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    Le bandiere di Venezuela.

    Un generale e “soldato del popolo” salverà economia e rivoluzione chavista in Venezuela?

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    Il presidente del Venezuela ha annunciato l'inizio di una campagna contro la corruzione nell'industria petrolifera, nominando direttore della società energetica pubblica PDVSA Manuel Quevedo, generale della Guardia Nazionale. Questa decisione rafforzerà il potere dell'esercito prima dell'inevitabile default del Paese, ritengono alcuni analisti.

    La rivoluzione petrolifera

    Domenica 26 novembre il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha nominato ministro dell'Industria Petrolifera e direttore generale della compagnia Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) il generale della Guardia Nazionale Manuel Quevedo. Lo si legge nel sito web della società. Il presidente venezuelano ritiene che solo un militare possa sradicare la corruzione nel settore, come affermato nel suo discorso televisivo, aggiungendo che "è arrivato il tempo di una rivoluzione petrolifera".

    Il cambio della direzione e del management della PDVSA è stato preceduto da un'ondata di arresti dei top manager di primo piano della compagnia energetica nazionale, anche tra la sua società controllata americana Citgo Petroleum Corporation, che gestisce tre raffinerie negli Stati Uniti. Il 14 novembre nove manager della PDVSA sono stati arrestati, così come il vice ministro della Pianificazione Luis Mendoza con l'accusa di falso nella pubblicazione dei dati della produzione di petrolio.

    In precedenza l'incarico di ministro del Petrolio era ricoperto da Eulogio del Pino, inoltre a capo della compagnia petrolifera venezuelana dal settembre 2014 all'agosto 2017, mentre negli ultimi mesi la PDVSA è stata guidata da Nelson Martinez.

    Secondo la Reuters, Quevedo è un convinto sostenitore di Maduro. Si definisce "soldato del popolo" e intransigente sostenitore di Hugo Chavez, ciononostante in passato non aveva mai avuto ruoli in politica nè veniva considerato esperto d'industria petrolifera. Martinez ha una laurea in chimica, mentre Del Pino è un ingegnere che si è laureato a Stanford. Del Pino è stato uno dei promotori dell'accordo sul taglio della produzione di petrolio concordato tra i Paesi dell'OPEC e la Russia alla fine del 2016 per ridurre l'eccesso di offerta di oro nero nel mercato e far risalire il prezzo.

    La nomina di un generale della Guardia Nazionale, che non aveva mai avuto alcun legame con l'industria petrolifera, a capo della compagnia energetica pubblica, mostra l'impegno di Maduro nel rafforzare il potere dei militari alla vigilia di un probabile default sul debito pubblico detenuto dai creditori stranieri, ritiene l'analista indipendente ed esperto di America Latina Evgeny Baj.

    Secondo l'analista, l'industria petrolifera venezuelana è in caduta libera: ora il Paese produce 1,9 milioni di barili al giorno contro i 2,27 milioni di barili nel 2016 (nel 2008 la produzione giornaliera si attestava a 3,2 milioni di barili). Nel bilancio del 2016 gli utili netti della PDVSA sono diminuiti di quasi nove volte, crollando da 7,345 miliardi $ a 828 milioni $, in aggiunta il 14 novembre Standard & Poor's aveva annunciato il default parziale della PDVSA, che garantisce al Venezuela il 96% delle entrate complessive in valuta estera, e pochi giorni dopo l'agenzia di rating americana aveva preso atto del default parziale sui titoli di stato, ricorda Baj. In questa situazione Maduro continua a puntare sul sostegno dei generali per rimanere al potere, tuttavia non ha una ricetta chiara per risolvere la crisi economica, ritiene l'esperto.

    140 miliardi $ di debito

    Maduro è stato eletto presidente del Venezuela nel 2013 dopo la morte di Hugo Chavez. Fino al 2014 l'economia venezuelana era sostenuta dai prezzi alti del petrolio, che permettevano al governo di realizzare onerosi programmi sociali, indica la Banca Mondiale. Tuttavia, il calo dei prezzi del petrolio (a giugno 2014 il petrolio Brent valeva 115 dollari al barile, mentre nel gennaio 2016 era sceso sotto i 30 dollari al barile) ha provocato una crisi economica lunga e sistemica nel Paese sudamericano. Quest'anno si sono registrate frequenti interruzioni nell'erogazione di elettricità e nelle forniture di cibo e medicinali. I prezzi al dettaglio nel corso di quest'anno cresceranno del 649%, si legge in un rapporto di Torino Capital. Anche le riserve valutarie sono in calo: la Banca Centrale del Venezuela ha riferito che nel 2011 disponeva di 30 miliardi di dollari, mentre quest'anno in cassa sono rimasti solo 10 miliardi. Allo stesso tempo, secondo il Financial Times, Caracas è esposta nei confronti dei creditori stranieri per 140 miliardi $.

    Amico della Russia

    Il Venezuela ha le più grandi riserve di petrolio comprovate nel mondo: 300 miliardi di barili. (alle sue spalle c'è l'Arabia Saudita con 269 miliardi di barili, secondo un vecchio rapporto della CIA). La Russia è uno dei principali creditori del Venezuela ed è il suo partner economico nell'industria petrolifera e nel settore della difesa. Il 15 novembre 2017 la Russia ed il Venezuela hanno firmato l'accordo per la ristrutturazione del debito spalmando 3,15 miliardi in dieci anni. Nei primi sei anni i pagamenti saranno minimi, si afferma in una nota del ministero delle Finanze russo. L'ammontare totale degli investimenti russi in Venezuela include prestiti e pagamenti anticipati per le forniture di petrolio da parte di Rosneft a beneficio della PDVSA per un totale di 6 miliardi di dollari. Rosneft aveva precedentemente dichiarato di contare sulla restituzione dei suoi crediti attraverso le forniture di petrolio entro la fine del 2019.

    Il 27 novembre il portavoce di Rosneft Mikhail Leontiev si è rifiutato di commentare il cambio nella direzione della PDVSA. Ha solo affermato che i rapporti di partnership si sviluppano senza problemi e la società russa si aspetta di ricevere indietro i propri crediti nei tempi concordati. Rosneft, insieme alla PDVSA, sta sviluppando sei progetti di esplorazione e produzione petrolifera in Venezuela.

    L'analista senior della banca russa Sberbank Valery Nesterov ritiene che la nomina di un militare alla guida del ministero del Petrolio e della compagnia petrolifera PDVSA sia un tentativo di migliorare la disciplina all'interno della società e sradicare la corruzione. Secondo Nesterov, i motivi della crisi economica venezuelana sono riconducibili al calo della domanda di petrolio venezuelano nel mondo ed ai problemi logistici relativi, in parte provocati dalle sanzioni americane contro il Venezuela.

    Secondo il direttore del Fondo Nazionale per la Sicurezza Energetica Konstantin Simonov, proprio sulla precedente amministrazione della PDVSA gravano le responsabilità per aver portato la società sull'orlo del fallimento.

    "Nominare un generale in questa situazione difficile che non capisce nulla d'industria petrolifera è rischioso", ritiene.

    A suo avviso in futuro la situazione in Venezuela può svilupparsi in base a due scenari: se Maduro resterà al potere e non avrà nulla con cui ripagare i debiti, può chiedere alla Russia un'altra dilazione o la cancellazione del debito. Il secondo scenario è il cambio di potere nel Paese, in questo caso le compagnie russe potrebbero non rivedere più i propri investimenti, avverte l'esperto.

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