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    L'umanità può essere "la primogenita dell'Universo"

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    La mancanza di segni dell'esistenza di civiltà aliene può suggerire che l'umanità sia la prima razza senziente dell'Universo, o più tecnologicamente avanzata, si legge nell'articolo di un matematico pubblicato sull'International Journal of Astrobiology.

    "Insegnando astronomia ai miei studenti ho detto che l'umanità, secondo le statistiche, dovrebbe essere la più stupida forma di vita intelligente nella Galassia. Siamo entrati nella fase attuale dello sviluppo tecnologico solo un secolo fa, altre civiltà sono potute evolvere per milioni, se non miliardi di anni" racconta Daniel Whitmire, dell'università di Arkansas.

    Più di mezzo secolo fa, l'astronomo americano Frank Drake ha sviluppato una formula per calcolare il numero delle civiltà nella Galassia, con cui è possibile entrare in contatto, cercando di valutare le probabilità di rilevamento di intelligenza extraterrestre e di vita.

    Enrico Fermi ha elaborato con un alto grado di probabilità interplanetaria di contatto la formula di Drake e ha formulato la tesi, che ora è conosciuta come il paradosso di Fermi:

    se la civiltà aliene sono così tante, perché l'umanità non trova alcuna traccia di esse?

    Questo paradosso gli scienziati hanno cercato di risolverlo in molti modi, il più popolare è l'ipotesi "di un'unica Terra". Si spiega che per la comparsa di esseri intelligenti sono necessarie condizioni uniche, infatti, ci vorrebbe una copia completa del nostro pianeta. Altri astronomi ritengono che non siamo in grado di comunicare con gli alieni perché le civiltà galattiche scompaiono troppo in fretta per essere notate, o perché nascondono la loro esistenza dell'umanità. Il matematico ha la sua spiegazione del paradosso di Fermi, la chiama il "principio di mediocrità", che postula che tutti i tratti "unici" dell'umanità sono "mediocri" e non ripetibili per altri esempi di vita intelligente, che si verificherebbero invece in radicalmente diverse condizioni.

    Secondo il matematico, l'assenza di altri esseri intelligenti nell'Universo è dovuta a due diverse ipotesi: l'umanità è la prima razza senziente dell'universo, o le civiltà tecnologicamente avanzate non vivono a lungo. 

    L'umanità è apparsa sulla Terra con sufficiente anticipo rispetto alla durata del periodo in cui la vita può cominciare ad esistere sul nostro pianeta. Di conseguenza, questo suggerisce che le razze intelligenti potrebbero essersi evolute in altri mondi altrettanto rapidamente, con il "vantaggio" di diverse centinaia di milioni o addirittura miliardi di anni. Inoltre, gli antenati dell'uomo hanno formato la loro mente in un tempo abbastanza breve, circa sette milioni di anni, in altre parole, ciò significa che le estinzioni di massa e di "autodistruzione" della civiltà non sempre portano alla scomparsa della vita intelligente su questo pianeta o altri fuori dal sistema Solare.

    Guidato da queste idee, il matematico ha provato a calcolare la frequenza con cui devono apparire civiltà extraterrestri e per quanto tempo possono sopravvivere, con il "paradosso di Fermi".

    I risultati di questi calcoli sono stati deludenti per l'umanità: queste civiltà aliene, in media, non potevano durare oltre 500 anni prima di distruggere se stesse o prima di morire per un disastro naturale. Nel caso opposto, tracce della loro esistenza sarebbero state rinvenute. Un possibile scenario alternativo è che l'umanità possa essere la prima civiltà dell'Universo. In questo caso potranno esistere altre civiltà, che, probabilmente, non esistono ancora oppure i loro segnali non hanno raggiunto la Terra.

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