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    Agenti della polizia antisommossa in Piazza Maidan

    Di cosa ha paura l'Ucraina. Pubblicate le testimonianze dei cecchini georgiani

    © Sputnik. Andrey Stenin
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    Nel caso degli spari su piazza Maidan c’è una nuova svolta. Il corrispondente di Sputnik ha incontrato i presunti cecchini: sono cittadini georgiani pronti a testimoniare al tribunale ucraino. L’agenzia si è avvalsa dei protocolli ufficiali per l’intervista a Koba Nergadze e Alexander Revazishvili.

    C'è una coincidenza interessante: l'ex presidente georgiano Mikhail Saakashvili è stato espulso dall'Ucraina immediatamente dopo che Sputnik aveva annunciato la pubblicazione della sua inchiesta. Il giorno dopo, Saakashvili doveva comparire in tribunale proprio sul caso dei cecchini.

    L'intervista è stata realizzata dagli avvocati Alexander Goroshinsky e Stefan Reshko in conformità con la Costituzione e le relative leggi ucraina in materia penale. Entrambi rappresentano nel tribunale distrettuale di Svyatoshinsky di Kiev gli interessi degli ex dipendenti dell'unità speciale "Berkut".

    Nergadze e Revazishvili hanno formalmente promesso "di fornire testimonianze veritiere all'avvocato e successivamente in tribunale".I presunti cecchini parlano dettagliatamente di loro stessi e della loro vita in Georgia. Entrambi in passato sono stati attivi sostenitori di Saakashvili. Nergadze era un agente del cosiddetto Sonderkommando, mentre Revazishvili era membro dell'organizzazione "Zona libera". Entrambi si occupavano di intimidazione agli oppositori, di pestaggi, di provocazioni. Nergadze è stato addestrato all'estero: in Grecia, Germania e Lituania. Inoltre è stato formato a lavorare con i manifestanti, ovvero "ottenere informazioni, organizzare le persone, creare situazioni di conflitto".

    In Ucraina erano arrivati ​​per ordine di Mamuka Mamulashvili — consigliere militare Saakashvili, ora comandante della Legione georgiana che combatte nel Donbass dalla parte di Kiev.

    Dei cecchini dovrebbe essere un'indicazione diretta che la questione della sparatoria discusso c Parubiya Andrei e Sergei Pashinsky — è ora il presidente della Verkhovna Rada e il capo della commissione parlamentare per la difesa e la sicurezza, rispettivamente.

    Generale Tristan Tsitelashvili, Alexander Revazishvili and Koba Nergadze
    © Sputnik. Stringer
    Generale Tristan Tsitelashvili, Alexander Revazishvili and Koba Nergadze
    I cecchini sono stati addestrati da un ex soldato americano, Christopher Brian. Le armi nell'edificio del conservatorio e nell'hotel Ukraina sono state portate personalmente da Pashinsky, accompagnato da sconosciuti. Il 20 febbraio 2014, giorno della sparatoria, lo stesso Pashinsky ha usato una mitragliatrice. Vladimir Parasyuk ha sparato con una carabina Saiga. Dopo Maidan è stato ufficiale del battaglione "Dnepr" e deputato.Per il lavoro a Maidan il gruppo di Nergadze ha ricevuto 10 mila dollari e altri 50 mila sono stati promessi per dopo.

    Oggi Nergadze e Revazishvili si nascondono in Armenia, temendo per le loro vite. L'appello alla corte e ai giornalisti è un tentativo di rendere pubblica la questione e difendersi. Essi hanno rivelato al corrispondente di Sputnik che molti di coloro che furono coinvolti nella sparatoria a Maidan morirono successivamente in strane circostanze.

    Alexander Revazishvili:

    Alexander Revazishvili
    © Sputnik. Stringer
    Alexander Revazishvili
    "Alla fine del gennaio 2014 Koba Khabazi aveva convocato me, Gogokhia, Kemulariya e Kipiani all'ufficio di "Free Zone" ed aveva dato l'ordine di partire a Kiev. Aveva dato a ciascuno 1000 dollari ed aveva promesso alla fine della trasferta  500 dollari per tutti: non aveva spiegato lo scopo del viaggio, aveva solo accennato che era per partecipare alle proteste a Maidan per dare una mano ai dimostranti. Tutte e quattro insieme a Khabazi siamo atterrati al Borispol di Kiev con un aereo di linea della UIA (Ukraine International Airlines — ndr). All'aeroporto ci ha incontrati Mamulashvili. Ci ha preso i passaporti e si è occupato lui di passare i controlli doganali. Dopo ci hanno portato all'appartamento. Il giorno successivo Mamulashvili ci ha portato a Maidan e ci ha messo in una tenda nella piazza. Qui ricevevamo le istruzioni da Khabazi: il nostro compito era provocare i manifestanti per andare all'attacco. Il nostro gruppo con i dimostranti ha preso parte agli scontri violenti contro i Berkut: lanciavamo sassi, bottiglie, e bombe Molotov. A Maidan funzionava così: alcuni portavano pietre, preparavano e distribuivano le bottiglie con liquido infiammabile, altri attaccavano la polizia e il Berkut. Tutti si aspettavano che il Berkut fosse sul punto di compiere il blitz definitivo.

    In tenda è entrato un giornalista (non ricordo il canale) con un operatore per farci un'intervista. Mi sono girato ed ho abbassato il cappello per coprire gli occhi affinchè non mi filmassero, con il reporter ha parlato Merab Kipiani, che aveva detto di non aver nulla da fare in Georgia e di essere pronto a sparare per aiutare il popolo ucraino. Quando il giornalista se ne è andato, abbiamo ripreso Kipiani per le sue parole sulla prontezza a sparare, tra di noi c'è stato uno scontro. La sera stessa abbiamo riferito l'accaduto a Khabazi, a sua volta chi ha detto che non era nulla di preoccupante.

    E' andato avanti così fino al 15 febbraio: allora era arrivato nella nostra tenda Mamulashvili insieme ad un ucraino presentatosi come Andriy e ad un uomo in mimetica che si presentava come l'ex soldato statunitense Cristopher Brian e nostro istruttore. Mamulashvili ci aveva detto che dovevamo agire secondo gli ordini di Andriy. Andriy ci aveva detto che dovevamo seguirlo fino al palazzo del conservatorio. Quando se ne erano andati, abbiamo fatto una domanda a Khabazi: chi è Andriy e perchè dobbiamo prendere ordini da lui? Khabazi ci aveva detto che era necessario fare così e che al conservatorio ci saremmo messi a disposizione di Andriy Pashinsky (dopo ha saputo che non era Andriy, ma Sergei).

    Tutti e quattro ci siamo trasferiti al palazzo del conservatorio e ci eravamo posizionati al secondo piano, dove abbiamo passato la notte sotto una grande finestra. Insieme a noi c'erano ucraini e gente dei Paesi Baltici. Negli ultimi giorni prima degli spari l'accesso al palazzo era stato severamente limitato, non potevano entrare dimostranti a caso dalla piazza.

    Quelli che erano nella stanza, praticamente non parlavano con noi, si facevano chiamare con soprannomi. C'era una disciplina molto rigida, non era come in piazza. Tutti erano sotto gli ordini di Pashinsky. Avevo capito che qui erano state radunate persone per realizzare un preciso.

    Il 19 febbraio erano arrivati al conservatorio Mamulashvili, Kikabidze, Kalandadze (ex capo della sicurezza del presidente georgiano Mikheil Saakashivili) ed altre 10 persone, non conoscevo gli altri. Mamulashvili ci aveva chiesto come fosse il nostro umore. Tra di loro scherzavano…. Dopo se ne sono andati con Pashinsky. Dopo un po' è ritornato Pashinsky con persone sconosciute, che avevano portato delle borse  con armi: c'erano fucili. Pashinsky aveva in mano un kalashnikov di calibro 7,62 mm con il caricatore aperto.

    Pashinsky aveva distribuito a quasi tutti i presenti nella stanza i fucili e una scatola di proiettili, al nostro gruppo avevano dato il fucile solo a Kipiani. Nella stanza con noi c'era un ragazzo giovane con suo padre. In seguito dai notiziari in tv ho saputo che il suo cognome era Parasyuk. Si rivolgeva al maggiore con il termine "Batya", per questo ho capito che era suo padre. Pashinsky mi aveva chiesto aiuto su come scegliere le posizioni per sparare ed aveva detto: "questa notte ci potrebbe essere il blitz del Berkut al conservatorio, perchè Yanukovych ha trovato l'accordo con l'Europa sullo svolgimento delle elezioni e Maidan può essere sgomberata, non dobbiamo permetterlo."

    Estratto dalla testimonianza di Alexander Revazishvili. Prima parte
    © Sputnik.
    Estratto dalla testimonianza di Alexander Revazishvili. Prima parte

     

    "La sera del 19 febbraio avevano staccato la luce al conservatorio. Non sapevo il perchè. All'una di notte un gruppo aveva portato sul balcone 3 o 4 proiettori, li avevano accesi e puntati verso Maidan. Allora avevo capito perchè lo avevano fatto: nel palazzo manca la luce e non si vede chi vi si trova, i proiettori illuminano la zona da sparare e allo stesso tempo accecano chi deve osservare il palazzo.

    La notte del 20 febbraio alle 4 o 5 di mattino abbiamo sentito gli spari dall'edificio, mi sembrava il Palazzo d'Inverno. Pashinsky era scattato ed aveva gridato di fermare il fuoco, era troppo presto. Subito le armi erano state messe a tacere. Verso le 7.30 del mattino, forse più tardi Pashinsky ci ha detto di prepararci e dopo pochi minuti aveva dato l'ordine di aprire il fuoco: sparare 2-3 colpi contro i manifestanti e gli agenti del Berkut e poi cambiare posizione. Dopo il suo ordine, tutti quelli che erano nel conservatorio avevano iniziato a sparare.

    Si sparava dal secondo piano. I cecchini erano vestiti in vario modo: in nero, in mimetica. Pashinsky e Parasyuk padre e figlio erano vestiti in nero. Molte avevano il passamontagna. Pashinsky sparava col suo mitragliatore…

    Dopo qualche minuto avevo sentito sparare dall'hotel Ukraina. Da lì si sparava con maggiore intensità. Dal conservatorio si era sparato per 10-15 minuti.

    Dopo Pashinsky aveva ordinato a tutti di lasciare le armi e uscire dall'edificio. Chi aveva sparato senza guanti aveva graffiato il grilletto per non lasciare impronte, tutti erano usciti in strada. Dall'hotel Ukraina si continuava a sparare. Ci eravamo fermati sotto il conservatorio e 5 minuti dopo erano finiti gli spari, insieme eravamo ritornati nella tenda.

    I dimostranti parlavano tra di loro, alcuni ritenevano di aver sparato ai propri; altri ritenevano di aver colpito poliziotti o gli agenti del Berkut; alcuni avevano fucili da caccia. La gente era arrabbiata. In tenda aspettavamo Mamulashvili e Khabazi. Di giorno avevamo sentito gli spari dall'hotel Ukraina. Kipiani non era tornato. Cercavamo di non uscire dalla tenda ed abbiamo passato la notte. Il giorno dopo in piazza Maidan si svolgevano celebrazioni commemorative, si sentivano gli interventi rabbiosi di Klitschko e Yatsenyuk e di qualche altro politico. Tutti quelli che erano intervenuti dicevano che ad aprire il fuoco erano stati gli uomini del Berkut su ordine del presidente Yanukovych.

    Vedendo la situazione, cercavamo di non uscire dalla tenda e camminare meno possibile in piazza Maidan. Avevamo passato un'altra notte, in attesa che qualcuno ci dicesse cosa fare in seguito.

    Girando in piazza, Gogokhi aveva sentito che Kipiani, uno dei nostri, era rimasto ucciso, era stato trovato con la testa fracassata. Dopo questo avevo deciso di lasciare Maidan da solo, perchè temevo che mi avessero fatto fuori come testimone scomodo. Mi ero recato all'aeroporto Borispol per ritornare a Tbilisi. Gli altri erano rimasti a Maidan. Non so dove si trovino ora e cosa sia successo".

    Estratto dalla testimonianza di Alexander Revazishvili. Seconda parte
    © Sputnik.
    Estratto dalla testimonianza di Alexander Revazishvili. Seconda parte

     

    Koba Nergadze:

    Koba Nergadze
    © Sputnik. Stringer
    Koba Nergadze
    "Nel dicembre 2013 aveva raccolto le squadre Mamuka Mamulashvili, che aveva dichiarato che bisognava recarsi urgentemente in Ucraina per aiutare i dimostranti. Avevamo considerato questa disposizione come un ordine. Al più esperto del commando avevano dato i soldi. Avevo ricevuto 10mila dollari rispetto al budget di 100mila dollari. Inoltre aveva promesso che avrebbe pagato altri 100mila dollari a tutte le squadre una volta ritornati in Georgia. Da ognuno di noi voleva una foto per il passaporto e il passaporto. All'aeroporto di Tblisi Mamulashvili aveva ritirato i passaporti ed era passato vicino i doganieri senza alcuna lamentela. In aereo ci aveva dato i passaporti con nomi falsi. Io ero Georgy Karusanidze del 1977. Avevo capito che in aeroporto Mamulashvili era passato con i passaporti falsi. Il volo era un charter. All'arrivo all'aeroporto di Kiev "Borispol" ci aveva incontrato un uomo, che si faceva chiamare Andriy (in seguito sono venuto a conoscenza del suo cognome Paruby). A giudicare dal comportamento, Mamulashvili e Andriy si conoscevano. Avevamo saltato il controllo dei passaporti. Ci avevano fatto uscire dall'aeroporto e fatti salire su un pulmino blu. Paruby e Mamulashvili viaggiavano con noi.

    Il veicolo si era fermato in un palazzo in ulitsa Ushinskogo (il nome della via l'ho appreso dopo), non ricordo il numero civico, il numero di appartamenti e il numero di piani. Ci hanno messo in due bilocali. Non posso ricordare la data precisa del nostro arrivo, comunque tra il 10 e 15 dicembre 2013. Abbiamo passato la notte, il giorno dopo ci era venuto a prendere un pulmino come concordato il giorno prima con Mamulashvili. Ci hanno portato in piazza Maidan. Mamulashvili era con noi. Non ci aveva dato ordini precisi, ci aveva solo raccomandato di aiutare i dimostranti ad evitare che si manifestassero episodi di ubriachezza, a fare conoscenza con loro e individuare i provocatori delle autorità. Di fatto ci trovavamo semplicemente in piazza Maidan. Non prendevamo parte agli scontri con il Berkut. Ogni giorno ci venivano a prendere e dormivamo in appartamento. Il capodanno lo abbiamo festeggiato all'hotel Ukraina. E' andato avanti così fino alla fine di gennaio. In questo periodo trascorrevamo più tempo all'hotel Ukraina. Oltre alla mia squadra c'erano altri gruppi con i loro uomini: Kikabidze, Makiashvili, Kapiani, Saralidze. Queste squadre sono arrivate in Ucraina separatamente da noi, quando non lo so. Il 10 febbraio io e la mia squadra ci trovavamo al 3° piano quando da noi sono arrivati Saakashivili, Mamulashvili, Paruby, Pashinsky e un uomo in mimetica. Saakashivili era compiaciuto dopo aver visto i suoi concittadini. Saakashivili ci aveva presentato l'uomo in mimetica che si presentava come l'ex soldato americano Cristopher Brian. Più tardi avevo saputo da Mamulashvili che era stato un cecchino dell'esercito statunitense. Brian non parlava russo, con Saakashivili e Mamulashvili comunicava in inglese.

    All'hotel Ukraina oltre a noi c'erano ucraini, polacchi e gente proveniente dai Paesi Baltici.

    Il 14-15 febbraio i capitani delle squadre — me, Kikabidze, Makiashvili ed altri — eravamo stati convocati in una camera al terzo piano per incontrare Paruby, Pashinsky, Mamulashvili e Brian. Paruby era intervenuto con queste parole: "..è giunta l'ora di aiutare il popolo fraterno ucraino, presto avremo un altro compito". Avevo cercato di capire di cosa si trattasse, ma Paruby aveva detto che lo avrebbe svelato dopo. Allora era salita la tensione tra i dimostranti e gli uomini del Berkut. Avevo visto tra i dimostranti fucili da caccia, pistole, bombe molotov. Periodicamente si registravano violenti scontri tra la polizia e i dimostranti con catene e pietre. La polizia non aveva armi a differenza dei dimostranti.

    Più o meno il 18 febbraio era giunto nell'hotel Pashinsky con alcune persone sconosciute e diverse borse. Avevano tirato fuori kalashnikov di calibro 7,62 mm, fucili di precisione… e un fucile di fabbricazione straniera. Avevano distribuito una scatola di munizione ad ogni squadra. Pashinsky aveva detto che le armi servivano per difendersi: "ragazzi, difendetevi". Per difenderci da cosa?, — avevo chiesto, ma Pashinsky aveva lasciato la stanza senza rispondere. Le armi erano state distribuite tra le altre squadre. Io e i miei uomini non avevamo preso le armi. Avevo visto che molti si allenavano ad impugnare i fucili e sparare dalle finestre. Mamulashvili ci aveva detto che il nostro compito non era permettere lo svolgimento di elezioni anticipate, altrimenti Maidan si sarebbe sciolta". 

    Estratto dalla testimonianza di Koba Nergadze. Prima parte
    © Sputnik.
    Estratto dalla testimonianza di Koba Nergadze. Prima parte

     

    "La sera tardi del 19 febbraio venne da me Mamulashvili e mi disse: "Koba, domani sarà un giorno difficile per noi, avremo un compito particolare da dover eseguire..bisognerà creare il caos in piazza e sparare contro tutti: manifestanti e polizia, non fa differenza. La cosa più importante è sparare alla gente per 15-20 minuti. Dopo vi prenderò per riportarvi a Tbilisi".

    Mi ero lamentato del fatto che a Tbilisi non avevamo parlato di questo compito che non aveva nemmeno accennato.

    Mamulashvili aveva detto che ieri avevano deciso di passare al piano "b" ed era un ordine. Avevo chiesto perchè non ci avevano pagato. Ha risposto dicendo che ci avrebbero pagato dopo aver sparato. Paruby e Brian avevano assistito alla discussione. Parlavamo in georgiano, guardavano solo.

    Avevo assistito a come venivano date le istruzioni alle altre squadre: Brian parlava in inglese, Mamulashvili traduceva in georgiano.

    Alla fine era stato deciso così: il gruppo guidato da Pashinsky va al conservatorio. Era formato da ucraini, polacchi, georgiani e lituani.

    Le sue squadre a distanza di 3-4 minuti dovevano iniziare a sparare dal conservatorio, mentre le unità all'hotel Ukraina avrebbero sparato con intervalli di 1-2 minuti. Ogni cecchino doveva sparare un tot di colpi e lasciare l'arma. Secondo i piani, gli spari non dovevano durare più di 20 minuti per evitare che la polizia ne determinasse l'origine.

    Temevano che la polizia desse il via ad un blitz e catturasse i cecchini…La mia squadra doveva tenere sotto controllo l'ingresso dell'hotel. Non avevamo armi. Tutti erano vestiti in vario modo: in nero, in mimetica, in abiti sportivi. Non c'erano pretese.

    La mattina presto verso le 8 avevo sentito gli spari dal conservatorio. Dopo qualche minuto le squadre di Mamulashvili avevano iniziato a sparare dall'hotel Ukraina….

    Chi e come avevano poi preso le armi lasciate dai cecchini non l'avevo visto. Ero rimasto in posizione con la mia squadra, ma dopo non aver più visto Mamulashvili siamo scesi nella hall. Là c'era un ucraino dell'entourage di Pashinsky, che conosceva uno dei miei, gli aveva detto: "…andatevene via da qui, altrimenti avrete problemi". Lo stesso giorno siamo tornati negli appartamenti, abbiamo preso le nostre cose e siamo partiti in aereo per Tbilisi.

    Il passaporto che mi aveva dato Mamulashvili per andare in Ucraina l'ho bruciato in Georgia. Ora uso il mio passaporto. Gli altri membri della mia squadra sono atterrati a Tbilisi".

    Estratto dalla testimonianza di Koba Nergadze. Seconda parte
    © Sputnik.
    Estratto dalla testimonianza di Koba Nergadze. Seconda parte

     

    La versione completa delle testimonianze. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

    • Le testimonianze ufficiali di Alexander Revazishvili all'avvocato del tribunale ucraino. (1)
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    • Il documento in cui Alexander Revazishvili conferma la sua partecipazione agli eventi in piazza Maidan a Kiev al tribunale ucraino.
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    • Le testimonianze ufficiali di Koba Nergadze all'avvocato del tribunale ucraino. (5)
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    • Le testimonianze ufficiali di Koba Nergadze all'avvocato del tribunale ucraino. (6)
      Le testimonianze ufficiali di Koba Nergadze all'avvocato del tribunale ucraino. (6)
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    • Il documento in cui Kobe Nergadze conferma la sua partecipazione agli eventi in piazza Maidan a Kiev al tribunale ucraino.
      Il documento in cui Kobe Nergadze conferma la sua partecipazione agli eventi in piazza Maidan a Kiev al tribunale ucraino.
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    • Copia del biglietto aereo che conferma l'arrivo di Koba Nergadze a Kiev (il biglieto al nome di Georgy Karusanidze), 2013.
      Copia del biglietto aereo che conferma l'arrivo di Koba Nergadze a Kiev (il biglieto al nome di Georgy Karusanidze), 2013.
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    • Copia del biglietto aereo che conferma l'arrivo di Revazishvili a Kiev
      Copia del biglietto aereo che conferma l'arrivo di Revazishvili a Kiev
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