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    Una ragnatela sembra avvolgere questa bandiera UE

    Unione Europea, Dalle Origini a Oggi – Parte 2

    © REUTERS / Laszlo Balogh/Files
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    Rossana Carne
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    “Alcuni paesi vogliono entrare in Europa per essere più poveri e altri vogliono lasciarla per essere più ricchi.” Bernard Pivot. Seconda puntata

    Le basi per la fondazione di un mercato economico comune vennero poste nel giugno del 1955 alla conferenza di Messina, dove si stabilì che questo mercato doveva essere costruito sulla base di un’unione doganale per i prodotti agricoli e industriali, di una liberalizzazione dei movimenti di capitali, di lavoratori e di servizi e sulla base di una comunità per la gestione dell’energia atomica.

    Questo progetto si realizzò compiutamente due anni dopo con la firma, il 25 marzo del 1957, del Trattato di Roma che istituiva, di fatto, la CEE (Comunità Economica Europea) e l’EURATOM. Tra gli organi principali della CEE, alcuni nati già con la CECA, c’erano la commissione con compiti di natura tecnica e di attuazione, il consiglio dei ministri formato dagli stati membri rappresentati dal ministro competente in materia, la corte di giustizia e l’assemblea comune che oggi conosciamo con il nome di Parlamento Europeo.

    Analizzando approfonditamente le modalità di cooperazione tra i vari stati europei, che hanno dato vita al mercato comune, alla Comunità Economica Europea e all’Unione Europea, vediamo che il tutto è stato letteralmente dominato, soprattutto all’inizio, dalle teorie funzionaliste.

    Secondo queste teorie, i processi di integrazione nascono quando, alcuni stati mettono in comune determinate attività e/o risorse economiche e questi processi possono proseguire fino a quando gli stati ne traggono benefici, ovviamente economici, da quelle stesse modalità di cooperazione.

    Da lì in poi, il proseguimento nel cammino di integrazione risultò tutto in discesa, perché, se la cooperazione in un determinato settore ha successo, allora questa viene estesa ad altri campi e produce, di fatto, domande di collaborazione che vengono definite con il termine di Spillover Effect (tracimazione).

    Queste attività di collaborazione, quindi, avrebbero finalmente permesso al vecchio continente la tanto agognata ripresa dopo la Seconda Guerra Mondiale; ed anche se pace e stabilità erano, di fatto, il primo pensiero nelle menti degli ideatori e degli statisti di quella che noi chiamiamo oggi Unione Europea, non ci sono dubbi sul fatto che i fattori dominanti e trainanti, che hanno portato di fatto alle prime organizzazioni sovranazionali europee, furono la ripresa e la crescita economica.

    Il processo di unificazione politica, quindi, è stato ed è ancora dominato dagli interessi statali che sono, di fatto, legati all’economia; infatti, i singoli governi cercano di fare gli interessi e di difendere il benessere dei loro cittadini e del loro stato, piuttosto che quelli di un altro.

    Ma dove siamo arrivati oggi? L’Unione Europea è veramente riuscita nei suoi intenti?

    Se consideriamo l’abolizione di ulteriori conflitti, possiamo affermare che, internamente, lo scopo è stato raggiunto. Tuttavia, non si può dire lo stesso per tutte quelle regioni in cui, anche gli stati membri UE, hanno inviato eserciti per muovere guerra o per sedare delle rivolte come il Medio Oriente.

    Se osserviamo, invece, il punto di vista economico possiamo affermare abbastanza concretamente che, solo alcuni stati, hanno tratto benefici concreti dall’Unione Europea, mentre altri si sono trovati schiacciati da regole e imposizioni di mercato e monetarie troppo ferree che li hanno spinti sull’orlo del fallimento, oltre che all’indebitamento con la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale.

    Dopo le crisi di Grecia e Spagna, infatti, molti cittadini non si sentono più parte di una vera unione, ma si vedono più che altro schiacciati da una marea di tecnocrati che sembrano abitare su Plutone, piuttosto che sul pianeta Terra e tutto questo, ha portato ad un risentimento generale che è sfociato, nel giugno 2016, a uno degli atti di protesta più incisivi degli ultimi 50 anni, la Brexit. Con il termine Brexit si indica l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, così come sancito dal referendum che si è svolto, appunto, lo scorso 23 Giugno 2016.

    Immediatamente dopo la notizia della vittoria del leave, apparsa su tutti i media e i giornali, siamo stati bombardati da immagini che ritraevano una situazione catastrofica, al limite del fallimento e del collasso totale e della perdita di qualsiasi cosa. Ci hanno detto che le borse avrebbero continuato a perdere e anche la nostra stessa esistenza, come cittadini europei, sarebbe stata messa in discussione.

    Ma è effettivamente così?

    Ci sentiamo davvero cittadini europei? Forse dovremmo iniziare a pensarci bene perché, probabilmente, molti di noi si sentono europei solo quando è ora di andare in vacanza e non avere le rogne del visto turistico.

    Forse molti sono allettati dalla possibilità di trovare un buon lavoro o la possibilità di studiare in uno stato dell’Unione, ma anche se ci fossero vincoli, quali il visto, sarebbero così insormontabili?

    Quando si va a studiare negli Stati Uniti o in Estremo Oriente non si sbrigano le stesse pratiche? Non ci sarebbe assolutamente nulla di diverso né per il lavoro né per lo studio, bisognerebbe semplicemente richiedere il visto o, in caso, la doppia cittadinanza.

    Dal punto di vista economico, invece, alcuni economisti non sono d’accordo con questo scenario apocalittico, tutt’altro. Secondo loro, proprio grazie alla Brexit, il Regno Unito potrebbe aspirare ad un aumento della crescita interna che consentirebbe al mercato di abbassare i prezzi ed essere, quindi, decisamente più accessibile. Inoltre, grazie al risparmio in termini di tassazione che il governo deve fornire all’Unione per autoalimentarsi, la Gran Bretagna potrebbe persino arrivare a diminuire la pressione fiscale sui cittadini inglesi. Parlare delle conseguenze della Brexit, tuttavia, è un po’ come giocare a tirare i dadi.

    Non sappiamo esattamente cosa succederà, ma possiamo basarci su alcuni piccoli fatti concreti: Mentre, secondo il report del Tesoro l’economia inglese avrebbe subito una contrazione del —6% da qui al 2030 in caso di abbandono dell’UE, secondo le stime offerte dagli economisti ci sarebbe una crescita del +4% proprio grazie alla Brexit. Inoltre, alcuni economisti sostengono che il Regno Unito, dopo un’iniziale svalutazione della moneta e attacchi speculativi, troverebbe il suo equilibrio fino a far cessare ogni attacco volto a indebolire la sua economia o il suo governo. Niente di così tragico quindi!

    Le cause di questa uscita possono essere riscontrate nella mancanza di una vera leadership a livello europeo? La Merkel è effettivamente una leader adatta all’Unione?

    Secondo alcuni storici la risposta è abbastanza scontata in quanto reputano la cancelliera tedesca come un semplice commissario della Germania Est sia nel modo di vestire sia nel modo di gestire gli affari internazionali.

    Per questa ragione, secondo questi studiosi, è meglio che la Merkel e la Germania vengano tenuti sotto stretta sorveglianza e sotto una sorta di cortina di ferro in quanto, come ben sappiamo e come la storia ci insegna, se questo paese si trova ad essere indipendente potrebbe, per l’ennesima volta, far scoppiare un conflitto.

    Questa idea, decisamente molto forte, si basa sul fatto che proprio la Germania produce ed esporta, ogni anno, armi in tutto il mondo per un valore di oltre quattro miliardi di euro, il lupo perde il pelo ma non il vizio insomma.

    Sarà veramente così?

    Solo il tempo potrà dircelo. Tuttavia, come italiani, dovremmo interrogarci profondamente per capire se è il caso di continuare a sostare su una barca che, molto probabilmente, finirà per affondare se non cambia radicalmente la sua struttura di navigazione.

    “L’euro farà finire la democrazia in Europa e la Germania si ritroverà a faccia a faccia con la sua naturale fobia dell’inflazione, mentre l’euro risulterà fatale per i paesi più poveri perché “devasterà le loro economie inefficienti.” Margaret Tatcher, Camera dei Comuni 1990

     

    “Alcuni paesi vogliono entrare in Europa per essere più poveri e altri vogliono lasciarla per essere più ricchi.” Bernard Pivot — Leggi la prima puntata

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