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    Valery Spiridonov

    Scienziato indica i pericoli del trapianto della testa

    © Sputnik. Kirill Kallinikov
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    Perfino un trapianto della testa di successo sarebbe estremamente pericoloso per il paziente a causa dei cambiamenti imprevedibili nella chimica del cervello e le reazioni di rigetto. Ne ha parlato Arthur Kaplan, docente di bioetica presso l'Università di New York, citato da Live Science.

    "La testa non è una lampadina che può essere sostituita. Se impiantassimo una testa su un altro corpo… a causa del nuovo ambiente chimico la persona impazzirebbe prima di morire per rigetto o infezione", ha detto Kaplan.

    Alla fine di febbraio 2015 il neurochirurgo italiano Sergio Canavero ha annunciato il lancio dell'ambizioso progetto HEAVEN/AHBR, nell'ambito del quale intende realizzare il primo trapianto di testa. All'appello di Canavero ha risposto il programmatore russo Valery Spiridonov, costretto su una sedia a rotelle a causa della distrofia muscolare. Il russo soffre della sindrome di Verdnig-Hoffman, una grave malattia genetica, che gradualmente priva la persona dell'opportunità di muoversi.

    Malgrado lo scetticismo della comunità scientifica, Canavero e il suo socio, il neurochirurgo cinese Ren Xiaoting dell'Università di Harbin, hanno già dimostrato la fattibilità del trapianto di testa su topi e scimmie. Inoltre la settimana scorsa Canavero ha annunciato il successo del trapianto della testa su un cadavere.

    Secondo Kaplan e molti altri scettici, anche se Canavero Xiaoting riuscissero a completare con successo l'operazione, per il volontario potrebbe essere fatale a causa delle conseguenze imprevedibili di tali esperimenti.

    Kaplan pensa che le tecniche che sviluppate da Canavero e Xiaoting in primo luogo devono essere verificate in esperimenti su volontari con danni al midollo spinale e affetti da paralisi parziale o completa. Se queste prove vengono completate correttamente, allora si potrebbe procedere ad operazioni più complesse.

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    commento, Trapianto di testa, trapianto, medicina, scienza, Sergio Canavero
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