorato per i media di Paesi stranieri".

Chiaramente questo non impedisce alle persone e alle strutture appositamente istruite per farlo di inveire contro le indagini condotte in Russia nei confronti di chi critica le autorità (hanno dipinto il regista Serebrennikov come un martire della libertà quando, in realtà, si trova in prigione per reati di natura meramente finanziaria).

Ma la Russia non si accanisce contro gli "agenti mediatici" non perché abbia paura di queste denunce. Come ha dimostrato la storia recente, non è detto che la Russia debba fare qualcosa perché la accusino e tentino di punirla duramente.

La Russia non si scaglia contro gli "agenti mediatici" perché riconosce quanto sia pericolosa questa "morbosità mediatica". Noi russi abbiamo già vissuto periodi in passato in cui l'opinione pubblica era dominata esclusivamente da un unico punto di vista, quello dello Stato. Alla fine questo ha portato immancabilmente a conseguenze catastrofiche: i cittadini si stufarono di credere ad un "unico vero insegnamento" che temeva le critiche e la concorrenza.

Ma la pericolosità del "precedente Vyshinsky" e della sconfitta di RIA Novosti Ucraina risiede nel fatto che un regime sulla carta non indipendente perché legato all'Occidente abbia spostato la guerra mediatica sul campo delle repressioni reali.

Ciò significa che seguendo i leitmotiv dei giochi mediatici occidentali l'istruzione statale pro-occidentale ha messo in piedi una vera e propria caccia alle streghe. Significa, inoltre, che Kiev ha riprodotto un culto del cargo sui generis grazie all'immagine della "lotta contro le influenze russe" e che ha fatto cadere nella trappola tutti i suoi padroni.

Per questo le istituzioni occidentali che dovrebbero essere super partes si trovano ora sotto shock e in subbuglio. 

Perché da un lato le autorità di Kiev si comportano da "figli di buona donna".

E dall'altro con la loro selvaggia frivolezza minano le basi dell'influenza occidentale e del soft power.

Perché nel nostro secolo mediatico è difficile fingersi autorità morali e difensori della libertà di parola quando le vostre stesse marionette, da voi continuamente incensate per i progressi fatti a livello democratico, arrestano dei giornalisti facendo quasi una caricatura delle dittature delle banane del XX secolo.

E non è ancora chiaro in che modo l'Occidente intero riuscirà a divincolarsi da questa "trappola dell'alleato".


L'agenzia MIA ROSSIYA SEGODNYA lancia sui social network l'hashtag #TruthNotTreason ("Verità non tradimento") in sostegno a Kirill Vyshinysky.

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Tags:
liberta` di stampa, diritti, stampa, SBU, Kirill Vyshinsky, UE, Ucraina, Russia
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