16:48 16 Luglio 2018
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"Inseguivamo gli hacker russi, ma il colpevole era Facebook"

© AP Photo / dapd, Joerg Koch
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Dopo la divulgazione dei particolari dello scandalo Facebook-Cambridge Analytica, l'edizione spagnola di Sputnik ha chiesto al giornalista e commentatore politico Aram Aharonian (giornalista uruguaiano di origine armena, fondatore di Telesur) di commentare la situazione.

L'esperto ha inoltre parlato delle accuse contro la Russia per la sua presunta ingerenza nelle elezioni americane e l'impatto dei social network sulla democrazia.

"L'attenzione dell'amministrazione americana ai social network riflette il chiaro interesse che acquistano nel raggiungere i suoi obiettivi", ha scritto Aharonian nel suo libro "Assassinio della verità" ("El asesinato de la verdad").

Questa affermazione ha ottenuto una maggiore importanza alla luce dello scandalo scoppiato intorno a Facebook per l'uso improprio dei dati personali di 50 milioni di utenti statunitensi per fini politici da parte della società di consulenza britannica Cambridge Analytica. Ma la sua influenza si estende ben oltre i confini americani. Secondo il suo sito web, hanno collaborato più di cento aziende di molti Paesi di tutto il mondo, inclusi Messico ed Argentina.

"C'è un chiaro modello ideologico su chi usufruisce di questi strumenti: sono le grandi compagnie mediatiche, che utilizzano le informazioni di internet per categorizzare gli utenti e trasmettere queste informazioni ai loro clienti. Fino ad oggi abbiamo visto come sfruttano questo i neocon, l'1% della popolazione, in contrasto con gli obiettivi di democratizzazione delle nostre società", ha chiarito Aharonian.

A seguito dello scandalo il titolo in borsa del famoso social network è crollato, lo aspettano multe milionarie per aver violato la privacy dei propri utenti. L'esperto uruguaiano ritiene che la percezione romantica di internet nella società stia cominciando a cambiare verso una visione più realistica.

"Ci siamo bevuti la favola che internet è la libertà assoluta ed offre la capacità di 'democratizzazione' delle informazioni. Occorre ripensare tutto da capo e giungere ad una comprensione comune per soddisfare le richieste di informazioni e di mobilitazione delle iniziative della comunità".

Per difendere il diritto all'informazione nell'era dei social network, la società civile deve alzare la voce. Aharonian considera questi problemi "universali" e legati alle libertà personali, ai diritti umani e all'esistenza del mondo nella forma in cui lo conosciamo.

"Edward Snowden ne parla da diversi anni. La gestione di dati enormi consente alle informazioni di elaborarsi da sole e riconoscere le nostre intenzioni con l'aiuto di algoritmi: tutto questo gioca a favore delle grandi aziende del settore delle telecomunicazioni", ha evidenziato l'esperto.

Per quanto riguarda le accuse contro la Russia per la sua presunta ingerenza nella campagna elettorale americana, il giornalista uruguaiano ha rilevato che il discorso riguarda una "vecchia tattica: è colpa del nemico per quello che si fa in prima persona. Abbiamo inseguito i presunti hacker russi, forse qualcuno di loro era implicato, ma in questo caso il colpevole era Facebook, una società multimilionaria."

Secondo Aharonian, l'America Latina dovrebbe cercare modi per creare norme che tutelino la società civile, piuttosto che i grandi gruppi economici. E' preoccupato che con i governi "che cedono la loro sovranità agli Stati Uniti e all'Europa" questo compito diventa "sempre più difficile".

"Con le nostre mani aggiorniamo i nostri profili nella rete. Con ogni "like" che mettiamo, diamo la possibilità alle multinazionali di bombardarci con argomenti che non necessariamente ci soddisfano, ma tornano utili alle campagne di diverse società nell'interesse dei politici. E' ingenuo regalare algoritmi informativi alle grandi multinazionali", conclude il giornalista.

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hacker, Social Network, Russofobia, Società, Russiagate, Scandalo Datagate, Cambridge Analytica, Facebook, mass media, Donald Trump, USA, Russia
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