00:58 12 Agosto 2020
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La prossima settimana a Sochi si incontreranno i presidenti di Russia, Turchia e Iran. I loro negoziati riguarderanno principalmente la Siria; ma l’incontro di per sé ha un grande significato. Per la prima volta in 500 anni nelle relazioni tra questi tre paesi si terrà un vertice trilaterale. La nascita della “Grande Troika” è un evento storico.

Mercoledì a Sochi si riuniranno i presidenti di Russia, Turchia e Iran, rispettivamente Vladimir Putin, Receip Tayyp Erdogan e Hassan Rouhani. Come dichiarato dal Cremlino "l'incontro si svolgerà tra i paesi garanti della risoluzione siriana.

Quando la Russia ha avviato la sua operazione militare in Siria due anni fa, i suoi nemici geopolitici dicevano che questo desiderio di ottenere trionfi in sede di contrattazione con gli Stati Uniti per l'Ucraina l'avrebbero portata alla sconfitta e ad un peggioramento delle relazioni con gli arabi e con il mondo sunnita in generale. Il risultato dell'operazione russa, prossima alla fine, si muove verso dei risultati opposti.

Non solo la Russia ha riportato buona parte del territorio siriano sotto controllo di Damasco, ma è riuscita anche a incrementare significativamente la propria influenza geopolitica nella regione, e nel mondo. La riunione della "Grande Troika" a Sochi è la conferma di tale tendenza.

Adesso i tre presidenti discuteranno la risoluzione del conflitto siriano e proprio loro ne decideranno l'esito. Questo perché proprio la Turchia e l'Iran sono i vicini principali della Siria e sono maggiormente coinvolti nella guerra nel paese. La Russia è un paese che ha cambiato il corso della guerra.

Mosca ha cambiato il corso della guerra con Teheran, la cui forza militare ha aiutato Assad fin dall'inizio della guerra, e solo dopo che la Turchia ha cambiato le proprie predisposizioni nei confronti di Assad è stato possibile iniziare a intravedere la fine di un conflitto che va avanti già da sei anni. La Turchia ha iniziato a collaborare con Russia e Iran nel costringere le forze anti-Assad ad una tregua e a dei negoziati di pace con la forza o con la persuasione. A dicembre, una grande conferenza di pace dei siriani si riunirà a Sochi, per la quale sarà necessario riunire quanti più rappresentanti dell'opposizione armata possibile.

Il futuro governo della Siria verrà formato a Damasco, ma proprio dalle posizioni delle grandi potenze dipenderà il volto della nuova Siria. Adesso queste tre grandi potenze per la Siria sono tre: Russia, Iran e Turchia. Tutte e tre vogliono conservare l'integrità della Siria, difendendo, ovviamente, i propri interessi. E questi interessi non sono solo in scala regionale.

Il fatto stesso che la risoluzione siriana abbia fatto riunire in questo formato queste tre grandi potenze è anche più importante dei negoziati di per sé. Nella storia centenaria delle relazioni tra questi paesi non c'è mai stata una riunione dei loro leader in un vertice trilaterale. E dato il ruolo e il peso dei tre paesi nelle distese dell'Eurasia, la possibilità stessa di formare un accordo tripartito è di grande importanza.

La Turchia e l'Iran sono discendenti di antichi e grandi imperi del passato. L'Iran con la sua storia millenaria e l'attuale status di paese sovrano è uno dei centri dell'Islam mondiale, mentre la Turchia è discendente diretta dell'impero Ottomano che dominò tutto il mondo arabo per centinaia di anni. Questi paesi ebbero i primi contatti con gli antenati della Russia nel 16 secolo, quando l'espansione della Rus di Kiev li rese vicini.

Negli ultimi tre secoli la Russia ha combattuto contro gli ottomani una decina di volte, l'ultima volta durante la prima guerra mondiale, e praticamente quasi tutte le guerre sono terminate con delle perdite di territori da parte dei turchi. Iniziando da Astrakhan e la Crimea e finendo con i Balcani. In Turchia vivono milioni di discendenti dei montanari che lasciarono il Caucaso una volta che fu annesso alla Russia, mentre un centinaio di anni fa Mosca pretese la capitale turca, Istanbul, o Costantinopoli. Dopo la seconda guerra mondiale, per la paura di ulteriori pretese territoriali da parte sovietica, la Turchia entrò nella NATO. In altre parole i turchi nella storia hanno avuto una serie di buone ragioni per diffidare dei russi, ma oggi l'avvicinamento russo-turco avviene su tutti i fronti.

Questo perché i turchi ricordano bene l'aiuto della Russia dopo la caduta dell'impero ottomano, lì dove i francesi e gli inglesi volevano spartirsi persino il territorio odierno della Turchia. La Russia sovietica sostenne Ataturk e nacque la Turchia indipendente. Dunque all'inizio del XXI secolo quando Erdogan ha iniziato a ricreare una Turchia forte e indipendente con l'intenzione di riconquistare il proprio ruolo leader del mondo islamico, aveva bisogno di buone relazioni con la Russia, altrimenti sarebbe stato impossibile ridurre la dipendenza dall'Occidente.

Gli  iraniani invece non sono mai stati dipendenti dall'Occidente e, sì, hanno combattuto con la Russia in passato ma solo un paio di volte tra il XVIII e il XIX secolo, ma sono ancora più diffidenti dei turchi nei confronti della Russia.

Questo perché durante il XX secolo la Russia è intervenuta negli affari interni dell'Iran. E nonostante ciò sia avvenuto nel contesto della lotta contro gli inglesi, che avanzavano da sud, non cambia molto agli occhi degli iraniani. Allo stesso tempo, russi e iraniani non hanno praticamente dispute e territori contesi, come ad esempio quelli all'incrocio tra il mondo russo e quello turco (tuttavia, gran parte del mondo turco si è integrato organicamente con la Russia).

La vittoria della rivoluzione islamica in Iran nel 1979 non è stata l'inizio di una grande amicizia, al contrario, per un certo periodo furono persi anche quei buoni rapporti che c'erano con lo Scià. Teheran vedeva un ostacolo sia nell'ateismo del governo comunista sovietico che nella politica in Afghanistan.  Arrivati gli anni 90, la Russia iniziò ad essere considerata un'appendice dell'Occidente. Tuttavia, poiché la Russia sotto Putin ha consolidato la propria indipendenza, l'interesse degli iraniani per noi è cresciuto, e questo è diventato reciproco. La nostra assistenza a Teheran nel concludere "l'accordo nucleare" ha rafforzato la fiducia dei due paesi, e il tentativo degli Stati Uniti di isolare ancora di più la Russia e la guerra in Siria ha reso i due paesi "fratelli in armi".

Il potenziale delle relazioni bilaterali tra Russia e Iran sono enormi, sia economicamente che politicamente. Lo stesso vale per la Turchia, con la quale la Russia potrebbe condurre progetti importanti sia per quanto riguarda l'Europa che per il Medio Oriente.

Entrambi tali stati non solo hanno una storia gloriosa, ma anche un grande futuro. L'Iran è perfettamente indipendente, ci sono pochi paesi al mondo che possono vantare lo stesso. La Turchia si muove nella stessa direzione, liberandosi della dipendenza dall'Occidente e dall'Europa, e in particolare ha messo in dubbio la propria appartenenza alla NATO. Nei prossimi dieci anni il peso geopolitico di Turchia e Iran nel nuovo sistema di relazioni internazionali crescerà sempre di più, e dato che sono vicini di casa, si può parlare del fatto che il coordinamento tra di loro rafforzerà entrambe le parti.

È chiaro che tra di essi ci sono ancora varie controversie, da quelle antiche, come la disputa tra sunniti e sciiti, e quelle nuove, come quelle regionali. Ma i due vicini hanno molto più in comune oggi che in passato. Potrebbero accordarsi sulla Siria; entrambi hanno l'interesse di non ingrandire il problema dei curdi, nonché non vogliono inasprire le dispute religiose; Ankara e Teheran insieme si sono schierate dalla parte del Qatar nel suo conflitto con l'Arabia Saudita.

E adesso entrambi questi governi si avvicinano alla Russia di Putin, il quale non solo è interessato in un accordo sulla Siria, ma anche in una collaborazione strategica con essi. È chiaro che accordarsi in tre è molto più difficile che in due, ma l'efficienza di una collaborazione tripartita è maggiore. Oltre alla Siria, la Russia, la Turchia e l'Iran hanno molti punti in comune nei quali cooperare. Queste tre potenze, nel mondo burrascoso di oggi, possono cambiare le regole del gioco nel contesto di uno spostamento del centro dell'influenza mondiale da ovest a est. Più precisamente, nel ridare importanza alle regioni dove ha avuto luogo la maggior parte della storia che conosciamo.

Se sostituissimo Turchia e Russia con Germania e Francia ad esempio, si è chiaro, suona famigliare: la"Grande Troika", Russia, Germania e Francia, cambierà il mondo.

La differenza questa volta sta nel fatto che l'Iran esisteva quando ancora Francia e Germania non esistevano sulla cartine. L'impero ottomano era la più grande potenza europea, e governava buona parte d'Europa. Nel secolo scorso, entrambi i paesi si sono indeboliti, lo stesso vale per la Cina. Ma il XXI secolo sarà il secolo dell'Eurasia, con un'enfasi sulla parte asiatica del continente, e l'Iran e la Turchia esisteranno a prescindere dal fatto se nell'attuale Europa vivranno musulmani o androgeni asessuati.

Alla fine di novembre si è e già tenuto un incontro trilaterale, 74 anni fa a Teheran si riunì la "Grande Troika", Stalin, Roosvelt e Churchill. Gli attuali colloqui a Sochi possono anche essere definiti come un incontro tra i tre grandi: che la guerra non sia una guerra mondiale, ma solo una siriana, o al livello del Medio Oriente, il potenziale dell'accordo tripartito è davvero enorme.

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