09:36 21 Agosto 2018
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Neue Zürcher Zeitung: l'Islanda non vuole diventare un baluardo NATO

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Le azioni aggressive della Russia e la modernizzazione della sua flotta di sottomarini ha ricordato agli strateghi della NATO l’esistenza dell’Islanda scrive la testata svizzera Neue Zürcher Zeitung.

Gli Stati Uniti, a quanto pare, intendono modernizzare la loro base islandese di Keflavik, chiusa nel 2006. Ma non tutti a Reykjavik vedono di buon occhio questa idea, anzi alcuni elementi del governo del paese sono a favore del ritiro dall'alleanza.

L'Islanda si trova nella parte settentrionale dell'Oceano Atlantico e da un punto di vista militare, è come una portaerei inaffondabile sottolinea l'autore dell'articolo. Questa visione era diffusa durante gli anni della guerra fredda e gli Stati Uniti infatti per decenni hanno usato la base militare costruita in Islanda per tenere sotto controllo i sottomarini sovietici. Nel 2006, la base fu chiusa: l'attenzione occidentale si spostò verso il Medio Oriente.

Già da diversi mesi nei media ci sono notizie secondo cui decine di milioni di dollari del bilancio militare statunitense per il 2018 dovrebbero essere assegnati per la modernizzazione della base aerea islandese in disuso di Keflavik. Questo ci spinge a chiederci se la marina americana intende riprendere le attività nella base militare, scrive il quotidiano svizzero. Secondo l'edizione, ci sono varie ragioni per questo: la Russia ha recentemente ampliato in modo significativo il proprio arsenale ed è diventata più aggressiva nell'agire in regioni che considera sue sfere di influenza. Così, il confronto precedente è tornato in una nuova forma, sottolinea la Neue Zürcher Zeitung.

Come riportato nell'articolo, la Russia ora più che mai è in grado di portare tranquillamente i suoi sottomarini davanti alle coste americane. In confronto con l'Unione Sovietica, la flotta sottomarina russa non è così grande, ma è ben attrezzata tecnologicamente. La NATO, al contrario, ora ha pochi mezzi per rilevare le navi che si fanno strada attraverso l'Atlantico. Le vecchie tecnologie non sono sufficienti, è necessario un maggiore monitoraggio e controllo aereo.

Ciò è particolarmente importante, perché attraverso il corridoio dalla Gran Bretagna alla Groenlandia, passando anche attraverso l'Islanda, vengono posati numerosi cavi transatlantici per la trasmissione dati, che garantiscono le comunicazioni tra Europa e Nord America, sottolinea la pubblicazione.

L'importanza del rapido scambio di informazioni nella società moderna è grande, specialmente in caso di conflitto, quindi è logico che l'Islanda sia tornata all'attenzione della NATO come centro per il monitoraggio della parte settentrionale dell'Oceano Atlantico, dice l'articolo. Attualmente, gli aerei americani stanno monitorando il movimento dei sottomarini nella regione, anche se se per questo partono dalla base NATO in Sicilia.

Allo stesso tempo, la costante presenza militare degli Stati Uniti in Islanda potrebbe rivelarsi delicata per lo stato, osserva il quotidiano svizzero. Dalla fine del 2017 al potere in Islanda c'è il governo guidato dal primo ministro Catherine Jakobsdottir del partito di Sinistra Verde. Allo stesso tempo, la coalizione comprende anche il Partito dell'Indipendenza e il Partito progressista, che formano due formazioni di centro-destra, che non sono troppo categoriche nella questione del ritorno in Islanda delle forze navali statunitensi. A loro volta, i membri di Sinistra Verde si differenziano per atteggiamenti pacifisti e non solo si oppongono a qualsiasi militarizzazione dell'Islanda, ma richiedono anche che il paese abbandoni la NATO.

Jakobsdottir ammette che non c'è unità nella società in questo senso, quindi il suo partito è favorevole al voto popolare. Tuttavia, il primo ministro dichiara con sicurezza che la difesa civile per lei è fondamentale al contrario della capacità di difesa del paese in generale. L'Islanda è l'unico membro della NATO che non ha il suo esercito. Le uniche formazioni armate per proteggere il territorio dello stato e il suo spazio aereo sono le unità della Guardia Costiera.

Fino al 2006, la sicurezza dello spazio aereo islandese è stata monitorata da truppe americane di stanza. Dopo la chiusura della base di Keblavik con la NATO, è stato raggiunto un accordo sulla presenza di squadroni aerei a rotazione. A differenza dei paesi baltici, dove le forze della NATO sono costantemente presenti in due basi militari, in Islanda, le unità dell'alleanza appaiono per uno specifico intervallo di tempo su richiesta del governo, spiega la pubblicazione. Gli accordi sulla sorveglianza dello spazio aereo vengono effettuati molte volte all'anno e prevedono la presenza in Islanda delle forze militari dell'alleanza per un periodo di diverse settimane. Da quando la Russia è entrata in Crimea, l'aviazione vola armata in modalità di combattimento, scrive il quotidiano svizzero.

Inoltre, dal 1951, è stato stipulato un accordo di cooperazione nel settore della difesa tra Reykjavik e Washington terminato nel 2016. Ora il governo di Jakobsdottir vuole controllare in che misura gli ammodernamenti alla base militare di Keblavik sono necessari per il suo utilizzo da parte dell'America e quali richiedono il permesso delle autorità islandesi.

Gli Stati Uniti, sembra, che vogliano prendere in considerazione il pregiudizio dell'Islanda contro una presenza militare permanente e di non schierare una guarnigione di 5.000 uomini a Keblavik, come in passato. Il principio di rotazione rimane, e la base principale rimane la Sicilia, scrive Neue Zürcher Zeitung.

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