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    Ue vieta import pollame brasiliano: nuova guerra commerciale?

    © Sputnik . Aleksandr Kondratuk
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    Secondo il vice presidente della Società Nazionale dell’Agricoltura del Brasile (SNA), Hélio Sirimarco, questa è una nuova fase della guerra commerciale dell’UE contro il Brasile. Tale divieto mira a ridurre i prezzi di acquisto per il pollame dal Brasile e non ha alcuna giustificazione dal punto di vista fitosanitario.

    In un'intervista con Sputnik Brasile Sirimarco afferma che questa tattica si ripete da marzo dello scorso anno, quando è iniziata l'operazione della Polizia Federale del Brasile Carne Fraca, la quale ha rivelato una rete di mazzette di alcune fabbriche che corrompevano i funzionari del controllo sanitario del Brasile affinché non facessero ispezioni sui lotti di carne destinati all'estero. Gli europei accusano alcune compagnie, in particolare BRF, di aver manipolato le indagini che rivelano la presenza di salmonella nella carne. Il rappresentante della SNA ritiene che queste accuse non saranno seguite da una causa formale. Ufficialmente, l'UE ha spiegato la sospensione degli acquisti per "difetti riscontrati nel sistema di controllo sanitario ufficiale brasiliano".

    Il 19 aprile l'UE ha annunciato un embargo sul pollame brasiliano proveniente da 20 aziende, delle quale 12 appartenenti a BRF. L'azienda nega le accuse e promette di rivolgersi al WTO (World Trade Organization) per risolvere la controversia. A causa dell'embargo a compagnia ha mandato in ferie forzate i dipendenti degli stati di Santa Catarina, Goias e Paranà a partire dal 2 maggio. BRF ad oggi è il più grande esportatore di pollame al mondo con oltre 50 aziende in 8 paesi e circa 100 000 dipendenti. Inoltre, l'UE era l'acquirente principale del pollame brasiliano, pari al 7,5% delle spedizioni brasiliane in termini di volume e dell'11% in termini di ricavi.

    "I prezzi caleranno, manderemo gli operai in ferie, poi li licenzieremo. Non sappiamo se sarà possibile per il Brasile agire efficacemente nel WTO. Questo è come un tiro alla fune, ma qualcuno dovrà cedere. Tutto dipenderà dallo sviluppo e dalla durata del divieto. Se si trattasse di una questione sanitaria, il Ministro brasiliano, Blairo Maggi ha affermato che è stata presa in considerazione l'opzione di pagare una tassa se il Brasile sarà d'accordo. La posta in gioco è troppo alta in questo gioco. È come in quella disputa tra Stati Uniti e Cina" ha detto Sirimarco.

    Ha ricordato poi anche un episodio simile accaduto non molto tempo fa, quando gli Stati Uniti introdussero un dazio addizionale sull'importazione del cotone brasiliano, citando concorrenza sleale e le perdite dei produttori americani. Il Brasile si è rivolto al WTO e l'organizzazione ha preso le parti del Brasile. Gli Stati Uniti non erano d'accordo con la decisione e il WTO ha permesso al Brasile di adottare misure speculari.

    Per quanto riguarda le accuse degli europei sulle frodi nelle indagini sulla presenza di salmonella, il rappresentante SNA ha citato una dichiarazione dell'Associazione delle proteine ​​animali brasiliana (ABPA), secondo cui l'embargo imposto dall'Unione Europea, è una "misura protezionistica non motivata da rischi sanitari o da rischi per la salute pubblica. È sproporzionato e contro le regole stabilite dai trattati sulle misure sanitarie e fitosanitarie del WTO". Questo sta alla base dell'appello del Brasile all'Organizzazione, ha detto l'interlocutore a Sputnik.

    "Dal punto di vista fitosanitario, questa misura è sproporzionata e insostenibile. Sono questi argomenti che verranno presentati al WTO" riassume Sirimarco.

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    Esportazione, Embargo, Embargo alimentare, Embargo alimentare, embargo, UE, Ministero della Salute, WTO, Brasile
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