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09:48 21 Ottobre 2019
Bandiera dell'Azerbaigian a Baku

Fake news, l'Azerbaigian protesta contro il Washington Post

© Sputnik . Konstantin Chalabov
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Il consigliere presidenziale dell'Azerbaigian per le questioni socio-politiche, Ali Hasanov, ha commentato l'articolo del Washington Post che riguarda gli appartamenti per i giornalisti azeri.

Hasano ha detto che la politica di informazione del giornale è "costruita sulla menzogna e la distorsione dei fatti". Il 20 luglio, con la partecipazione del presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, è stato inaugurato un condominio costruito per i dipendenti dei media, 255 giornalisti  hanno ricevuto un appartamento e il quotidiano Washington Post ha pubblicato un editoriale con questo titolo: "alcuni giornalisti ricevono appartamenti gratis in Azerbaigian. E altri vanno in prigione".

"Collegare le misure attuate per le soluzioni abitative, per risolvere i problemi dei giornalisti con i casi di persone arrestate per specifici atti criminali, non è altro che malizia e mancanza di logica. Bugie e travisamento dei fatti, nonchè la loro deliberata diffusione, sono caratteristiche intrinseche di questo articolo ed in generale della politica dell'informazione del giornale" ha detto Asanov.

Secondo l'assistente del presidente, "non è un caso che anche il presidente Donald Trump ha ripetutamente accusato il Washington Post di diffondere false informazioni, di falsificazione dei fatti, per favorire gli interessi dei politici specializzati in fake news".

L'assistente del presidente sostiene che il giornale "utilizzi le politiche e i cerchi dei monopoli come strumento di pressione sui capi di stato, in diversi stati, e non può essere considerato un modello di media indipendente. E quindi gli appelli del Washington Post per la "lotta democratica", "per la libertà dei media", non è altro che polvere negli occhi" ha dichiarato.

In precedenza il quotidiano Guardian ha fatto un'inchiesta e ha scritto che le autorità dell'Azerbaigian sono riuscite, con una procedura segreta, a riciclare 2,9 miliardi di dollari con l'aiuto di società britanniche di comodo, hanno pagato ingenti somme a politici europei e acquistato beni di lusso. I dati bancari sono stati riferiti dal giornale danese Berlingske, dal centro di ricerca della corruzione e della criminalità organizzata, l'OCCRP, il Guardian e altri media che hanno chiamato il metodo "lavanderia azera". Il giornale nomina quattro aziende britanniche: la Metastar Invest, Hilux Services, Polux Management e LCM Alliance.

A Baku il presidente e i membri della sua famiglia hanno dichiarato che si tratta di una provocazione senza dati oggettivi.

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riciclaggio, articolo, Washington Post, Azerbaigian
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