Widgets Magazine
19:29 17 Luglio 2019
Incendio sulla petroliera iraniana Sanchi (foto d'archivio)

Come è avvenuta la sciagura della petroliera iraniana nel Mare Cinese Orientale?

© REUTERS / 10th Regional Coast Guard Headquarters
Mondo
URL abbreviato
2010

Il portavoce della Marina Militare iraniana ha dichiarato che sono rimasti uccisi tutti i membri dell'equipaggio (30 iraniani e 2 bengalesi) della petroliera “Sanchi”, che si è scontrata con una nave da trasporto di Hong Kong nel Mare Cinese Orientale il 6 gennaio.

A distanza di 8 giorni dall'incidente, l'incendio a bordo della petroliera non era ancora stato spento del tutto. Le operazioni di salvataggio sono proseguite fino al mattino del 14 gennaio, non appena un'altra esplosione ha spezzato il muso della nave. Poche ore dopo la petroliera iraniana è affondata nel Mare Cinese Meridionale, lasciando dietro di sé rottami e un'enorme chiazza di petrolio.

Nei media sono apparse varie versioni sulle cause della collisione con la nave cargo di Hong Kong "CF Crystal" a largo della costa orientale della Cina. Alcuni esperti di vari media hanno accusato la parte cinese, ma le autorità ufficiali iraniane hanno smentito queste accuse.

Sputnik si è rivolta all'agenzia che gestisce i porti e la navigazione in Iran, direttamente coinvolta nelle indagini. Hadi Haghshenas, vice direttore dell'agenzia, ha dichiarato:

"Sia la parte cinese, sia la Corea del Sud ed anche i giapponesi fin dall'inizio hanno fornito assistenza nel rispetto delle convenzioni internazionali. Non ci sono state mancanze.

La petroliera batteva la bandiera di Panama. Paesi come Panama e la Libia offrono una moltitudine di servizi di registrazione. Circa un quarto di tutte le navi mercantili del mondo sono registrate a Panama. Pertanto oltre il 90% delle navi battenti la bandiera di Panama non appartengono a questo Paese, ma sono di altri Stati.

La nave "Sanchi" è stata costruita nel 2008. Il valore della nave prima dell'incidente con tutte le attrezzature si aggirava sui 100 milioni di dollari.

Con tutte le parti interessate, Cina, Corea del Sud, Giappone e Panama, anche con la compagnia di Hong Kong la cui nave si è scontrata con la la nostra petroliera, la comunicazione viene realizzata attraverso tutti i canali e sulla base delle convenzioni internazionali, in particolare la Convenzione sulla ricerca e salvataggio (International Convention on Maritime Search and Rescue, SAR), la Convenzione internazionale sul salvataggio del 1989 (Salvage), la Convenzione di Nairobi sulla reciproca assistenza amministrativa nella prevenzione, investigazione e repressione dei reati doganali (Nairobi Convention) la Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare SOLAS, International Convention for the Safety of Life at Sea).

Dopo aver spento l'incendio, sono iniziati i lavori per salvare l'equipaggio. Il Centro navale di soccorso del porto di Shahid Rajaee e di Abbas dell'Iran si è messo subito in contatto con i colleghi del porto di Shanghai e di altri Paesi. La cooperazione giuridica è iniziata immediatamente. Al momento la "scatola nera" è in Cina. Pertanto, fino a quando non verrà analizzata a fondo e i dati non verranno trasmessi ai nostri specialisti, non è corretto trarre conclusioni e affermazioni sulla causa specifica della sciagura della nave "Sanchi".

Omid Shukri Kalehsar, un analista ed esperto di sicurezza energetica di Washington, ha parlato dei danni e dei costi dell'affondamento della petroliera Sanchi:

"La distruzione della petroliera Sanchi può essere definita uno degli eventi più tragici della storia della navigazione negli ultimi dieci anni. Su questa nave c'erano 136mila tonnellate di condensato, equivalenti ad 1 milione di barili di petrolio. La nave era partita dall'isola iraniana di Kharg verso la Corea del Sud. Il carico era destinato alla compagnia coreana "Hanva". Il valore era stimato in 60 milioni di dollari, in precedenza versati all'Iran.

Per quanto riguarda l'assicurazione della nave e del carico, come ha dichiarato il direttore generale della compagnia assicurativa centrale iraniana, una copertura del 30% della nave era a carico delle società iraniane (il 20% della compagnia assicurativa Alborz e il 10% della compagnia assicurativa Mellat), mentre il restante 70% era di una società norvegese. Come osservato da Abdolnasse Hemmati, i rimborsi da parte delle compagnie assicurative iraniane Alborz e Mellat ammonteranno rispettivamente a 10 milioni e 5 milioni di dollari. Il valore del carico supera di circa il doppio quello della nave (70 milioni $), probabilmente i costi saranno a carico dell'acquirente."

Sul perché i marinai iraniani non potevano essere salvati, ha parlato con Sputnik il capitano Said Meili, che ha 15 anni di esperienza di navigazione. Secondo il capitano Meili, la petroliera e la nave da carico si sono scontrate nel posto peggiore della Cina per la navigazione, all'inizio del Canal Grande, in quanto in questa zona si muovono in varie direzioni diversi tipi di navi, dalle grandi alle piccole. "La navigazione in questa zona è sempre stata e sarà difficile. In queste condizioni non c'è quasi spazio di manovra in caso di una situazione imprevista: "c'è la possibilità che la nave aggiri un ostacolo, ma finisca su un altro.

La scomparsa sui radar di navi così grandi è pressochè impossibile, probabilmente le due navi non si sono viste… Nel gergo di settore c'è l'espressione "close quarter situation", vale a dire si tratta di una situazione in cui le navi si avvicinano di molto. Le manovre di una nave non saranno sufficienti: occorre che entrambe le navi agiscano di concerto. Questa è una situazione molto difficile. I marinai cinesi sono piuttosto scarsi professionalmente e sanno poco l'inglese.

La nave da carico cinese è finita con la prua verso la petroliera, il che indica che forse l'equipaggio della nave ha cercato di mandare la parte anteriore della nave verso la petroliera per minimizzare le perdite, è molto triste."

Secondo il capitano, un altro possibile errore della nave cinese, che verrà chiarito dopo la codifica della scatola nera, è il tentativo di separarsi dalla petroliera iraniana dopo l'impatto, in quanto l'attrito del metallo in queste situazioni può provocare incendi o esplosioni.

"Ci sarebbe stata una possibilità per l'equipaggio della nave di mettersi in salvo, ma la prima esplosione è stata così terribile che purtroppo tutte le persone a bordo sono rimaste uccise. Se ci fossero stati almeno 30 minuti tra la collisione delle navi e la successiva esplosione, l'equipaggio si sarebbe salvato, dal momento che le attività di soccorso richiedono solo 20 minuti."

Nei primi giorni dopo la collisione, sulla petroliera hanno lavorato i soccorritori cinesi per spegnere l'incendio. Il quinto giorno si sono uniti i giapponesi. Per la violenza delle fiamme, era impossibile avvicinarsi alle navi.

Secondo il capitano, "i soccorritori sanno come potrebbero essere andate le cose", ma è stato vietato rilasciare commenti e interviste, perché la Cina vuole cercare di togliersi le responsabilità per questa sciagura. La ricostruzione secondo cui nell'incidente fossero coinvolti gli Stati Uniti per il capitano è solo una "voce".

Correlati:

Petroliera iraniana in fiamme presso coste cinesi potrebbe esplodere ed affondare
Tags:
nave, Incendio, Incidente, Mar Cinese, Iran, Cina
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik