01:16 24 Aprile 2018
Roma+ 17°C
Mosca+ 0°C
    Venere

    Astronomi trovano tracce di vita nelle nubi “acide” di Venere

    © NASA .
    Mondo
    URL abbreviato
    244

    La sonda Akazuki ha trovato le possibili tracce dell’esistenza di microbi nelle dense nubi di acido solforico negli alti strati dell’atmosfera di Venere, dove ci sono delle condizioni più favorevoli per l'esistenza della vita, affermano gli scienziati in un articolo pubblicato sulla rivista Astrobiology.

    "Venere è stata potenzialmente abitabile per almeno due miliardi di anni dopo la sua formazione, che è un periodo molto più lungo rispetto all'esistenza dell'acqua su Marte, dove oggi cerchiamo tracce di vita. Pertanto possiamo dire che su Venere potrebbe esserci la vita e che si potrebbe essere adattata alle nuove condizioni" ha detto Sanjay Limaye dell'Università del Wisconsin a Madison, negli Stati Uniti.

    C'è vita all'inferno?

    Venere, nonostante le condizioni di formazione simili alla Terra, differisce nel suo aspetto esteriore dal nostro pianeta. Così, l'atmosfera della "stella del mattino" è rovente: c'è una temperatura di 462°C, è sostanzialmente priva d'acqua, la sua superficie è coperta vulcani e l'atmosfera è costituita da anidride carbonica e acido solforico. Inoltre tra gli scienziati non c'è un'opinione comune su come Venere potrebbe aver perso le sue riserve d'acqua e trasformarsi in una serra gigante.

    Non tutti gli astronomi credono che Venere sia completamente senza vita. Leonid Ksanfomaliti, noto scienziato dal Research Institute Space dell'Accademia Russa delle Scienze, è da tempo convinto che il secondo pianeta del sistema solare ospiti forme di vita multi-cellulari, che, secondo lui, si possono vedere nelle immagini della sonde sovietiche serie Venera.

    Il resto degli scienziati non è d'accordo con lui, sottolineando che questi "insetti" sono stati generati da artefatti durante l'elaborazione delle immagini. Come ritengono Limaye ed i suoi colleghi, per trovare la vita su Venere non bisogna cercare sulla sua superficie, caratterizzata da condizioni troppo estreme, ma ad alta quota, nell'alta atmosfera.

    Questa idea, secondo gli scienziati, è stata concepita dopo che hanno cercato di spiegare una stranezza nello spettro della luce riflessa dalle nubi di Venere, registrata dalla sonda Akatsuki e Messenger. Come spiegano gli scienziati, le nuvole "acide" riflettono e assorbono i raggi ultravioletti in modo insolito. Questo non può essere spiegato dalla presenza di anidride carbonica, gas di zolfo e altri componenti tipici della sua atmosfera.

    Cercando di capire quale sia la ragione, i ricercatori hanno prestato attenzione a due fattori quasi completamente non legato l'uno con l'altro. Inoltre gli scienziati hanno osservato che nell'alta atmosfera di Venere ci sono temperature relativamente basse, 60°C.

    Sospesi tra le nuvole

    Sulla Terra sono stati trovati batteri e archeobatteri ad altitudini di circa 30-40 chilometri dalla superficie terrestre anche tra le nuvole. Inoltre, gli scienziati hanno notato che tra le nuvole di Venere regnano temperature piuttosto miti, intorno ai 60°C, l'acqua è presente e c'è un una potenziale fonte di nutrimento per la vita: composti di zolfo e biossido di carbonio.

    Molti microbi terrestri estremofili, come quelli vivono nei geyser del parco di Yellowstone e in altre sorgenti di acqua calda, resistono a temperature superiori a 70 gradi centigradi e si alimentano di anidride carbonica utilizzandola per l'ossidazione dello zolfo e la produzione di energia, contemporaneamente rilasciando acido solforico. Qualcosa di simile, come hanno suggerito gli scienziati, può verificarsi anche su Venere.

    Cercando di testare questa teoria, gli scienziati hanno analizzato il modo in cui le nuvole venusiane sono strutturate utilizzando i dati provenienti dalle stesse sonde e dalle osservazioni a terra. Le loro misurazioni hanno mostrato che ci sono regioni con una strana concentrazione di nanoparticelle, simili sia nella forma che nel colore a quelle gocce di aerosol e cristalli di ghiaccio che si verificano nelle nuvole terrestri intorno ai germi alle spore fungine e al polline delle piante.

    Gli scienziati sperano che le loro idee potranno attirare l'attenzione di esperti e specialisti della NASA e Roscosmos, che sono ora lavorando alla missione Venere-D.

    I partecipanti hanno già offerto di inviare una sonda con un piccolo UAV, che studierebbe le nubi di Venere, e quindi potrebbe verificare i calcoli di Limaye e dei suoi colleghi. Di per sé, secondo gli autori dell'articolo questo è un incentivo sufficiente per l'attuazione di questo piccolo ma potenzialmente innovativo progetto scientifico.

    Correlati:

    Trovati riscontri sull'attività tettonica sulla superficie di Venere
    In antichità Venere poteva essere abitato
    Imprenditore olandese rivela i piani per colonizzare Venere e luna di Giove
    I cittadini di Pietroburgo ammireranno una rara convergenza di Marte e Venere
    Tags:
    Venere, venere, Esplorazione dello spazio, Accademia Russa delle Scienze, NASA, Roscosmos, Spazio
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik