06:37 22 Novembre 2017
Roma+ 7°C
Mosca0°C
    Oceano Pacifico

    Archeologi scoprono antica “isola della morte”

    © Sputnik. Alexander Liskin
    Mondo
    URL abbreviato
    1123050

    In una delle isole dell'Australia si registrarono sanguinosi massacri circa 400 anni fa.

    L'isola di Beacon, situata a largo delle coste dell'Australia occidentale, è giustamente caratterizzata come uno dei luoghi più terribili del pianeta. Durante gli scavi gli archeologi hanno scoperto i resti di persone trucidate, riporta il Sun. Secondo gli archeologi, basandosi sulle analisi dei resti delle vittime, sarebbero state uccise e seppellite circa 400 anni fa.

    Secondo gli storici, i resti potrebbero essere quelli dei membri superstiti dell'equipaggio del galeone della compagnia olandese delle Indie orientali "Batavia", naufragato a largo delle coste australiane nel 1629. La nave si era scontrata con le barriere coralline a circa 25 miglia dalle costa dell'Australia occidentale. Gli storici sottolineano che il naufragio sarebbe stato provocato da un conflitto scoppiato a bordo tra il capitano e il timoniere, che aveva deciso di muoversi verso le coste inesplorate secondo la sua rotta. Si osserva che alcuni membri dell'equipaggio non avevano lasciato la nave fino all'ultimo ed i loro corpi sono stati trovati all'interno del relitto.

    Tuttavia per i naufraghi che erano riusciti a raggiungere la terraferma si concretizzò una sorte ancor più drammatica: circa 125 tra uomini, donne e bambini vennero uccisi per ragioni sconosciute a distanza di intervalli di pochi mesi.

    Il luogo dove il galeone Batavia era affondato è stato scoperto dai ricercatori nel 1963 e in 10 anni vennero riesumati i corpi delle vittime. Gli archeologi osservano che i luoghi di sepoltura scoperti non sono una casualità: le vittime erano state interrate in vari luoghi di sepoltura e, a quanto pare, erano stati celebrati riti funebri.

    Tags:
    Archeologia, Storia, Società, Oceano Pacifico, Australia
    RegolamentoDiscussione
    Commenta via FacebookCommenta via Sputnik