16:30 22 Settembre 2018
Washington Post

Giornalista del Washington Post elogia propagandista ISIS “per il coraggio” e non si scusa

© AP Photo/ Pablo Martinez Monsivais
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Una giornalista del Washington Post ha elogiato il coraggio di un "giornalista siriano", che in realtà è un propagandista dei movimenti terroristici islamici, scrive RT.

Giovedì la direttrice dell'ufficio del Washington Post a Beirut Liz Sly ha pubblicato un video su Twitter, in cui un uomo con un microfono effettuava un reportage su un attacco aereo. Il video, presumibilmente, era stato girato nella provincia di Idlib.

"Questo giornalista siriano, che si trovava in campo aperto dove attorno esplodevano bombe, è stato molto fortunato ad essere vivo. Non aveva né il casco né una protezione. E' difficile ascoltare le sue parole per le esplosioni. Lui ed i suoi colleghi sono molto coraggiosi", — ha scritto, aggiungendo in seguito che il nome di quell'uomo era Tahir al-Umar.

​Tuttavia diversi commentatori, tra cui diversi giornalisti, hanno fatto notare alla collaboratrice del giornale americano che il "coraggioso giornalista" del video è anche noto come Abu Omar, noto propagandista islamista. Nella sua pagina Twitter loda le "imprese" dei terroristi di vari gruppi islamisti. Omar in particolare è rimasto compiaciuto dall'uccisione di 60 combattenti delle milizie sciite a sostegno di Assad per un'autobomba dei terroristi dello "Stato Islamico".

Uno degli utenti di Twitter in risposta al post della Sly ha pubblicato una foto di Omar con i terroristi dell'ISIS.

​"Bene, promuovete la propaganda ufficiale dei terroristi…dove cadere più in basso?" — si chiede l'utente con il nick Charls_Lister.

​"Esatto. Il Washington Post ora elogia i sostenitori dell'ISIS", afferma Catalyst_317.

​"Guardi i suoi legami con Al-Qaeda ed altri terroristi, e poi cancelli il suo account su Twitter per salvare in qualche modo la faccia", ha scritto l'utente TonyGandalfini.

​Ciononostante la Sly non ha cancellato i passaggi d'encomio del propagandista del fondamentalismo islamico.

"Non riconosco che la mia lode era relazionata a qualche giornalista o al suo lavoro. Ho solo fatto notare che faceva un reportage sul campo, tra le bombe che esplodevano. — Si tratta di una manifestazione di coraggio", — ha detto a RT, aggiungendo di non ritenere opportuno scusarsi per nulla.

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Giornalismo, Terrorismo, Società, Scandalo, Daesh, Washington Post, Siria, USA
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