10:52 15 Dicembre 2019
Il schienziato russo David Dubrovsky e Dalai Lama

Dalai Lama e scienziati russi verificheranno la teoria delle vite passate

© Sputnik . Olga Lipich
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Gli scienziati russi hanno discusso con un gruppo di studiosi buddisti guidati dal Dalai Lama un esperimento rischioso che potrebbe dimostrare o confutare la teoria delle vite passate e del trasferimento di coscienza.

Ne hanno parlato a Mosca all'Istituto di Filosofia dell'Accademia Russa delle Scienze importanti studiosi russi nel campo della filosofia, della psicologia e delle neuroscienze che in precedenza per la prima volta avevano incontrato il Dalai Lama a New Delhi durante una conferenza avvenuta la scorsa estate.

"Il principio alla base della filosofia del Buddismo è che la coscienza possa generarsi solo dalla coscienza. Comporta deduzioni teoriche univoche e molto rischiose e forse porta ad un vicolo cieco. Una di esse riguarda il momento in cui la coscienza si forma nello sviluppo individuale. Come si forma la coscienza durante il processo che da una cellula fecondata arriva al risultato di un organismo completo che possiede la ragione se deriva solo dal precedente momento di coscienza? Qui il Buddismo arriva a concludere, secondo una delle sue tesi principali, che la coscienza proviene da una vita passata. Si tratta di una previsione molto audace", — ha dichiarato il neuroscienziato dell'Accademia Russa delle Scienze Konstantin Anokhin.

Secondo l'esperto, il metodo scientifico richiede spesso ipotesi rischiose verificabili sperimentalmente. La continuità della coscienza nelle generazioni e il trasferimento di esperienze passate in un nuovo organismo rientra nel campo di queste teorie audaci.

"E' pronto il Buddismo a verificarlo? Sembra di sì. Almeno il Dalai Lama ha parlato di questa necessità", — ha detto Anokhin, che aveva posto questa domanda alla guida spirituale dei buddisti.

"Scheletro di un coniglio" nell'armadio

Il neuroscienziato russo ha caratterizzato questa verifica come la "linea di demarcazione" che separa il buddismo e dalla scienza moderna, la cui intersezione è rischiosa per entrambe le parti. Forse per questo motivo un esperimento simile non è stato proposto dagli scienziati occidentali che già da 30 anni collaborano con gli studiosi buddisti, compresi quelli nel campo delle neuroscienze, nella biologia e nella fisica quantistica, ambiti per i quali in questi anni ha mostrato interesse il Dalai Lama.

"Se a seguito dell'esperimento scientifico otterremo anche un solo caso documentato di questo fenomeno (trasferimento della coscienza da una vita precedente — ndr), occorrerà rivedere tutti i principi della scienza moderna", — è convinto Anokhin.

Come "un solo scheletro di coniglio trovato nei sedimenti del Cretaceo basta per confutare la teoria della selezione naturale", così "è sufficiente un caso di trasferimento di memoria e conoscenza" da un organismo all'altro per annichilire l'immagine moderna della causalità nelle scienze biologiche ed eventualmente nella fisica.

Secondo lo scienziato, se non accade nulla nel primo, secondo o terzo esperimento, c'è sempre una scappatoia per affermare che alcune condizioni non sono state osservate e che forse qualcosa si verificherà alla 400esima volta. Detto in altri termini, il Buddismo si trova in una posizione più sicura rispetto alla scienza moderna.

"In generale questo è uno dei più importanti punti di contatto tra la filosofia buddista della coscienza, che resiste da migliaia di anni, e la scienza moderna", — ha concluso Anokhin.

In un'intervista con gli scienziati russi il Dalai Lama ha rilevato che lo psichiatra statunitense di origine canadese Ian Stevenson ha registrato numerosi casi in cui bambini condividevano i propri ricordi delle vite passate.

"Io stesso ho visto due bambine indiane, una di Kanpur, un'altra di Patiala. Le ho viste entrambe, hanno ricordi molto nitidi delle loro vite passate. I genitori di una ragazza, guidati dalla sua memoria, l'hanno portata nel luogo dove aveva vissuto la sua vita passata, aveva riconosciuto la sua stanza. C'è stato anche un bambino tibetano, che insisteva nel raccontare che nella sua vita passata viveva in India. L'hanno portato a Dharamsala, dove vivo, ma diceva che abitava più a sud. I genitori lo hanno portato in India meridionale, dove vive la comunità tibetana. Il bambino li ha poi portati in uno dei monasteri, dove ha trovato la sua stanza. Ha mostrato una scatola, dicendo che si trovavano i suoi occhiali (della vita passata — ndr): gli occhiali erano proprio lì. E' misterioso", — ha osservato il Dalai Lama.

Gli scienziati russi sono d'accordo con la guida spirituale dei buddisti. Tuttavia ancora nessuno sa come condurre questo necessario esperimento nel modo più rigoroso.

La mente è nel mondo, ma il mondo è nella mente

Premiata rappresentante del mondo della scienza e professoressa in Scienze Biologiche e Filologia, la neurolinguista Tatiana Chernigovskaya ritiene l'incontro con il Dalai Lama ed altri studiosi buddisti a Delhi "una delle esperienze più forti della mia vita" affermando di essersi sentita "una studente".

"Da molto tempo i buddisti si occupano dello studio della coscienza e di altre questioni che affrontiamo da poco. Dobbiamo rivolgersi chiedendo aiuto. Da noi la scienza, almeno quella parte di essa di cui stiamo parlando, si trova in un vicolo cieco: una teoria non converge con l'altra… Come sottilmente notato dal professore Lektorsky, la mente è nel mondo, ma il mondo è nella mente: vi consiglio di non pensarci durante la notte", — ha detto la Chernigovskaya.

Secondo l'esperta, la via delle misurazioni infinite nella scienza moderna è senza via d'uscita; atomi, quanti, fotoni: cosa misurare ulteriormente e perché? Gli stessi quesiti si pongono nello studio del tempo e di altre teorie e questioni importanti. "Qual è il tempo oggettivo? Oppure, in generale: cosa significa oggettivo?" — ha osservato la Chernigovskaya.

La scienza moderna, ha aggiunto la Chernigovskaya, si basa su richiami esterni e statistiche. "Queste regole del gioco, mi sembra, non sono accettabili per la mente. Ad esempio al cervello per prendere una decisione è sufficiente un solo incontro", — ha detto la Chernigovskaya. Secondo lei, è inutile continuare ad accumulare dati sperimentali ad oltranza, occorre una nuova teoria.

Gli altri partecipanti alla conferenza — psicologi, filosofi, buddisti — hanno osservato che, per studiare la mente, la coscienza e l'approccio buddista in queste materie, gli scienziati moderni dovrebbero studiare le pratiche di meditazione buddista e il cambio di coscienza. Si può supporre che le leggi della fisica si evolvano nel tempo e che quello che oggi nella scienza viene chiamato "inconscio" sono semplicemente altre forme di coscienza.

Controllo di coscienza, corpo e indole

Il professor David Dubrovsky, esperto di filosofia della mente presso l'Istituto di Filosofia dell'Accademia Russa delle Scienze, ha detto che l'incontro con il Dalai Lama ha portato "una carica di ottimismo" ai ricercatori.

E' particolarmente vero nella fase moderna di sviluppo, ipotizza. "Ora nel mondo c'è un bombardamento di conoscenze, innovazioni tecnologiche e problemi su cui stiamo perdendo il controllo. In queste condizioni occorre rafforzare in particolare lo spirito, per creare una prospettiva ottimistica. Anche il buddismo insegna questo", — ha detto Dubrovsky.

Squilibrio reciproco delle conoscenze

Nei moderni e sacri monasteri buddisti viene insegnato seriamente il sapere scientifico moderno. "E non vedo che all'interno delle nostre scienze, intendo non le discipline filosofiche e lo studio della storia della filosofia nel mondo, ma le scienze naturali o esatte, qualcuno che ha iniziato a muoversi in questa direzione. Non ci sono passi. Quindi lo squilibrio è enorme", — ha dichiarato la Chernigovskaya.

"Colpisce l'inconsapevolezza della comunità scientifica sul ruolo fondamentale della filosofia nello stato attuale della scienza", ha sottolineato.

La Chernigovskaya ha inoltre condiviso le sue impressioni personali scaturite dalla comunicazione con il Dalai Lama. "Non è solo un uomo saggio, come si vede subito. Vorrei dire che è il più forte personaggio, ma non sono nemmeno sicura che sia un personaggio, ma un fenomeno incredibile, come si può vedere anche solo dal suo comportamento. Ride ammirevolmente, improvvisamente pone delle domande su cui la scienza ci ha pensato diversi decenni e con difficoltà è arrivata a formularle, è fatto semplicemente così: improvvisamente ti colpisce con queste domande."

Il vento soffierà, il pianeta si romperà

Il Dalai Lama e gli studiosi russi hanno concordato inoltre il potenziale unificante e pacificatore della scienza. Secondo la Chernigovskaya, il Dalai Lama dice la stessa cosa di un altro esponente "dell'altra sponda", il famoso fisico teorico inglese Stephen Hawking. "L'umanità non si riconosce come una singola famiglia, le persone si scontrano come se nulla li minaccia."

Hawking crede che l'umanità ritornerà in sé quando arriverà una minaccia comune per il mondo intero (nella forma di alieni). "Gli alieni, o non importa come si chiama questa minaccia, la cosa importante è che si tratti di una minaccia comune… Mi sembra che questa minaccia comune è già qui, sul tavolo… L'uomo non può sentire con la pelle dove ci troviamo. Se poco poco si alzerà il vento il pianeta si romperà", — avverte la Chernigovskaya.

Pertanto, conclude l'esperta, la visione del mondo del Dalai Lama, che invita tutte le persone a sentirsi e vivere come in una sola famiglia, "ha un significato universale e di civiltà".

"La scienza è un'area di confidenza reciproca tra persone di diverse nazionalità, Paesi, religioni e culture. E' un fattore comune nella comprensione", — ha aggiunto il neuroscienziato Konstantin Anokhin.

Gli obiettivi sono il beneficio e la felicità delle altre persone

Dalla parte buddista ha sostenuto attivamente gli studiosi di Mosca il rappresentante del Dalai Lama in Russia e nei Paesi della CSI, il Lama Supremo della Calmucchia Telo Tulku Rinpoche. Ha riferito che il numero di visualizzazioni della trasmissione video della prima conferenza scientifica congiunta a Delhi del Dalai Lama e con i neuroscienziati russi ha raggiunto un milione e mezzo.

"Il buddismo guarda l'uomo dall'interno, mentre la scienza occidentale si occupa del mondo esterno, non avendo chiaro l'obiettivo. Ma i dati scientifici sul cervello ci interessano molto. Possiamo imparare gli uni dagli altri a condizione che il nostro obiettivo comune sia eliminare la sofferenza e raggiungere la felicità", — ha concluso un altro ricercatore buddista, direttore della Biblioteca dei manoscritti e archivi tibetani.

Gli organizzatori dello storico incontro tra il Dalai Lama ed i monaci buddisti studiosi con gli uomini di scienza russi sono stati il Centro di cultura e informazione tibetana e la fondazione "Save Tibet", con il patrocinio del Centro di Studi sulla coscienza presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Statale di Mosca Lomonosov.

"Vedo due obiettivi di questa cooperazione: allargare l'orizzonte delle conoscenze scientifiche e promuovere nel mondo la compassione e l'amore che conducono alla felicità", — ha dichiarato il Dalai Lama a Sputnik commentando i risultati della prima conferenza comune.

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scienza, Buddismo, Dalai Lama
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