16:21 18 Settembre 2018
Bandiera del Venezuela

Serve una mano da Mosca: riuscirà la Russia a salvare il Venezuela dal default?

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I rappresentanti del Venezuela si sono recati in Russia per raggiungere un accordo per la risutrutturazione del debito. In precedenza il Ministro dell’economia Anton Siluanov ha detto a Sputnik che la Russia è pronta ad aiutare il Venezuela. Lo stesso vale per la Cina.

All'inizio degli anni 2000 c'è stato un avvicinamento politico tra i governi di Russia e Venezuela che vide la firma di numerosi contratti vantaggiosi per entrambe le parti. "Mosca ha ottenuto l'accesso a dei giacimenti petroliferi e non solo: ad esempio è stata costruita una fabbrica di fucili d'assalto Kalashnikov" ha detto a Sputnik il direttore dell'Istituto per l'America Latina Emil Dabagyan. L'acquisto da parte del Venezuela di prodotti industriali russi è stato possibile attraverso dei prestiti fatti proprio dalla Russia.

Nel 2011 Caracas ha preso in prestito dalla Russia quattro miliardi di dollari, e l'importo totale del debito da allora è pari a otto miliardi.

Le imprese nazionali hanno ottenuto accesso a grandi quantità di idrocarburi al di fuori della Russia. La compagnia petrolifera locale, PDVSA, ha fatto richiesta alla Russia di equipaggiamenti e tecnologie per estrarre idrocarburi da giacimenti altrimenti impossibili da sfruttare.

La convergenza economica con il Venezuela è andata di pari passo con la politica. "Il defunto presidente venezuelano Hugo Chavez al Cremlino era rispettato come un leader influente in tutto il Sud America. L'idea della "rivoluzione Bolivariana" portata avanti da lui per qualche tempo ha goduto di molto successo sul continente. Per il Cremlino l'amicizia con Chavez è stata fonte di tensione nei rapporti russo-americani. Dopo che Washington sostenne Mikhail Saakashvili in Georgia, le autorità russe trovarono un alleato non così lontano dai confini degli USA" ha detto a Sputnik il vice direttore del Centro per le politiche tecnologiche Alexey Makarkin.

La crisi del modello economico bolivariano è avvenuta subito dopo la caduta dei prezzi del petrolio nel 2014. Makarkin ha dichiarato che affinché Caracas possa tirare un sospiro di sollievo dalla crisi, il petrolio dovrebbe costare almeno 100 dollari in più al barile. La caduta dei prezzi del petrolio negli ultimi tre anni ha provocato una riduzione del 36% PIL del Venezuela. Questo è dovuto al fatto che l'intera economia del paese è basata sulle esportazioni di petrolio. Questo ha portato ad una enorme recessione ma Caracas ha continuato a credere che i prezzi del petrolio sarebbero saliti di nuovo.

Il presidente Nicolas Maduro ad ottobre di quest'anno durante una visita a Mosca ha dichiarato che il paese manterrà la sua capacità di solvenza e che sarebbe stato pronto a rimborsare il debito, ma con delle richieste di rinvio dei pagamenti. Secondo i termini offerti da Mosca, si può prorogare il termine di pagamento per 10 anni. Per raggiungere degli accordi vantaggiosi però, il Venezuela dovrà fare concessioni. In particolare, si prevede che entro la fine di quest'anno dovrebbe essere versata una grande parte del debito russo, prima che l'accordo di ristrutturazione entri in vigore. Altrimenti non ci sarà nessuna ristrutturazione.

L'agenzia internazionale di credito Standard & Poor's, senza attendere le decisioni russe e delle autorità cinesi, ha già annunciato l'abbassamento del rating del Venezuela per i singoli indicatori fino al livello D, che corrisponde ad un default.  

Alexei Makarkin ha detto che il problema del Venezuela non è semplice.

"È sbagliato e miope vedere questo paese come una sorta di testa di ponte per la Russia, se non altro perché Caracas per molti anni ha basato il proprio programma su valori che Mosca non condivide necessariamente." Il Venezuela si considera portatore dei valori della "Rivoluzione Bolivariana" il che implica, almeno in teoria, un grande progetto di integrazione nella regione, uno stato con ambizioni, ma in una situazione difficile" conclude l'esperto.

Secondo Makarkin, dal punto di vista politico della Russia è utile preservare al potere i successori di Hugo Chavez. "L'opposizione, che è a favore di un cambio di regime, è piuttosto ostile agli accordi petroliferi con Mosca, conclusi dai chavisti. Un cambio di potere in Venezuela potrebbe mettere in dubbio questi accordi" ritiene l'esperto.

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