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    Bandiera russa a Sebastopoli, Crimea

    La Russia e i russi saranno cacciati dall’Europa?

    © Sputnik . Evgeny Biyatov
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    “Stando alle dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel riguardo agli eventi di Solsbery e della città siriana di Duma è possibile giungere solamente a una conclusione:

    la cancelliera ripete solo ciò che è scritto sui "foglietti" della NATO che punta a diffondere notizie presso la comunità europea occidentale ormai corrotta dalle menzogne", scrive nell'articolo di Sputnik l'ex deputato del Bundestag ed ex segretario di stato presso il Ministero della difesa tedesco Willy Wimmer.

    La capacità di alcuni governi di pensare e trarre conclusioni in modo autonomo sul "caso Skripal" e sulla "questione siriana" non è più garantita perché la NATO deve continuamente dimostrare la propria unità interna. La visita della signora Merkel a Donald Trump a Washington prevista per il 27 aprile in tal senso non prevede nulla di buono.

    Ciononostante ad ogni europeo che sia ancora in grado di capire la realtà qualcosa rimane chiaro: abbiamo di nuovo a che fare con forze armate in territorio europeo che a suo tempo fecero sprofondare il contingente europeo in due guerre mondiale e ora hanno coperto di polvere già mezzo mondo. Gli USA, la Gran Bretagna e il nostro caro vicino, la Francia, sono alle origini della tragedia siriana. Quando suonano le "fanfare di guerra", questi tre sono sempre pronti ad agire. E obbligano noi tedeschi, che abbiamo vissuto la dolorosa esperienza delle due guerre mondiali, ad allearci con loro.

    Allo stesso tempo gli eventi in Medio Oriente dimostrano chiaramente in che misura la Germania abbia rinunciato al suo ruolo votato all'autonoma e pacifica risoluzione del conflitto a favore di una politica unilaterale che risponde agli interessi di Israele. Nel caso in cui il discorso cadesse sulla risoluzione di conflitti, molto dipenderebbe dal fatto che i Paesi implicati in tali conflitti stimino la Germania e in che misura credano all'onestà della Germania nella risoluzione di questa o quella situazione.

    In Medio Oriente vi sono forze capaci di inventare armi che possono senza tanti complimenti spazzarci tutti via, noi abitanti dell'Europa occidentale, dalla faccia della terra. Diverse nazioni tra l'Afghanistan e la Libia si odiano a morte l'una con l'altra a tal punto che confronti diretti in quella regione possono avere conseguenze a livello globale. Tuttavia è evidente quanto importante sia il ruolo che svolgono le varie forme di partecipazione delle forze esterne negli affari di questa regione problematica.

    Il generale Michael Flynn, per breve tempo consigliere del presidente degli USA sulle questioni di sicurezza nazionale, ha apertamente dichiarato l'implicazione delle forze americane nella comparsa dello Stato islamico in Siria e Iraq, nonché il loro ruolo chiave nello scoppio di questo conflitto. La stampa occidentale parallelamente allo sviluppo della guerra in Siria e in Iraq ha rivolto l'attenzione anche alle azioni francesi e britanniche.

    Dimostrazione contro il conflitto in Siria
    © AP Photo / Matt Dunham

    Ma l'attuale presidente francese Macron segue le orme del suo predecessore Sarkozy ai tempi dell'attacco NATO in Libia. Noi, "gli europei rimasti", e questo riguarda in modo particolare la Gran Bretagna, dobbiamo chiederci se davvero il nostro ruolo di europei consista solamente nell'assecondare gli sforzi militari francesi e britannici e nel combattere in guerre cominciate da Londra e Parigi oppure se il nostro ruolo stia nel tentare di utilizzare la nostra influenza per dissuaderli dallo spargere la loro polvere mortale.

    Minacce per l'unità dell'UE non sono l'Ungheria e la Polonia nonostante anche il ministro lussemburghese degli Esteri Asselborn dubiti del loro attaccamento ai cosiddetti "valori europei". In realtà noi ci siamo tutti stufati che Parigi e Londra sfruttino "l'unità europea" per far scoppiare guerre infinite talvolta da soli talvolta pilotati dagli USA. Tuttavia è assai chiaro che solo la Russia e l'Iran si trovano in territorio siriano senza violare la normativa definita dal diritto internazionale mantenendo il governo legittimo del luogo.

    In Siria si contrappongono l'aggressione globale e il diritto internazionale. La Siria non è che un esempio lampante di ciò che in futuro potrebbe succedere su scala mondiale se il mondo mai lo avrà un futuro. Oggi però si parla della vita nei sicuri confini di Israele. Perché l'inattaccabilità del diritto internazionale costituisce la base della stabilità in senso lato. Tuttavia adesso proprio il diritto dipana su una bobina l'aggressiva "matassa" di Washington, Londra e Parigi.

    E la Russia? Deve partire dal presupposto che può essere "soffocata" o distrutta in un modo diverso. Il blocco della NATO ha avviato la sua marcia verso i confini russi occidentali nel 1992. Del tutto casualmente questo accadde proprio quando il nostro eminente ministro degli Esteri Hans-Dietrich Genscher lasciò la sua carica. E quando nel 1992 la NATO violando il diritto internazionale cominciò la guerra in Jugoslavia e ancora quando nel maggio del 2000 alla conferenza di Bratislava fu decisa la creazione della "Zona frontaliera orientale" lungo i confini occidentali della Russia, questi furono segnali forti del fatto che gli USA non vollero considerare Mosca un "vicino europeo".

    Le sanzioni introdotte di recente contro le aziende russe sono un esempio lampante del fatto che si tenta in tutti i modi di "soffocare" la Russia, perché questa osa contrapporsi all'egemonia americana. Tuttavia non ha alcuna importanza il fatto che il nuovo presidente americano stia pensando a una possibile collaborazione con la Russia poiché lui stesso è "bloccato" nel suo bunker presidenziale alla Casa bianca. Dopotutto una volta anche su di lui o su qualche persona del suo entourage si possono scagliare secchiate di infamie.

    Questa politica occidentale del "soffocamento" è ciò di cui scriveva il pubblico ministero americano Robert Jackson al processo di Norimberga nel suo rapporto intitolato "Conferenza internazionale sulla guerra". Ebbe accesso ai documenti del ministero tedesco degli Affari esteri e, stando a una sua confessione, si accorse che "non avevamo altra scelta: dovevamo combattere, eravamo circondati, ci soffocavano". Subito dopo pose questa domanda retorica: "Come reagirebbe un giudice se questo fosse venuto a galla durante un processo?"

    A Berlino c'è davvero qualcuno che pensa che la Germania possa risolvere tale questione dimostrando un pseudo-solidarietà anemica con Washington, Londra e Parigi se aiuterà a scacciare la Russia dall'Europa mentre questa tenta di riformulare a parole quello che desidera?

    L'opinione dell'autore può non coincidere con l'opinione della redazione.

    Tags:
    relazioni diplomatiche, Politica antirussa, Medio Oriente, Occidente, Iran, Germania, Siria, USA, Russia
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