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    Gli Stati Uniti inviano armamenti sovietici all’opposizione siriana

    © AFP 2017/ MARTIN BUREAU
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    Il Pentagono spenderà più di due miliardi di dollari in armamenti e munizioni di produzione soveitica per i ribelli siriani, si legge nell’indagine congiunta del Progetto di investigazione sulla corruzione e il crimine organizzato (OCCRP)e del Balkan Investigative Reporting Network (BIRN).

    L'OCCRP, finanziato dal dipartimento di stato USA e dal miliardario George Soros, scrive che il Pentagono ha assunto "un esercito di appaltatori e subappaltatori" composto da ricchi industriali militari multinazionali a imprese legate alla criminalità organizzata. Come si indica nel rapporto, a causa della incapacità dei produttori di armi dei balcani e dei paesi dell'est europeo, già fornitori di armi per la guerra siriana, di soddisfare la domanda, il Ministero della difesa degli USA si è rivolto a fornitori di Kazakistan, Georgia e Ucraina, e ha ridotto i requisiti standard di produzione.

    I giornalisti hanno scoperto una complessa catena di fornitura di armi in Siria sulla base di contratti d'acquisto, sui dati di sistemi di monitoraggio delle navi, sui rapporti ufficiali, su e-mail trapelate e interviste con gli addetti ai lavori. Questo programma è stato condotto separatamente dal programma già chiuso della CIA per armare i ribelli che combattono contro il presidente siriano Bashar al-Assad.

    Nel rapporto si afferma che il Pentagono compra gli armamenti da due canali: attraverso il Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti (SOCOM), che sovrintende le operazioni speciali in tutti i servizi delle forze armate statunitensi, e attraverso Picatinny Arsenal, una piccola organizzazione di ricerca e produzione militare nello stato del New Jersey. Gli armamenti vengono trasportati via mare e aria dall'Europa in Turchia, Giordania e Kuwait. Poi, con aerei o camion, vengono consegnati agli alleati statunitensi nel nord e nel sud della Siria.

    I giornalisti sostegono che gli USA usano una documentazione giurdica con varie formulazioni dalle quali è difficile capire se il punto di consegna finale è la Siria. Secondo gli esperti tale pratica minaccia di rendere nulli gli sforzi internazionali per combattere il traffico illecito di armi. Inoltre i governi dell'Europa orientale che vendono armamenti e munizioni rischiano accuse per violazione del diritto internazionale. Inoltre si solleva la questione su chi usa questi armamenti e cosa succederà con essi dopo la sconfitta dello Stato Islamico.

    Si segnala che gli acquisti sono iniziati a settembre 2015 sotto l'amministrazione Obama. A maggio 2017 il Pentagono ha speso più di 700 milioni di dollari per fucili d'assalto Kalashnikov, lanciarazzi anticarro, lanciagranate e munizioni. Verranno spesi inoltre altri 900 milioni di dollari secondo il contratto entro il 2022 e ancora altri 600 milioni sono previsti nel budget dell'amministrazione Trump. Come indicato nel rapporto il Pentagono prevede di spendere 2,2 miliardi di dollari per i suoi alleati siriani.

    I rappresentanti del Pentagono hanno affermato di aver effettuato un controllo approfondito dei destinatari e che gli armamenti sono stati forniti "in aumento" e questo era "il minimo necessario per le missioni urgenti".

    Secondo migliaia di documenti sugli acquisti, a maggio 2017 SOCOM ha acquistato da Bulgaria, Bosnia-Erzegovina, Repubblica Ceca, Kazakistan, Polonia, Romania, Serbia e Ucraina un totale di 238,5 milioni di dollari di armi e munizioni. Nell'attuale anno finanziario, SOCOM comprerà armi per altri $172 milioni. Inoltre, l'amministrazione Trump prevede di spendere altri 412 milioni di dollari nel bilancio per il 2018 per tale fine.

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    Armamenti, Vendita armi, armamenti, vendita, corsa agli armamenti, vendita, SOCOM, Picatinny Arsenal, OCCRP, Opposizione siriana, Dipartimento di Stato, Pentagono, Donald Trump, George Soros, Barack Obama, Balcani, USA
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