09:29 25 Settembre 2018
Viktor Orban

“Arriva una valanga”. In Ungheria è stata scoperta una minaccia per l’Europa

© REUTERS / Laszlo Balogh
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Mentre l’Occidente è stato confuso dalle potenti e sollecite risposte della Russia a un possibile attacco chimico in Siria, al possibile avvelenamento di Skripal in Inghilterra e al possibile coinvolgimento nelle elezioni statunitensi, gli si è presentata una nuova grande sfida. Questa volta dall’interno.

"La grande sfida dell'Unione europea" è come la stampa occidentale definisce il primo ministro ungherese Viktor Orban che lo scorso weekend ha riportato su tutti i suoi oppositori una scandalosa vittoria (a tal proposito, tutti usano la metafora della catastrofe naturale della "valanga").

Ricordiamo che il partito Fides di Orban (che i mass media occidentali descrivono esclusivamente come "xenofobo, nazionalista e anti-immigrazione") ha ottenuto circa la metà dei voti migliorando i risultati ottenuti nelle precedenti elezioni. Al secondo posto (con circa il 20%) si è collocato il partito di estrema destra Jobbik. I socialisti di stampo europeo e i verdi sono stati tagliati fuori.

Ed è proprio qui che nasce la tragedia dal punto di vista degli faziosi organi di stampa occidentali. Come riporta The Guardian: "In Ungheria Orban e il suo partito hanno soffocato il sistema democratico di separazione dei poteri, ridotto l'indipendenza dei tribunali e smorzato i media indipendenti. Inoltre, il progressivo allontanamento dell'Ungheria dai principi democratici viene accompagnato da una parentesi di retorica xenofoba diretta contro Bruxelles, Soros e i profughi. L'Unione europea alle prese con la Brexit ora deve fare i conti con un Paese nel bel mezzo del continente il quale ha rifiutato i valori liberali dell'UE ma continua a beneficiare dei privilegi comunitari".

Tradotto in parole povere significa che al centro dell'Europa c'è un Paese in teoria non governabile dall'esterno. Un Paese che gode sconvenientemente di una grande sovranità (in particolare, per un membro UE e NATO dell'Europa orientale). E che conduce una politica di rafforzamento della sovranità e incontrollabilità dall'esterno.

"La separazione dei poteri", per la morte della quale l'articolo piange lacrime amare, non è un meccanismo democratico, ma un sistema che ne garantisce la limitazione. Si tratta proprio di ciò che rende liberale la democrazia, cioè pronta a sostenere non la volontà della maggioranza, ma la libertà di espressione degli ideali di tutti i gruppi, grandi e piccoli. Ma in pratica di solito questo rende la democrazia una vuota pelle che viene indossata da minoranze privilegiate. Il concetto di tribunali "indipendenti" dalle autorità è un meccanismo di limitazione della sovranità popolare. E persino i famigerati "profughi", numerosi rappresentanti di culture fra loro diverse, quote dei quali l'Occidente tenta insistentemente di mandare nei Paesi dell'Est Europa, possono essere considerati "strumenti di limitazione".

Orban riesce a sottrarsi da tutto ciò dichiarando apertamente che in Ungheria si sta creando una "democrazia non liberale".

Questo è di per sé spiacevole in quanto l'Ungheria è un Paese troppo importante dal punto di vista geografico e strategico per essere lasciata indipendente. L'Ungheria si colloca a metà strada tra l'UE e i Balcani e tra l'UE e l'Ucraina. Se si allontanasse dal suo inquadramento politico, l'intera mappa dell'Europa dovrebbe essere ridefinita.

Altrettanto spiacevole è la vittoria di Orban perché questa costituisce un'esemplificazione del fatto che la "democrazia non liberale" in teoria è possibile e realizzabile. Nonostante i tradizionali dogmi liberali, l'economia ungherese è in rapida espansione e i lavoratori stranieri non se ne andranno in Occidente. E l'assurdo è che l'attuale governo ungherese non è tenuto a dare spiegazioni approfondite. Il fatto che non apprezzi Soros non va contro la legge. Il fatto che non si opponga ai gasdotti russi non è sanzionabile. Orban non deve nemmeno fare i conti con "un vero leader della nazione e famoso blogger che le autorità tengono sotto controllo fino alle elezioni, perché c'è il rischio che possa prendere moltissimi voti". C'è solo il "Partito del cane a due code", il partito di opposizione, caustico e satirico, più famoso su Facebook Ungheria. Ma questo partito ha preso l'1,78% dei voti alle elezioni. Gli altri partiti non vale nemmeno la pena di considerarli. A conti fatti, di fronte allo Jobbik, il secondo partito ungherese, persino il Fides di Orban appare come un gruppo di attivisti femministi di sinistra.

Il ministero degli Esteri a Mosca
© Sputnik . Maksim Blinov
Inoltre, l'Ungheria ha formalmente adempiuto a tutti gli obblighi "di membro del blocco orientale". Fa parte della NATO. Ha autorizzato la costruzione sul proprio suolo di centri di controllo del blocco. Ha persino dimostrato solidarietà (perlomeno di facciata) agli alleati nel "caso Skripal". Mentre gli altri Paesi dell'Est Europa facevano a gara nell'espellere il maggior numero di diplomatici russi (chiaramente, questa gara è stata vinta dall'Ucraina, Paese non CEE, con 13 diplomatici), l'Ungheria ne ha espulso uno solo. Probabilmente perché non poteva espellerne di meno. Ma in ogni caso almeno uno l'ha mandato a casa.

Morale della favola: ad oggi nessuno ha sufficienti elementi per accusare l'Ungheria di filorussismo.

Quindi viene accusata di altro: l'Ungheria è oltraggiosamente pragmatica. Cioè non è  governata da una "coscienza liberale", ma dagli interessi nazionali. E, ad esempio, quando servirebbe coscienza liberale nel chiudere gli occhi di fronte alle birichinate di Kiev, l'Ungheria strumentalizza la propria appartenenza alla NATO e interrompe la cooperazione del blocco con l'Ucraina perché "questa non rispetta i diritti della minoranza ungherese". E ancora quando la coscienza liberale dovrebbe ostacolare il passaggio dei gasdotti russi, l'Ungheria si accorda spudoratamente con la Russia per allungarne il percorso sul proprio territorio. E in modo alquanto preoccupante prende anche accordi con la Cina per diventare il principale hub europeo del progetto "Una cintura, una via".

Ciò rappresenta per i membri dell'Unione Liberale Unita una grande sfida. Ed è per questo oggi che si possono leggere echeggianti accuse come questa: "Sebbene gli elettori avessero molti partiti fra cui scegliere, l'intimidatoria retorica xenofoba, la pressione dei mass media e la mancanza di trasparenza nei finanziamenti hanno ridotto lo spazio per condurre veri dibattiti politici". Questo è un passaggio delle conclusioni OSCE sulle elezioni ungheresi.

La cosa curiosa è che i media britannici e americani sperano che tutti prendano sul serio l'Ungheria. Ora cambierà la direzione della Commissione europea, andrà in pensione il retto di spirito Jean-Claude Juncker. Quindi, Bruxelles smetterà di balbettare e attaccherà bruscamente Budapest, imponendogli una scelta: rendersi docile o pagare le sanzioni.

Tuttavia alcuni già tremano perché pensano che quest'ennesima vittoria di Orban sia un segno del fatto che "la prospettiva globalistica è svanita".  

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Tags:
immigrazione, Viktor Orban, Europa, UE, Russia, Ungheria
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