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    Scontro tra civiltà islamica e cristiana nel Caucaso meridionale?

    © Sputnik. Iliya Pitalev
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    In Georgia gli azeri vengono considerati un popolo “estraneo”.

    Sta maturando un grave scontro politico tra Baku e Tbilisi. Nel dicembre 2017 al Centro europeo per le minoranze nazionali è stato presentato un rapporto intitolato Nomen Est Omen? Naming and Renaming of Places in Minority Inhabited Areas in Georgia, la cui autrice è Maria Diego Gordon. Questo rapporto ha catturato molta attenzione in Azerbaigian, in quanto si constatano fatti allarmanti. In primo luogo: il governo della Georgia rinomina intenzionalmente la toponomastica dei centri in cui risiedono stabilmente le minoranze etniche. In secondo luogo vengono rinominate le località e i nomi dei corsi d'acqua in lingua turcofona (azera), tuttavia questo processo non riguarda le altre minoranze.

    Notiamo che gli esperti rilevano una tendenza simile nel Caucaso meridionale da molto tempo, quasi dal momento in cui si sono formati gli Stati indipendenti dopo lo scioglimento dell'Urss: Azerbaigian, Georgia ed Armenia. Per Baku e Yerevan era qualcosa di naturale, dopo essersi ritrovati in guerra per la regione contesa del Nagorno-Karabakh. La toponomastica è cambiata attivamente nelle due Repubbliche. Allo stesso tempo il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev, indicando la cosiddetta "origine estranea" degli armeni, si riferiva spesso all'esempio delle carte topografiche dell'Impero Russo, che contengono una significativa collezione di denominazioni di origine turca. Ora sulla natura "estranea" della comparsa degli azeri in Georgia scrivono gli storici georgiani, mentre i politici, come si scopre, non è il primo anno che dietro le quinte rivedono l'auto-identità degli azeri in Georgia.

    Ricordiamo che la rinomina dei villaggi azeri in Georgia nei primi anni '90 avveniva sotto lo slogan "ristabilire la giustizia storica". Questa campagna si basa sulle analisi degli storici georgiani, i quali ritengono che, a seguito dell'invasione persiana della Georgia, nel 1480 gli azeri si sono stabiliti nella periferia meridionale del Paese, oovero nella regione dei fiumi Aghstafa e Debed. All'inizio del XVII secolo durante il regno dello scià di Persia Abbas I nella valle del Debed si stabilì una tribù azera, che diede il nome alla regione. Nel 1604 qui fu fondato il sultanato dei Borcali, esistito fino al XVIII secolo. I migranti cambiarono i nomi dei villaggi locali con denominazioni turcofone. Tuttavia gli storici azeri sono di parere diverso: le varie tribù turche hanno cominciato a stabilirsi nelle regioni sud-orientali della Georgia prima della nascita di Cristo.

    Come abbiamo già detto, la battaglia per i nomi tra Baku e Yerevan è comprensibile. Ma cosa succede nelle relazioni tra Azerbaigian e Georgia? Eppure, a livello ufficiale, le due repubbliche parlano di partnership strategica, in Georgia durante la presidenza di Mikhail Saakashvili si era arrivati a parlare di "rapporti essenzialmente confederali con Baku". Inoltre gli azeri in Georgia, che rappresentano la più grande minoranza etnica, vivono nelle regioni meridionali, sud-orientali e nel centro del Paese e non hanno mai rivendicato l'autonomia, in un momento in cui la possibilità di riconoscere l'autonomia armena in Giavachezia è stata discussa in tempi diversi a livello accademico e politico. Nel rapporto della Gordon c'è solo la tendenza nel cambiare la toponomastica turcofona in Georgia. Casualmente?

    Gli storici sanno che questo accade solo quando la ridenominazione è condizionata da fattori di politica estera, dal desiderio di mantenere o modificare i confini nazionali, così come dall'aspirazione di sottolineare l'identità nazionale o l'appartenenza ad una civiltà. In Georgia non è il primo anno in cui vengono condotte ampie discussioni sull'identità nazionale. Come noto, i territori su cui si sono successivamente costituite le Repubbliche dell'Azerbaigian, dell'Armenia e della Georgia all'inizio del XIX secolo appartenevano all'Impero Persiano ed erano caratterizzati dalla civiltà islamica. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'ottenimento dell'indipendenza, Baku insieme con Ankara ha adottato l'ideologia "una nazione — due Stati", esprimendo in questo modo l'appartenenza comune di civiltà e mettendo ai margini Tbilisi e Yerevan come culture estranee.

    Mentre la Georgia e l'Armenia hanno iniziato a sviluppare la cooperazione con la UE, allo stesso tempo si collocano come una civiltà cristiana orientale, eredi dell'Impero Bizantino. Come scritto da un ricercatore georgiano, c'è una versione secondo cui la Georgia e l'Armenia sono un sottogruppo della civiltà eurasiatica. Si possono nominare altre concezioni, ma la cosa principale che li unisce è l'allontanamento dal mondo islamico, più precisamente dal mondo turco. Forse solo in questo modo si può spiegare la pulizia della toponomastica da parte delle autorità georgiane, cosa naturalmente legata alla continua evoluzione del contesto geopolitico nel Caucaso meridionale e al complesso e contraddittorio processo di ricerca di orientamenti e valori sostenibili. Questa è la tendenza dominante.

    In pratica sono un intrigo le prospettive di una partnership strategica tra Baku e Tbilisi. La Georgia è infatti l'unico corridoio di trasporto delle risorse energetiche dell'Azerbaigian verso i mercati mondiali. Allo stesso tempo Baku, sebbene agisca ora nei confronti di Tbilisi come quasi l'unico garante della sua sicurezza energetica, potrebbe perdere le sue posizioni. Ma nel complesso per l'Azerbaigian si sta concretizzando una situazione inedita. Dopo aver chiamato "estranei" gli armeni nel territorio del Nagorno-Karabakh, gli stessi azeri in Georgia vengono catalogati così. La battaglia si svolge sul campo della toponomastica, dove ci sono ancora molti misteri storici irrisolti.

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    Tags:
    minoranze, UE, Russia, Azerbaigian, Armenia, Georgia
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