19:56 19 Agosto 2018
La veduta della sede del ministero degli Esteri dell'URSS a Mosca. (Foto d'archivio)

Mister No e Mister Sì

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Per cosa sono ricordati i 14 ministri degli Esteri sovietici e russi?

La crisi senza precedenti tra la Russia e l'Occidente non è scoppiata dal nulla: fu preceduta da una centenaria storia di diplomazia russa e sovietica che ha conosciuto alti e bassi. Presentiamo qui una rassegna dei ministri dell'URRS e della Federazione Russa a partire dal 1917.


Lev Trotskij (1879 — 1940)

Funzione: Commissario del popolo per gli affari esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa

Durata del mandato: novembre 1917 — marzo 1918

Lev Trotskij
Ria Novosti
Lev Trotskij

Lev Trotskij (Lejba Bronštein), commilitone di Lenin e uno dei capi della Rivoluzione d'ottobre del 1917, subito dopo l'arrivo dei bolscevichi al potere fu nominato commissario del popolo per gli affari esteri del primo governo sovietico. Il suo principale compito fu la creazione del Commissariato del popolo per gli affari esteri che si basava sul personale del Ministero degli affari esteri della Russia pre-rivoluzionaria. Questo compito non fu facile: buona parte dei diplomatici non era pronta ad accettare la rivoluzione e a lavorare in Soviet.

Lev Trotskij inoltre fu sul punto di rivelare accordi segreti della Russia zarista, concludere la pace della Prima guerra mondiale e di raggiungere il riconoscimento internazionale dello stato sovietico.

Il risultato delle trattative condotte in tre fasi dal dicembre 1917 al marzo 1918 fu il trattato di pace sottoscritto dalla Russia sovietica a Brest-Litovsk con la Germania, l'Impero austroungarico, l'Impero ottomano e il Regno di Bulgaria.

Il convegno di pace a Brest-Litovsk al quale fu sottoscritto il trattato di pace tra la Russia sovietica e la Germania, l'Impero austroungarico, l'Impero ottomano e il Regno di Bulgaria
© Sputnik . РИА Новости
Il convegno di pace a Brest-Litovsk al quale fu sottoscritto il trattato di pace tra la Russia sovietica e la Germania, l'Impero austroungarico, l'Impero ottomano e il Regno di Bulgaria

Dopo la conclusione della pace di Brest a condizioni a dir poco sfavorevoli per la Russia, in segno di protesta Trotskij diede le dimissioni il 22 febbraio 1918. In seguito il presidente del Consiglio dei commissari del popolo Lenin lo nominò capo del Commissariato del popolo per la guerra.

Lev Trotskij sosteneva l'idea della rivoluzione pacifica e riteneva che il Commissariato del popolo per gli affari esteri non sarebbe sopravvissuto a lungo poiché dopo la rapida vittoria della rivoluzione a livello mondiale un ministero diplomatico non sarebbe più servito allo stato sovietico.


Georgij Čičerin (1872 — 1936)

Funzione: commissario del popolo per gli affari esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS

Durata del mandato: maggio 1918 — giugno 1930

Georgij Čičerin, commissario del popolo per gli affari esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . РИА Новости
Georgij Čičerin, commissario del popolo per gli affari esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS

Georgij Čičerin, nato in una famiglia nobile, arrivò al Ministero degli affari esteri della Russia imperiale già nel 1898. Prima della rivoluzione visse alcuni anni in Europa dove nel 1907 al congresso londinese del Partito operaio socialdemocratico russo fu nominato segretario dell'Ufficio centrale oltreconfine.

Nell'agosto 1917 fu arrestato dalle autorità britanniche con l'accusa che il suo mandato rappresentasse una minaccia per la sicurezza del Regno Unito.

Dopo la Rivoluzione d'ottobre grazie all'intervento del commissario del popolo per gli affari esteri Trotskij fu liberato e giunse in Russia.

Nel gennaio 1918 fu nominato vice commissario del popolo per gli affari esteri. Nel marzo 1918 partecipò alla conclusione della pace di Brest, la quale permise alla Russia sovietica di allacciare rapporti diplomatici con la Germania, l'Impero austroungarico, la Bulgaria e la Turchia. Fu a capo del commissariato del popolo per gli affari esteri dopo le dimissioni di Trotskij che si era espresso contro la pace di Brest.

Dopo la formazione dell'URSS nel 1923 Georgij Čičerin divenne il primo commissario sovietico del popolo per gli affari esteri.

Verso la fine degli anni '20 Georgij Čičerin perse la battaglia contro Maksim Litvinov che era sostenuto da Stalin. Si ammalò gravemente e nel 1928 andò a farsi curare all'estero e la dirigenza del ministero passò nelle mani di Maksim Litvinov. Date le dimissioni nel 1930, Georgij Čičerin morì di morte naturale a Mosca nel 1936.


Maksim Litvinov (1876 — 1951)

Funzione: commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS

Durata del mandato: luglio 1930 — maggio 1939

Maksim Litvinov (1876 - 1951), commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . Иван Шагин
Maksim Litvinov (1876 - 1951), commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS

Maksim Litvinov (Meir-Henoch Mojszewicz Wallach), di professione rivoluzionario e membro del Partito operaio socialdemocratico russo dal 1898, entrò nei servizi diplomatici subito dopo la Rivoluzione d'ottobre del 1917 e già nel gennaio 1918 divenne rappresentante diplomatico della Russia sovietica in Gran Bretagna.

La bandiera dell'URSS.
© Sputnik . Vladimir Semenuk
Nel 1922 fu membro della delegazione sovietica alla Conferenza di Genova e in seguito presiedette la conferenza di Mosca sul disarmo alla quale presero parte rappresentanti di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia. Tra il 1927 e il 1930 fu a capo della delegazione sovietica nella commissione preparatoria della Società delle nazioni per il disarmo.

Prima della nomina a commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS, fu dal 1921 al 1930 vice commissario del popolo per gli affari esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Dopo la nomina a commissario del popolo nominò le delegazioni sovietiche che parteciparono alla conferenza della Società delle nazioni sul disarmo (1932) e alla Conferenza economica mondiale di Londra (1933). Tra il 1934 e il 1938 rappresentò l'URSS alla Società delle nazioni.

Negli anni precedenti alla guerra si espresse a favore della creazione di un sistema di difesa collettiva che unisse l'URSS, le democrazie occidentali e i Paesi dell'Europa centrale con l'obiettivo di contenere la Germania nazista.

Tuttavia a causa dell'aspro conflitto con Vjačeslav Molotov fu costretto a dare le dimissioni nel 1939. Durante la guerra ebbe l'opportunità di tornare ai servizi diplomativi: dal 1941 al 1946 fu vice commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS. Inoltre dal 1941 al 1943 fu ambasciatore dell'URSS negli USA e tra il 1942 e il 1943 fu rappresentante diplomatico a Cuba.

Prima di concludere la sua carriera si oppose al suo successore alla funzione di commissario sovietico del popolo per gli affari esteri Vjačeslav Molotov, criticandolo per la sua mancanza di elasticità nei rapporti con l'Occidente.


Vjačeslav Molotov (1890 — 1986)

Funzione: commissario del popolo per gli affari esteri dell'URRS, ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata del mandato: maggio 1939 — marzo 1949

Vjačeslav Molotov (1890 - 1986), commissario del popolo per gli affari esteri dell'URRS, ministro degli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . Макс Альперт
Vjačeslav Molotov (1890 - 1986), commissario del popolo per gli affari esteri dell'URRS, ministro degli affari esteri dell'URSS

Vjačeslav Molotov (Skrjabin), eminente statista sovietico e membro del partito, fu a capo del commissariato del popolo per gli affari esteri dell'URSS nel maggio 1939, qualche mese prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale (1 settembre 1939).

Il documento più famoso firmato da Vjačeslav Molotov e dal ministro degli Affari esteri tedesco Joachim von Ribbentrop il 23 agosto 1939 fu il Trattato di non aggressione tra l'URSS e la Germania (meglio noto come Patto Molotov-Ribbentrop).

Le parti si impegnarono a non attaccarsi a vicenda e a rimanere neutrali nel caso in cui una delle parti fosse diventata oggetto di azioni militari di una terza parte. Il 28 settembre 1939 venne firmato un nuovo trattato di non aggressione tra la Germania e l'URSS.

Tuttavia gli sforzi profusi da Vjačeslav Molotov, le trattative anglo-franco-sovietiche dell'estate del 1939 a Mosca e il suo incontro con Adolf Hitler nel 1940 a Berlino non furono in grado di scongiurare l'attacco della Germania nazista contro l'URSS il 22 giugno 1941.

Nel giorno in cui cominciò la guerra Vjačeslav Molotov fece una dichiarazione alla radio in cui disse: "La nostra causa è giusta! Il nemico sarà annientato! La vittoria sarà nostra!"

Il 4 marzo 1949 Vjačeslav Molotov venne destituito dalla funzione di ministro degli affari esteri dell'URSS (il commissariato del popolo per gli affari esteri era stato trasformato in Ministero degli affari esteri dell'URSS il 15 marzo 1946). La ragione della sua destituzione fu la lotta ormai inasprita per il potere negli ultimi anni di vita di Stalin quando contro Molotov si contrapposero Georgij Malenkov e Lavrenij Berija.


Andrej Vyšinskij (1883 — 1954)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata del mandato: marzo 1949 — marzo 1953

Andrej Vyšinskij (1883 - 1954) ministro degli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . Григорий Вайль
Andrej Vyšinskij (1883 - 1954) ministro degli affari esteri dell'URSS

Andrej Vyšinskij fu a capo del Ministero degli Esteri sovietico sul calare dell'epoca sovietica. Dopo aver esercitato la funzione di ministro sovietico degli affari esteri per un periodo relativamente breve (4 anni), lasciò il ministero subito dopo la morte del "padre dei popoli". Ciò avvenne a causa della riassegnazione dei ruoli all'interno dell'alta dirigenza del partito dopo il cambio di guarda con Vjačeslav Molotov che fu nuovamente a capo del Ministero degli Esteri dell'URSS, incarico da lui lasciato ad Andrej Vyšinskij nel 1949.

Nella storia della Russia sovietica Andrej Vyšinskij è maggiormente noto come commilitone di Stalin e portavoce delle Grandi purghe.

Come procuratore dell'URSS, Vyšinskij fu il principale pubblico ministero ai processi politici della seconda metà degli anni '30 conferendo visibilità alla legittimità della lotta condotta dal Commissariato del popolo per gli affari interni contro i "nemici del popolo".

Stalin, Lenin e Kalinin
© Sputnik . RIA Novosti
Durante la Grande guerra patriottica (1941 — 1945) Vyšinskij fu trasferito ai servizi diplomatici e divenne il primo vice commissario del popolo per gli affari esteri dell'URSS. Con tale carica prese parte alle Conferenze di Yalta e di Potsdam durante le quali venne elaborato il nuovo ordine mondiale post-bellico. Fu inoltre a capo della delegazione sovietica al processo di Norimberga.

Andrej Vyšinskij fu a capo del Ministero degli Esteri sovietico al sorgere della guerra fredda tre anni dopo il celeberrimo discorso di Winston Churchill a Fulton. Stalin, nominando Vyšinskij capo della diplomazia sovietica, partì dal presupposto che l'ex procuratore capo dell'URSS era la figura più adatta per fare una degna paternale agli "imperialisti".

Nel covo dei nemici esterni Allen Dulles parlò benissimo della sua arte oratoria. Dopo la morte di Stalin, Vyšinskij retrocesse all'incarico di Rappresentante permanente dell'URSS presso l'ONU e morì prematuramente a New York nel 1954.


Vjačeslav Molotov (1890 — 1986)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata dell'incarico: marzo 1953 — giugno 1956

Vjačeslav Molotov (1890 - 1986), ministro degli affari esteri dell'URSS, al lavoro.
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Vjačeslav Molotov (1890 - 1986), ministro degli affari esteri dell'URSS, al lavoro.

Vjačeslav Molotov fu l'unico dei ministri degli Esteri sovietici e russi ad occupare tale posizione per due volte. Tornò ad occupare questa posizione nel marzo 1953 dopo una pausa di 4 anni. La morte di Stalin portò ad una nuova riassegnazione dei ruoli all'interno dell'alta dirigenza sovietica. 

Alla promozione di Vjačeslav Molotov contribuì il suo sostegno a Nikita Chruščëv in occasione della destituzione di Lavrentij Berija e Georgij Malenkov. Tuttavia in seguito i rapporti tra Chruščëv e Molotov cominciarono ad incrinarsi e le loro posizioni sia sulla politica interna sia su quella esterna cominciarono sempre più spesso a non coincidere. Molotov si oppose al completo ritiro delle truppe sovietiche dall'Austria ed esortò a non forzare la normalizzazione delle relazioni con la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia governata da Josip Broz Tito in quanto riteneva che il governo jugoslavo non fosse abbastanza fedele al Cremlino.

Vjačeslav Molotov riteneva inoltre che l'inclusione della Crimea nell'Ucraina sovietica non fosse un'azione opportuna.

La spaccatura si rivelò ancora più profonda dopo il XX congresso del Partito comunista dell'URSS nel febbraio 1956 quando Chruščëv propose la messa al bando del culto della personalità di Stalin. Un anno dopo Molotov fu a capo della "vecchia guardia" che tentò senza successo di destituire Chruščëv, dopodiché la sua stella tramontò. Terminò la sua carriera diplomatica come ambasciatore in Mongolia.


Dmitrij Šepilov (1905 — 1995)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata dell'incarico: giugno 1956 — febbraio 1957

Dmitrij Šepilov (1905 - 1995), ministro degli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . Игорь Михалев
Dmitrij Šepilov (1905 - 1995), ministro degli affari esteri dell'URSS

Dmitrij Šepilov, nominato ministro degli Esteri dell'URSS dopo la destituzione di Vjačeslav Molotov, occupò questa posizione per soli 8 mesi. Tuttavia, questi pochi mesi si rivelarono assai intensi.

Il suo battesimo di fuoco come ministro degli Esteri dell'URSS avvenne nell'estate del 1956 quando gli fece visita a Mosca il presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia Josip Broz Tito con il quale i rapporti non erano dei più facili. Subito dopo Šepilov fece la sua prima visita all'estero in Medio Oriente il cui culmine furono le trattative al Cairo con il leader egiziano Gamal Abd el-Nasser.

Nel luglio 1956 Dmitrij Šepilov espresse in una dichiarazione la posizione dell'URSS sulla sospensione dei test nucleari spiegando l'approccio futuro di Mosca ai problemi di sicurezza internazionale nel mondo post-bellico.

Dopo l'inasprimento della situazione in Medio Oriente in seguito alla decisione delle autorità egiziane di nazionalizzare il Canale di Suez, Dmitrij Šepilov espresse il suo sostegno all'Egitto. Contribuì inoltre alla creazione di una politica estera sovietica in Estremo oriente. Durante la visita a Mosca del premier giapponese Hatoyama venne approvata la Dichiarazione congiunta sovietico-giapponese del 1956. Le condizioni ivi espresse funsero da punto di riferimento nelle relazioni tra Mosca e Tokio in mancanza di un vero e proprio trattato di pace.

La destituzione di Dmitrij Šepilov da ministro degli Esteri avvenne in seguito a un suo conflitto con Chruščëv. Lo inserirono nel cosiddetto "gruppo antipartito". Šepilov, escluso dal partito e reintegrato solo dopo 15 anni, concluse la sua carriera come esperto archeografo della Direzione generale archivi del Consiglio dei ministri dell'URSS.


Andrej Gromyko (1909 — 1989)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata dell'incarico: febbraio 1957 — luglio 1985

Andrej Gromyko (1909 - 1989), ministro degli affari esteri dell'URSS
© Sputnik . Владимир Акимов
Andrej Gromyko (1909 - 1989), ministro degli affari esteri dell'URSS

Fra i ministri degli Esteri sovietici e russi il nome di Andrej Gromyko fu uno dei più altisonanti e rientrava sistematicamente nei manuali di storia della diplomazia del XX secolo. Occupò il posto di ministro per un tempo record: fu a capo del ministero 4 anni dopo la morte di Stalin alla vigilia del disgelo di Chruščëv e rimase in carica fino all'inizio della perestrojka di Gorbačëv.

La carriera di Andrej Gromyko fu un esempio lampante di successo per gli alti funzionari sovietici. Di origine rurale, nato nella Russia pre-rivoluzionaria, sotto alcuni segretari generali sovietici fu il volto del Cremlino a livello internazionale. Fu praticamente "benedetto" sulla via della diplomazia dal commissario del popolo per gli affari esteri Vjačeslav Molotov: nel 1939 la commissione da lui presieduta vide nel comunista Gromyko, studioso di relazioni internazionali a capo della sezione americana del Commissariato del popolo per gli affari esteri, un giovane di buone speranze.

In svariate pubblicazioni Gromyko è ricordato come Mister No. Viene presentato come un ministro incapace di scendere a compromessi. Tuttavia è meno noto che Gromyko si guadagnò la fama di Mister No ancora prima di essere a capo del Ministero degli Esteri. Subito dopo la creazione dell'ONU Gromyko fu il primo rappresentante dell'URSS presso le Nazioni Unite. Poiché durante le votazioni a New York fu spesso obbligato a usare il diritto di veto per bloccare le iniziative degli USA, si creò l'immagine di un ministro con il quale non si può scendere a compromessi.

Inoltre durante il periodo di Andrej Gromyko come ministro non vi fu soltanto la guerra fredda degli anni '50 ma anche la distensione dei rapporti tra l'URSS e l'Occidente degli anni '70.

Così esprimeva il suo credo politico: "Meglio dieci anni di trattative che un solo giorno di guerra".


Eduard Shevardnadze (1928 — 2014)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS, ministro delle relazioni con l'estero dell'URSS

Durata dell'incarico: luglio 1985 — dicembre 1990

Eduard Shevardnadze (1928 - 2014), ministro degli affari esteri dell'URSS, ministro delle relazioni con l'estero dell'URSS
© Sputnik . Юрий Абрамочкин
Eduard Shevardnadze (1928 - 2014), ministro degli affari esteri dell'URSS, ministro delle relazioni con l'estero dell'URSS

Eduard Shevardnadze fu agli antipodi del suo predecessore Andrej Gromyko. Al posto di un diplomatico in carriera che sapeva parlare le lingue straniere ma che all'Occidente diceva solo "no", al Ministero degli Esteri arrivò un dirigente completamente diverso. Pur non avendo esperienza diplomatica e non conoscendo le lingue straniere, il commilitone di Gorbačëv Eduard Shevardnadze si rivelò tuttavia in grado di pronunciare ai nuovi partener occidentali di Mosca la parola più importante: !

Tale direzione coincideva perfettamente con il corso politico della perestrojka, del nuovo modo di pensare e con la creazione di un mondo non violento e libero dalle armi nucleari.

NATO
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Durante il ministero di Eduard Shevardnadze le relazioni Occidente-Oriente subirono mutamenti importanti: la caduta del muro di Berlino, lo smantellamento dei regimi comunisti in Europa centrale e orientale e la conclusione del Patto di Varsavia, i cui membri diventarono presto reclute della NATO. In questo stesso periodo si verificò anche una normalizzazione dei rapporti russo-americani. Durante la visita di Eduard Shevardnadze negli USA nel 1987 le parti si accordarono per avviare trattative volte a limitare e in seguito a sospendere i test nucleari. Il primo giugno 1990 Eduard Shevardnadze e il segretario di stato USA James Baker sottoscrissero a Washington un accordo sulla concessione agli USA dei diritti di navigazione su una parte del Mare di Barents in base alla cosiddetta linea di divisione Shevardnadze-Baker.

Nel dicembre 1990 Eduard Shevardnadze diede inaspettatamente le dimissioni "in segno di protesta contro il crescente clima dittatoriale" nell'URSS e nello stesso anno uscì dal Partito comunista.

Durante il putsch di agosto del 1991 si unì ai sostenitori della Casa bianca di Mosca in cui avevano sede il Soviet supremo e il Consiglio dei ministri di Russia.

Il 19 novembre 1991 su invito di Gorbačëv ritornò al Ministero degli Esteri a capo del neonato Ministero delle relazioni con l'estero. Tuttavia dopo la caduta dell'URSS questa funzione fu eliminata.

Dopo la dichiarazione d'indipendenza della Georgia fu presidente del Paese dal 1995 al 2003. Venne destituito dalla carica da Mikhail Saakashvili durante la "rivoluzione delle rose" del 2003.


Aleksandr Bessmertnych (1933 —)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS

Durata dell'incarico: gennaio — agosto 1991

Aleksandr Bessmertnych (1933 - ), ministro degli affari esteri dell'URSS
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Aleksandr Bessmertnych (1933 - ), ministro degli affari esteri dell'URSS

Aleksandr Bessmertnych fu a capo del Ministero degli esteri nell'ultimo anno dell'URSS. Il suo mandato fu limitato nel tempo a causa di quegli sconvolgimenti che ebbero luogo nel Paese nell'agosto del 1991.

Nello scegliere il successore di Shevardnadze, Gorbačëv decise di nominare a nuovo ministro degli Esteri Aleksandr Bessmertnych il quale egli riteneva un uomo "di grande professionalità, di ampie vedute e di grande cultura". Aleksandr Bessmertnych riuscì inizialmente a lavorare come vice generico e poi come primo vice del ministro degli Esteri sotto Shevardnadze. Per esercitare la funzione di ministro rientrò in Russia da Washington dove tra il maggio 1990 e il gennaio 1991 lavorò come ambasciatore sovietico.

Uno degli eventi più ricordati del lavoro di Bessmertnych come ministro degli Esteri fu la sua partecipazione alla preparazione della conferenza di pace sul Medio oriente presieduta dall'URSS e dagli USA.

Nel luglio 1991 mentre era ministro a Mosca venne sottoscritto l'Accordo sovietico-americano START-I. Inoltre, fu avviato il processo di preparazione per la conclusione degli accordi con i Paesi dell'Europa centrale e orientale, ovvero con gli ex alleati dell'URSS secondo il Patto di Varsavia. Bessmertnych inoltre sottoscrisse i primi accordi tra l'URSS e il Consiglio d'Europa.

La carriera di ministro di Bessmertnych fu interrotta bruscamente dal putsch di agosto del 1991. Pur rifiutandosi di prendere parte alla cospirazione contro Gorbačëv, non osò dissociarsi pubblicamente dal Consiglio statale per lo stato di emergenza ma decise "diplomaticamente" di ammalarsi nei giorni decisivi di opposizione.

Il 23 agosto 1991 dopo la sconfitta del Consiglio statale per lo stato di emergenza Gorbačëv firmò un decreto presidenziale per la sua destituzione.

Tuttavia alla sessione del Soviet supremo dell'URSS che si aprì il 26 agosto 1991 tale destituzione non venne considerata. E Bessmertnych rimase formalmente ministro degli Esteri fino al 14 novembre 1991 (sebbene de facto nell'agosto 1991 Boris Pankin divenne ministro).


Boris Pankin (1931 —)

Funzione: ministro degli affari esteri dell'URSS ad interim

Durata dell'incarico: agosto 1991 — novembre 1991

Boris Pankin (1931 - ), ministro degli affari esteri dell'URSS ad interim
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Boris Pankin (1931 - ), ministro degli affari esteri dell'URSS ad interim

Boris Pankin fu a capo del Ministero degli Esteri sovietico in circostanze assai drammatiche, ovvero dopo il putsch di agosto del 1991. La sua nomina a ministro fu un gesto politico da parte del presidente dell'URSS Gorbačëv il quale dimostrò prontezza nel puntare tutto su un diplomatico che aveva dimostrato la sua totale lealtà.

Antica Roma
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Boris Pankin, ambasciatore sovietico in Cecoslovacchia, divenne l'unico ambasciatore sovietico a condannare pubblicamente il Consiglio statale per lo stato di emergenza. Il presidente Gorbačëv emise il decreto per la sua nomina a ministro degli affari esteri dell'URSS il 28 agosto 1991 pochissimi giorni dopo il putsch. Tuttavia il Soviet supremo dell'URSS non confermò la sua candidatura e, per questo, per alcuni mesi dopo la caduta dell'URSS il Paese ebbe due ministri degli Esteri. Bessmertnych formalmente rimase in carica mentre Pankin esercitava de facto la sua funzione di ministro.

Nel novembre 1991 Gorbačëv propose nuovamente a Shevardnadze di diventare ministro, mentre Pankin ricevette la nomina di ambasciatore in Gran Bretagna e Irlanda del Nord in cui lavorò fino al 1993. Nel settembre 1993 abbandonò la carriera diplomatica e andò in pensione.

Pankin, giornalista di professione, che prima di arrivare al ministero aveva lavorato per diversi anni per il quotidiano Komsomol'skaja pravda, dopo il pensionamento si dedicò nuovamente al giornalismo e alla pubblicistica.


Andrej Kozyrëv (1951 —)

Funzione: ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Durata dell'incarico: ottobre 1990 — gennaio 1996, (fino al 16 maggio 1992 fu ministro degli esteri della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa)

Andrej Kozyrëv (1951 - ), ministro degli affari esteri della Federazione Russa
© Sputnik . Дмитрий Донской
Andrej Kozyrëv (1951 - ), ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Andrej Kozyrëv fu a capo del ministero degli esteri russo in uno dei momenti più drammatici della nuova storia russa e la sua promozione fu strettamente legata all'influenza del primo presidente della Russia indipendente Boris Eltsin.

Svolse un ruolo attivo in quei radicali processi di mutamento che ebbero luogo tra la Russia e il mondo esterno nei primi anni dopo la caduta dell'URSS.

Prese parte alla preparazione dell'Accordo di Belaveža sulla cessazione dell'URSS e la creazione della CSI nel dicembre 1991. Dopo la dichiarazione d'indipendenza dello stato russo indirizzò i suoi sforzi verso la realizzazione di un nuovo progetto di politica estera di Mosca che può essere definito come "virata a Occidente".

Il brusco avvicinamento tra Mosca, gli USA e i suoi alleati europei che ebbe luogo durante il suo ministero creò i presupposti per l'avvio di una collaborazione tra la nuova Russia post-comunista, la NATO e il G7.

Una volta conclusa la luna di miele con l'Occidente, questa linea politica assunse una connotazione ambigua sia in Russia sia all'estero. I partner occidentali vedevano in Andrej Kozyrëv l'esatto contrario del ministro sovietico Andrej Gromyko, che per le sue rigide posizioni era stato soprannominato Mister No. A differenza di Gromyko, Kozyrëv era percepito in Occidente come un Mister Sì e venne addirittura soprannominato scherzosamente Cozy.

Dopo le dimissioni di Kozyrëv in Russia il suo operato da ministro fu percepito da molti come "una resa degli interessi nazionali" e come un insieme di ingiustificate concessioni all'Occidente per il bene di inesistenti "valori universali".

Attualmente vive negli USA.


Evgenij Primakov (1929 — 2015)

Funzione: ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Durata dell'incarico: gennaio 1996 — settembre 1998

Evgenij Primakov (1929 - 2015), ministro degli affari esteri della Federazione Russa
© Sputnik . Владимир Федоренко
Evgenij Primakov (1929 - 2015), ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Evgenij Primakov fu ministro degli esteri della Federazione Russa nella seconda metà degli anni '90 quando dopo i primi anni di indipendenza incominciarono a intravedersi nei rapporti tra Mosca e l'Occidente i primi segni di una nuova crisi. Le promesse della NATO di bloccare la sua espansione a Oriente non furono mantenute. Inoltre negli USA cominciò a farsi sempre più largo una critica alla politica di Mosca la quale non desiderava essere un partner minore di Washington ma cercava una collaborazione di pari livello.

Ad eliminare lo squilibrio presente nella politica estera di Mosca fu chiamato Evgenij Primakov, famoso orientalista. Nel periodo sovietico fu un famoso funzionario di partito e prima del suo arrivo al Ministero degli Esteri fu a capo dei Servizi segreti russi dal 1991 al 1996.

Alla "virata a Occidente" dei tempi di Andrej Kozyrëv si sostituì nel secondo turno presidenziale di Boris Eltsin la cosiddetta plurivettorialità della politica estera russa, il cui ideatore fu in larga misura Evgenij Primakov.

Pur non rifiutando la collaborazione con l'Occidente, Primakov credeva nella necessità di creare un triangolo strategico fra i tre Paesi leader non occidentali, cioè la Russia, la Cina e l'India.

Secondo il successore di Andrej Kozyrëv, l'esistenza di un simile triangolo doveva scongiurare la possibilità della creazione di un mondo unipolare con a capo gli USA.

Dopo la destituzione di Primakov da ministro e la sua morte nel 2015 le sue idee di un mondo multipolare rimangono ancora oggi attuali.


Igor Ivanov (1945 —)

Funzione: ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Durata dell'incarico: settembre 1998 — marzo 2004

Igor Ivanov (1945 - ), ministro degli affari esteri della Federazione Russa
© Sputnik . Владимир Федоренко
Igor Ivanov (1945 - ), ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Igor Ivanov fu a capo del Ministero degli Esteri russo a cavallo fra due epoche. Il governo del primo presidente della Russia indipendente Boris Eltsin giunse alla sua fine, la crisi dei rapporti tra Russia e Occidente continuò a inasprirsi e divenne sistematica. I bombardamenti in Jugoslavia, percepiti da Mosca come un atto malcelato di aggressione della NATO nei Balcani, dissiparono definitivamente le illusioni sulla possibilità di instaurare un partenariato a lungo termine con Bruxelles in nome della pace e della sicurezza internazionale.

Simbolica nel marzo 1999 divenne la virata sull'Atlantico dell'aereo del premier russo e del predecessore di Igor Ivanov alla carica di ministro degli esteri Evgenij Primakov, che ostentatamente annullò la sua visita negli USA in segno di protesta contro l'operato della NATO nei Balcani.

In tale situazione il Ministero di Igor Ivanov fu costretto ad adattare il suo operato alla mutevole situazione internazionale che lasciava sempre meno possibilità di manovra diplomatica e di collaborazione con l'Occidente.

Tali possibilità si ridussero ancor di più dopo lo scoppio nel 2003 della guerra degli USA in Irak che la diplomazia russa insieme ai partner tedeschi e francesi, tutti contro l'azione militare, non riuscirono a fermare.

Ivanov, a capo del Ministero nei primi anni della presidenza di Vladimir Putin, dopo le dimissioni dalla carica diplomatica, fu segretario del Consiglio di sicurezza della Russia dal 2004 al 2007. Oggi è presidente del Consiglio russo per gli affari internazionali.


Sergej Lavrov (1950 —)

Funzione: ministro degli affari esteri della Federazione Russa

Durata dell'incarico: marzo 2004 — oggi

Ministro degli Esteri Sergej Lavrov
© Sputnik . Michael Klimentyev
Ministro degli Esteri Sergej Lavrov

Il ministro degli affari esteri in carica Sergej Lavrov esercita la sua funzione già da 14 anni.

Prima di occupare questa posizione il diplomatico Sergej Lavrov lavorò per dieci anni (dal 1994 al 2004) alla Rappresentanza permanente della Russia presso le Nazioni Unite a New York. Questo gli permise di accumulare un'esperienza unica nel suo genere e di toccare con mano i mutamenti che hanno subito i rapporti della Russia con l'Occidente e con forze alternative non appartenenti al mondo occidentale dalla metà degli anni '90 ad oggi.

Durante l'incarico di Lavrov si è venuta a creare una nuova linea politica definita come "virata a Oriente". La crisi ucraina del 2014, alla quale seguirono l'esclusione della Russia dal G8, il conflitto armato in Donbass e la guerra delle sanzioni tutt'ora in corso con gli USA e l'UE, fu accompagnata da un interesse sempre maggiore manifestato da Mosca nei confronti di istituzioni alternative quali i BRICS, l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e l'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva.

Come se non bastasse il già difficile compito del Ministero degli Esteri guidato da Sergej Lavrov allo stato attuale viene reso ancor più difficile dal fatto che il nuovo mandato presidenziale di Vladimir Putin ha preso l'avvio da un'altra grave crisi dei rapporti con l'Occidente scatenata dal "caso Skripal". Inoltre, secondo le stime di diversi esperti l'amministrazione del 45° presidente degli USA Donald Trump, nonostante le speranze in essa riposte da Mosca, si è rivelata quella meno amichevole nei confronti della Russia dagli anni '80, cioè dai tempi del presidente Ronald Reagan.

Tuttavia, nonostante le numerose difficoltà nei rapporti con l'Occidente, il ministro Sergej Lavrov continua a definire i politici americani ed europei "partner".

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