19:53 19 Agosto 2018
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Anche Twitter ha venduto i dati dei suoi utenti a Cambridge Analytica

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“Non appena si accumulano le informazioni, possono essere sfruttate per il lavaggio del cervello degli utenti”.

Un altro gigante tecnologico, questa volta Twitter, ha rivelato di aver venduto i dati degli utenti per le ricerche di Cambridge Analytica. Twitter ha ammesso di vendere informazioni ad Alexander Kogan, il personaggio dietro lo scandalo legato alla condivisione dei dati personali degli utenti di Facebook con Cambridge Analytica. L'agenzia Sputnik ne ha discusso con il giurista esperto di social network della società "Cohen Davis Solicitors" Yair Cohen.

Sputnik: Twitter è stato oggetto di attacchi dalle ultime elezioni negli Stati Uniti. In che modo queste nuove notizie possono influire su questo social network?

Yair Cohen: potrebbero esserci due effetti. In primo luogo, rispetto all'opinione pubblica o alle pubbliche relazioni, penso che le persone inizino a vedere le società dei social media come realmente sono rispetto alla moralità. Se prima sostenevano la libertà di parola, la giustizia, la trasparenza, ciò che vediamo ora è spiare gli utenti. Un altro effetto sono ovviamente le perdite economiche. Attualmente l'Office for Information britannico sta svolgendo una serie di indagini su tutte le attività dei social network. Anche se non è chiaro se Twitter sia indagata, sappiamo con certezza che l'indagine è condotta contro Facebook per la vendita di dati. Credo che contro qualsiasi azienda che abbia venduto dati o sia stata collusa con Cambridge Analytica presto verranno condotte indagini da questa agenzia e naturalmente, come risultato, potrebbero essere inflitte multe enormi.

Sputnik: il ricercatore di Cambridge Analytica Alexander Kogan ha già affermato che la massiccia raccolta di dati è una prassi comune. Quanto è diffusa questa pratica e quali sono i suoi meccanismi legali?

Yair Cohen: Questa è una prassi molto comune tra alcuni operatori di social network, perché ciò che vediamo è che il loro modello di business non è basato sulle vendite pubblicitarie, come pensavamo prima, ma piuttosto si basa sulla vendita di enormi volumi di dati. Non c'è scritto da nessuna parte che le informazioni vendute, in altre parole, non sono più private. Sappiamo che la raccolta dei dati di posta elettronica, ad esempio, è vietata in molti Paesi in tutto il mondo, sebbene gli indirizzi di posta elettronica siano pubblicamente disponibili. Non è una questione che l'informazione sia pubblica o privata, ciò che conta è il trasferimento di questi dati, l'accumulo di dati, la classificazione dei dati ed il suo uso molto specifico. Per fare questo serve un software molto complesso, e penso che qui c'è un grosso rischio, perché non appena si accumula una quantità enorme di dati e si catalogano in gruppi, si può sfruttare la propria influenza o vendere la propria influenza ad altre organizzazioni, dai partiti politici alle società commerciali, per poter effettivamente "fare il lavaggio del cervello" degli utenti.

Sputnik: sono un cittadino britannico. Ultimamente ricevo un sacco di email da aziende che rispettano la nuova legge del Regno Unito associata alla protezione dei dati personali, va tutto bene, ma per la persona media sulla strada non è chiaro quali siano le conseguenze di quello che firmiamo e in che cosa finiamo coinvolti. Come possono informare il pubblico in modo più dettagliato, è molto difficile, non è vero?

Yair Cohen: avete assolutamente ragione, c'è un argomento che chiaramente sostengo — gli operatori del social networking deliberatamente rendono la lettura delle condizioni estremamente difficile per la gente, in modo che sia veramente difficile capire le condizioni. Pertanto, penso che ciò che bisogna fare è assicurarsi che queste condizioni siano molto semplici, dire alla gente cosa stai facendo, cosa può accadere ai dati. Penso che sarà un punto di partenza, le persone sono ormai diventate sospettose ed iniziano a pensare se davvero voglio condividere questo tipo di informazioni, d'altra parte tutto sarà di dominio pubblico, perché preoccuparsi. Tuttavia, credo che la più grande minaccia per noi sia il lavaggio del cervello, quando qualcuno senza la nostra consapevolezza cambia la nozione di alcune cose, lo fa su scala industriale, non lasciandoci alcuna possibilità di obiettare. Abbiamo l'opportunità di opporsi alla visualizzazione della pubblicità in televisione, per esempio, possiamo semplicemente spegnerla e non si espone a questa forma di lavaggio del cervello, ma quando si tratta di fake news, è molto difficile da fare.

Sputnik: Quindi, visti i recenti scandali, come si può superare la vulnerabilità dei social network?

Yair Cohen: alcuni sostengono che la nuova legge sulla protezione dei dati, che entrerà in vigore il 25 maggio, è in realtà una cospirazione del governo europeo contro gli operatori di social network. Poiché la maggior parte di essa, sebbene possa essere solo un paragrafo di tutta la legge, è volta ad assicurare che i regolatori europei della protezione dei dati possano perseguire le società americane e sanzionarle. Questa è la prima volta che le autorità di regolamentazione in Europa si permettono di perseguire organizzazioni che sono completamente al di fuori della loro giurisdizione. Come si apprestano a farlo, non lo so, ma queste norme permetteranno loro di imporre enormi multe. Dicono che violano costantemente le leggi sulla perdita di informazioni, Facebook, Twitter ed altre società non possono non prevenire la perdita di dati. Dovremo aspettare e vedere cosa succede dopo il 25 maggio, sarà molto interessante. Sappiamo che nelle indagini relative alle società statunitensi vengono utilizzate molte risorse. Molte risorse sono utilizzate, quindi dobbiamo solo aspettare e vedere cosa succede.

 

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Società, Social Network, Cambridge Analytica, Twitter
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