06:29 20 Agosto 2018
A man rides his bike on March 22, 2009 past the building of the former federal Interior Ministry in Belgrade, which was destroyed during the 1999 NATO air campaign against Serbia and Montenegro

La Serbia racconterà i crimini della NATO

© AFP 2018 / ANDREJ ISAKOVIC
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Nel prossimo futuro, in Serbia verranno aperti un organo di coordinamento e un laboratorio nazionale per la ricerca sulle conseguenze del bombardamento della Jugoslavia. Lo dichiara il Ministro della protezione ambientale Goran Trivan. La Serbia per la prima volta ufficialmente studierà le conseguenze dell'aggressione della NATO.

L'istituzione di un laboratorio non implica la creazione di una nuova istituzione scientifica. Il lavoro sarà svolto con l'assistenza di tutti i laboratori statali in grado di condurre uno studio sugli effetti nocivi dei proiettili con l'uranio impoverito della NATO in tutta la Serbia. Il lavoro durerà diversi anni.

Lo Stato, ha ricordato il Ministro Trivan, insisterà sul fatto che questi lavori vengano eseguiti in Kosovo e Metohija, dal momento che, secondo lui, l'uranio impoverito "non fa distinzione tra i popoli", e non è una questione politica.

Uno dei principali fautori del laboratorio, il Maggiore Generale in pensione Slobodan Petkovic durante l'aggressione della NATO ha diretto la protezione biologica e chimica presso la sede del Comando Supremo delle Forze Armate della Jugoslavia.

Durante e dopo gli attacchi ha svolto il compito di decontaminare le aree in cui l'Alleanza ha usato munizioni aeronautiche con uranio impoverito, e anche il monitoraggio della salute dei militari e dei membri di polizia coinvolti in queste zone

Il team, composto da specialisti di Slobodan Petkovic e dell'Istituto di Belgrado per la ricerca nucleare Vinca, dal 2000 al 2007 hanno lavorato all'eliminazione delle conseguenze dei bombardamenti nel sud della Serbia. Il territorio è stato liberato nelle capacità tecniche consentite. Il generale non ha commentato se i gruppi di scienziati potrebbero recarsi in Kosovo e ha invitato a non politicizzare la questione.

"Se otterremo dei risultati (nel territorio della Serbia centrale), saranno validi anche per il Kosovo. Sfortunatamente, Pristina ufficialmente non riconosce nulla e il cosiddetto stato del Kosovo afferma che non ci sono state conseguenze. Nel frattempo, secondo le informazioni che riceviamo da lì, la situazione è ancora peggiore (rispetto alla Serbia centrale). Soprattutto se si considera che la decontaminazione nel territorio di Prizren e Djakovica e fino  Pec e Decani (Decani) non è stata eseguita" ha detto il maggiore generale Petkovic.

Secondo lui, la missione KFOR e l'UNMIK non visitano le zone contaminate, il cibo per la loro gente viene consegnato per via aerea, e gli abitanti sono fuori pericolo.

"Se saremo in grado di trovare una connessione tra le malattie tra le persone nel sud e in altre regioni della Serbia e che cosa stava accadendo al momento del bombardamento, allora sarà chiaro che la stessa cosa sta accadendo in Kosovo" ha detto il maggiore generale.

Petkovic teme che gli specialisti dovranno affrontare coloro che affermano che questo lavoro non ha alcun significato e che non vi è alcun pericolo.

"Esorto queste persone: signori viviamo in un territorio contaminato da radiazioni. Vi daremo tutte le coordinate necessarie, salite insieme a figli e nipoti sulla collina Plyachkovitsa (montagna a tre chilometri dal centro della città serba di Vranje dove c'era un trasmettitore TV, bombardato con munizioni all'uranio impoverito), ma non dite dai vostri appartamenti e uffici di quanto tutto sia sicuro, perché tutto ciò che sta accadendo lì, mostra esattamente il contrario" dice

Secondo la relazione del generale Petkovic, durante l'aggressione NATO sono stati condotti circa 112 raid con munizioni all'uranio impoverito su 91 obiettivi; dai 12 su 9 obiettivi in Serbia, 2 su un punto in Montenegro e 98 in 81 punti del Kosovo.

Nonostante una serie di informazioni relative al numero di attacchi, la posizione dei punti e il numero di missili lanciati, si ritiene che sul territorio del Kosovo e della Metohija siano stati lanciati 31.000 missili con uranio impoverito, e altri 5000 in altri territori della ex Jugoslavia. Il tempo di dimezzamento della radioattività dell'uranio impoverito è di 4,5 miliardi di anni.

"L'uso nella Repubblica Federale di Iugoslavia di tali munizioni come armi di distruzione di massa costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e un grave reato penale, un crimine contro l'umanità. Da 10 a 15 tonnellate di rifiuti radioattivi sono state intenzionalmente abbandonate nel paese, sebbene coloro che l'hanno fatto fossero a conoscenza delle conseguenze per i civili" conclude Petkovic.

Secondo dati ufficiali, ogni anno il numero di casi e di decessi per tumore in Serbia aumenta del 2 e del 2,5%, rispettivamente. È significativo che nel 1999, prima dell'attentato in Serbia, da 9.000 a 12.000 persone morirono di cancro, secondo i dati del 2013, il numero di morti è raddoppiato. Alcuni scienziati attribuiscono questo all'utilizzo di uranio impoverito e indicano che gli abitanti si ammalano di leucemia o di linfoma. Altri esperti osservano che non vi è alcuna prova di una correlazione tra la crescita del cancro e l'uranio impoverito, poiché il numero di cancri sta aumentando in tutto il paese e l'uranio impoverito ha una portata molto limitata ed è stato usato principalmente nel sud della Serbia. 

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Bombardamento, uranio, ex-Jugoslavia, bombardamenti, bomba, uranio, Bombardamenti, NATO, Jugoslavia, Serbia
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