14:57 02 Luglio 2020
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A Salonicco il 21 gennaio c'è stata una grande manifestazione contro l'uso della parola "Macedonia" del paese confinante.

La protesta, formalmente, non è associata ad alcun partito, hanno partecipato i rappresentanti del clero, i membri dei sindacati, i politici locali conservatori, i pensionati militari. Secondo diverse fonti, contro la "componente macedone" del nord hanno marciato 100.000 persone.  I colloqui di Skopje e Atene sul nome del paese sono all'inizio, i greci stanno difendendo, come dicono, gli interessi nazionali. Ad Atene si astengono da dichiarazioni radicali, il primo ministro greco Alexis Tsipras ha detto che è necessario trovare la possibilità per risolvere la controversia, ha promesso di prendere in considerazione tutte le preoccupazioni della società greca.  

Allo stesso tempo, il nuovo governo della Macedonia, guidato dal leader dell'SDSM Zoran Zaev è occupato a rendere l'albanese seconda lingua di stato, che, secondo l'ultimo censimento ufficiale, è parlata dal 20% della popolazione. Questo documento si rifiuta di firmarlo il presidente George Ivanov, il rappresentante del partito di opposizione, il VMRO-DMPNE, che ha spiegato che questa decisione "favorisce solo la lingua albanese". 

L'analista di Skopje Aleksandar Dastevski in un'intervista a Sputnik ha detto che le manifestazioni in Grecia dimostrano che non c'è soluzione semplice.

"La questione del nome non è facile decidere, la situazione è ancora più difficile e complicata. Ci vorrebbero due referendum su questo tema, uno in Grecia e uno in Macedonia. Secondo i rapporti ufficiali, Atene non ha intenzione di fare un referendum. In estate la Grecia aspetta le elezioni, se vincerà la destra, tutti gli accordi tra Atene e Skopje possono essere facilmente cancellati. Il governo macedone ha una situazione ancora più interessante: si prevede che nel mese di giugno, al vertice della NATO, il paese verrà invitato nell'Alleanza. E questo non accadrà, se non verrà trovato un compromesso per quanto riguarda il nome. Se la Macedonia non entrerà nella NATO, sarà un duro colpo per la reputazione delle nuove autorità, che in un anno non sono riuscite a risolvere molte questioni importanti. Tutto questo può portare a nuove elezioni parlamentari". 

Secondo l'analista, il problema è che nel paese non c'è dialogo politico di qualità, questo potrebbe portare ad un accordo sul nome del paese: 

"In ogni caso, può accadere quello che ha previsto la Russia: l'Occidente cercherà tutti i modi possibili di risolvere questo problema, per prendere il nostro paese nell'alleanza militare. Questo significherebbe per noi ancora più pressione, mentre avverrebbe al contrario in Grecia. È una situazione pericolosa, in quanto si può arrivare non solo a cambiare il nome del paese, ma anche a creare un "nuovo" stato, che, temo, il popolo non chiede. A decidere sarà la comunità internazionale" ha detto. 

A seguito della Terza guerra macedone, nel secondo secolo della nostra era, lo stato allora chiamato la Macedonia, ovvero l'attuale ex repubblica jugoslava, che rientra nella omonima storica area dell'antica Macedonia, ha perso contro Roma ed è stata divisa in quattro parti. Non sappiamo se è stato un errore degli antichi redattori delle mappe, pubblicate nella raccolta greca Eleftheri ora, come affermano adesso la chiesa greco-ortodossa e i partiti di destra, ma anche lì la Macedonia era divisa in quattro parti. È vero, a quanto pare, tenendo conto delle due guerre dei Balcani all'inizio del ventesimo secolo e l'attuale situazione nei Balcani, con componente albanese, serba, bulgara, greca. "La decisione è sul confine con la Serbia", si legge nell'articolo, che ha causato un grave scandalo nella stampa macedone. 

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Tags:
Protesta, Protesta, Zoran Zaev, Macedonia
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