04:10 17 Luglio 2018
Il Cristo Redentore di Rio de Janeiro

Bombe a grappolo: il Brasile ha colpe per i civili uccisi in Medio Oriente?

© Sputnik . Grigoriy Sisoev
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Recentemente l'ONU ha scoperto bombe a grappolo di produzione brasiliana nello Yemen e in Siria. Il Brasile non ha firmato la Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo e non ha intenzione di fermare la produzione e l'esportazione.

L'edizione brasiliana di Sputnik ha deciso di far luce sul tema delle "morti brasiliane" in Medio Oriente.

Dopo la morte di due persone in un raid aereo nella città yemenita di Saada nel 6 dicembre 2016, Human Rights Watch ha trovato tracce dei missili Astros II, in grado di trasportare più di 65 bombe a grappolo. L'anno prima, il 27 ottobre 2015, quattro persone erano rimaste ferite in un bombardamento con le stesse armi.

In aggiunta il giorno prima dell'attacco del 2016, durante una sessione nelle Nazioni Unite, il rappresentante del Brasile si era astenuto dal votare a favore la Convenzione di Oslo. Questa decisione suscita ancora critiche tra gli analisti ed esperti di settore.

"Il Brasile resta un Paese oscurantista e inutile, mentre potrebbe fare molto per prevenire la perdita di vite umane a seguito dell'impiego di queste armi brutali. È molto deprimente che il Brasile non abbia ancora firmato il trattato per il loro divieto del 2008 [Convenzione di Oslo] e che alcuni dei suoi diplomatici non accettino le disposizioni di questo documento. E non capiamo il motivo per cui l'industria brasiliana, l'industria della difesa brasiliana è proprio il settore che detta la politica del Brasile su questo tema piuttosto che il Parlamento o il governo, così come per quanto riguarda la produzione e l'esportazione di bombe a grappolo in Brasile"- ha detto in un'intervista esclusiva con l'edizione brasiliana di Sputnik Mary Wareham, direttrice del dipartimento legale sulle questioni degli armamenti di Human Right Watch di Washington.

Nel giugno 2008 l'allora ministro della Difesa brasiliano Celso Amorim aveva affermato che le armi a grappolo erano "inumane" e che "dovevano essere distrutte" e che in futuro probabilmente il Paese avrebbe adottato la Convenzione".

Tuttavia, cinque mesi dopo, le autorità hanno dichiarato che "il governo non ha sostenuto la Convenzione perché le disposizioni del trattato non bilanciano il diritto legittimo alla difesa e le considerazioni umanitarie".

Un tale cambio di posizione in così poco tempo, secondo gli esperti, era legato alle tensioni tra l'allora capo di Stato Luiz Inácio Lula da Silva e la lobby dell'industria bellica.

Altri deputati si erano schierati per la promulgazione di informazioni affidabili e trasparenti sul commercio di armi da parte dello Stato brasiliano. Abbiamo parlato con uno di loro, Rubens Bueno.

"Il problema è che un Paese come il nostro, che sta dalla parte della pace, non dovrebbe produrre armi che possono strappare vite…. Si tratta di una potente arma, che inoltre può colpire persone che non c'entrano nulla. Non vedo alcun motivo per discussioni commerciali".

Rispondendo ad una domanda dell'edizione brasiliana di Sputnik, il ministero degli Esteri del Brasile ha criticato la Convenzione di Oslo per la natura oscura della sua approvazione e le "distorsioni che danneggiano la sua efficacia". Segue la risposta del dicastero diplomatico brasiliano:

"Le esportazione delle merci dell'industria della difesa brasiliana sono analizzate su base individuale in base al caso particolare in accordo con i principi della politica estera del Brasile e degli impegni internazionali assunti dal Brasile".

Il ministero si occupa solo "delle questioni di assistenza tecnica e politica relativamente alle richieste di autorizzazione per l'esportazione"; la decisione finale viene presa dal ministero della Difesa.

Inoltre il Ministero degli Esteri del Brasile ha sostenuto che la mancata firma della Convenzione di Oslo non significa che il Paese sorvola sul problema delle bombe a grappolo.

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Tags:
Armi, Difesa, Sicurezza, Medio Oriente, Brasile
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