13:29 25 Settembre 2018
Una coppia anziana

La morte della nonna russa di cui ha parlato tutto il Giappone

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Nel cammino verso l’aldilà la 94enne Klaudya Novikova è stata accompagnata da poche persone: non aveva quasi più parenti e anche le amiche da tempo se ne erano andate in un posto migliore.

Ma in Giappone i principali canali televisivi hanno dato la notizia della morte della signora che viveva nella cittadina di Progress: "Morta la moglie russa di Yasaburo-san".

Sulla vita di Klaudya Novikova sono stati scritti alcuni libri e decine di articoli su quotidiani,  sono stati girati film ed è stato anche messo in scena uno spettacolo. In Giappone questa donna russa è diventata il simbolo dell'amore e del sacrificio. Vissuta con un uomo per 37 anni, la donna lo convinse a tornare in patria dai parenti e dalla consorte che aspettava il suo Yasaburo-san da più di mezzo secolo.

Klaudya e Yasaburo si incontrarono nel 1959. Entrambi avevano passato anni difficili nei lager staliniani: lei vi passò 7 anni per appropriazione indebita, lui invece 10 anni in quanto spia giapponese. Ed entrambi avevano il proprio peso da sopportare. Klaudya prima della guerra si era sposata, aveva partorito un figlio e aspettava, come tutte, che il marito tornasse dal fronte. Ma poiché la condannarono e la spedirono a Kolyma, il marito tornato dal fronte si fece una nuova famiglia. Non meno tragico fu il destino che toccò a Yasaburo Hachiya. Prima della guerra lui e la sua giovane moglie lasciarono il Giappone e, in cerca di una vita migliore, si trasferirono in Corea. Qui ebbero un figlio e una figlia. Ma quando nell'autunno 1945 le truppe sovietiche entrarono in Corea, la maggior parte dei giapponesi fu arrestata perché sospettata di spionaggio contro l'Unione sovietica. Yasaburo venne condannato a 10 anni che lui passò nello stesso luogo di Klaudya, nei pressi di Magadan. Da allora non vide più la sua famiglia. Quando liberarono il suddito giapponese dal lager, dimenticarono di includere la sua famiglia nelle liste dei prigionieri di guerra. Yasaburo non aveva un luogo dove andare in Giappone ed era sicuro che sua moglie e i suoi figli fossero morti. E poi aveva paura di tornare in Giappone dopo quei lunghi anni trascorsi in Unione sovietica, quindi prese la cittadinanza sovietica e divenne Yakov Ivanovich.

"Ci siamo conosciuti nella regione di Bryansk dove eravamo confinati. Vidi Yasha: lineamenti non russi, molto magro, intimorito e negli occhi una malinconia così struggente che nel mio cuore provai una grande compassione" raccontava Klaudya Leonidovna. "All'inizio degli anni '60 una mia conoscente mi invitò nell'Estremo oriente russo, nella cittadina di Progress, e decisi di partire. Yasha scriveva di voler stare con me, ma io mi rifiutai perché avevo paura. E solo a una mia carissima amica confessai di avere una corrispondenza con un ex prigioniero di guerra".

Yasaburo la raggiunse comunque. Si sposarono e vissero insieme 37 anni. Lui lavorò come parrucchiere, fotografo e agopuntore. Lui e la moglie russa coltivavano pomodori e cetrioli e allevarono una capra e delle api. Vissero molto umilmente ma in armonia e tranquillità. Yakov Ivanovich non alzava la voce con sua moglie. Ma Dio non fece loro il dono dei figli. "Uomini come il mio Yasha non se ne trovano più in tutta la regione. Le donne mi invidiavano: non beveva, non fumava", così Klaudya descriveva suo marito. Speravano di morire lo stesso giorno. Essendo già in pensione ed avendo qualche acciacco, Yakov Ivanovich preparò due bare: scelse le assi, le fece essiccare, le inchiodò insieme e le mise in soffitta. Ma non ne ebbero bisogno.

Quando cominciò la perestrojka e cadde la cortina di ferro, una delle amiche di famiglia raccontò di uno strano abitante di Progress ad un suo parente del Litorale che si occupava di fare affari con i giapponesi. I partner giapponesi, venendo a sapere dettagli sul passato del loro connazionale, organizzarono delle ricerche per trovare i suoi parenti. E trovano dapprima il fratello e poi… la moglie e la figlia.

Hisako aveva aspetto fedelmente suo marito per 51 anni: era tornata in patria con la figlia (il figlio era morto in Corea), era stata un'infermiera e per tutta la vita aveva lavorato per costruire la sua umile casa. L'aveva costruita per il marito intestandola a nome di lui, aprì addirittura un conto bancario per Yasaburo sebbene non sapesse se lui fosse vivo e se mai sarebbe tornato. Quando trovarono suo marito, la loro figlia Kumiko aveva già 50 anni.

La figlia e il fratello di Yakov Ivanovich giunsero a Progress per convincerlo a tornare in patria. Ma lui rifiutò. "Non posso lasciarti, tu sei tutto per me" disse alla sua moglie russa. E allora Klaudya Leonidovna stessa decise di far partire suo marito per il Giappone: capì che in Russia non sarebbe vissuto ancora a lungo in quanto era gravemente malato; in Giappone invece le condizioni di vita per gli anziani erano di gran lunga migliori. E poi la sua moglie giapponese Hisako doveva vedere e abbracciare il marito almeno un'ultima volta prima di morire.

Klaudya Leonidovna stessa preparò per Yakov Ivanovich il passaporto, cambiò i suoi risparmi in dollari e…divorziò, altrimenti a casa lui non avrebbe potuto richiedere la pensione, gli immobili e l'eredità. E nel marzo 1997 disse addio al suo amato.

Yasaburo continuò ad inviarle piccoli regali dal Giappone, telefonava ogni sabato e la invitava da lui. Una famosa scrittrice giapponese scrisse un libro su Klaudya Novikova, giornalisti televisivi girarono un film su di lei e la donna della regione dell'Amur divenne famosa nel Paese. Nella prefettura di Tottori, alla periferia di Tokyo, in moltissimi raccolsero fondi per finanziare il viaggio di "nonna Klaudya" in Giappone e quando lei si decise (all'epoca aveva già 80 anni) a partire, divenne quasi un'eroina nazionale. Allora Klaudya Leonidovna incontrò per la prima volta la moglie giapponese del suo Yasha: si abbracciarono e scoppiarono a piangere, non ebbero nemmeno bisogno di un interprete per capirsi a vicenda.

In seguito Klaudya visitò il Paese del Sol levante altre due volte, tra l'altro anche per partecipare allo spettacolo creato a partire dalla storia della donna russa e del prigioniero di guerra giapponese. E ogni volta che lei gli faceva visita, lui cercava di convincerla a rimanere con lui. La sua moglie giapponese Hisako morì e ad ogni telefonata lui le implorava di tornare. Ma Klaudya Leonidovna non si lasciò convincere: voleva che il suo Yasha "vivesse dignitosamente". Lei al contrario viveva una vita piuttosto umile, in solitudine e contava unicamente sulle proprie forze.

"Fino all'ultima era molto attiva, l'anno scorso ha zappato e curato da sola il suo orto" racconta Aleksej Rodya, una delle poche persone che conosceva bene la sua compaesana.

Aleksej Isaakovich conobbe Klaudya Leonidovna e Yakov Ivanovich circa 30 anni fa. Le loro famiglie si frequentavano. Quando Yasaburo partì per il Giappone, lui chiese loro di aiutare la moglie. Aleskej Isaakovich e Lyubov Stepanovna Rodya accolsero la richiesta di Yasaburo e rimasero con nonna Klaudya fino ai suoi ultimi giorni. Le organizzarono anche un dignitoso funerale.

Secondo Aleksej Isaakovich, Klaudya Leonidovna lasciò questo mondo da persona felice: il suo amato Yasha era vivo e di recente sua nipote Larisa le faceva visita. Sì, Klaudya aveva due nipoti, le figlie del figlio che lei aveva avuto dal suo primo matrimonio. I rapporti fra lei e il figlio non erano buoni: alcune voci dicevano che l'uomo beveva moltissimo e che morì a 64 anni.

Le sue figlie praticamente non avevano rapporti con la nonna e solo poco prima della sua morte una delle donne, che viveva a Progress, cominciò a far visita a nonna Klaudya.

Quando in Giappone si venne a sapere della morte di Klaudya Novikova, a Progress arrivarono diverse lettere, anche da Yasaburo stesso.

Lui si rivolgeva a lei come se fosse ancora viva: "Klaudya! Ho saputo che non ce l'hai fatta e un profondo dolore si impadronisce di me. Ho provato a telefonarti il 30 agosto, nel giorno del mio 96° compleanno, ma non ci sono riuscito. Durante i 40 anni che ho vissuto con te in Russia, tu sei sempre stata accanto a me per sostenermi. Grazie per tutto…Io sono potuto tornare in Giappone solo grazie ai tuoi sforzi e ti sono incommensurabilmente grato per questo. Ricordo ancora di quando preparavamo le bare per noi due in Russia. Se fosse stato nelle mie forze, mi sarei voluto precipitare da te e stringerti al petto forte forte… Ma non ho più le forze… Dormi un sogno tranquillo, cara Klaudya. Tuo, Yasaburo".

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amore, Seconda Guerra Mondiale, URSS, Russia, Giappone
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