02:59 22 Ottobre 2020
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I Tardigradi sono le creature più resistenti sulla Terra, capaci di sopravvire al “giorno del giudizio”: quando il Sole esaurirà completamente le scorte di idrogeno e si trasformerà in una gigante rossa che inghiottirà la Terra, dicono gli scienziati britannici in un articolo pubblicato sulla rivista Nature.

"A meno che non creeremo dei sistemi di difesa planetaria, l'uomo rimarrà una specie animale estremamente vulnerabile. Anche piccoli cambiamenti nelle condizioni del nostro habitat potrebbero distruggerci. D'altra parte, i Tardigradi sono praticamente invulnerabili a tali minacce. È possibile che su altri pianeti ci siano esempi di creature altrettanto durature. Se sulla Terra ci sono tardigradi, perché essi non dovrebbero vivere nelle profondità dello spazio?" ha detto Alves Batista dell'università di Oxford.

Nel 2007 gli scienziati hanno fatto un incredibile scoperta grazie al satellite russo "Foton-M3": si è scoperto che i Tardigradi, piccoli invertebrati, lontani parenti dei granchi e degli insetti, sono in grado di sopravvivere per molto tempo nello spazio aperto e anche di riprodursi in condizioni di totale assenza di peso e in mancanza di cibo e acqua.

Quando gli scienziati hanno iniziato a studiare i geni dei Tardigradi sono rimasti sorpresi: più di 6500 sezioni del DNA su 38.000 geni (il 18%) erano "presi in prestito" da altri organismi. Una buona parte l'hanno ricevuta da batteri estremofili, ma nel genoma dei Tardigradi ci sono anche geni di piante, funghi e archei. Recentemente gli scienziati hanno stabilito che le cellule dei tardigradi contengono proteine uniche, che li difendono da dosi di radiazioni mortali.  

Batista e i suoi colleghi basandosi sui dati noti sulla loro biologia e i possibili cataclismi che minacciano la terra, sono riusciti a comprendere quali tipi di pericoli cosmici o terrestri sono capaci di annientare i tardogradi.

Gli scienziati hanno valutato tre diverse minacce per la vita sulla terra: la caduta di un grosso asteroide, l'esplosione di supernovae e i lampi gamma. Come hanno dimostrato i calcoli nessuno di questi eventi potrebbe peggiorare le condizioni del nostro pianeta al punto che su esso non resterebbe nemmeno un Tardigrado.

Ad esempio per la scomparsa totale degli oceani e la loro evaporazione nello spazio la Terra dovrebbe scontrarsi con un grosso asteroide dalle dimensioni di Vesta, Plutone o altri grossi pianeti i quali non si avvicinano mai alla Terra e non ci sono possibilità che si scontrino con essa nei prossimi 4,5 miliardi di anni della vita del Sole.

Una supernova dovrebbe esplodere ad una distanza ravvicinata alla Terra, circa 0,14 anni luce dal sistema Solare affinché possa "sterilizzare" totalmente il pianeta e lasciarlo senza riserve acquifere e altri "mattoni della vita". La stella più vicina a noi, Proxima Centauri, si trova a 4 anni luce dal sole e non rappresenta una minaccia per noi.

Le fonti di lampi gamma per essere pericolosi dovrebbero trovarsi a non meno di 40 anni luce, il che è anche impossibile in quanto non ci sono grandi stelle nelle immediate vicinanze della terra, in grado di provocare tali eventi catastrofici.

"Pare che sia molto difficile spazzare via la vita dalla faccia della Terra e da qualsiasi altro pianeta abitabile. La storia di Marte dimostra che in passato su esso c'era l'atmosfera capace di sostenere la vita in forme estreme. Sulla superficie di Marte e negli oceani di Europa e Encelado potrebbero vivere creature con una resistenza alle radiazioni e alle basse temperature simili ai Tardigradi. La ricerca e la scoperta di tali creature potrebbe aiutarci a capire fin dove si spingono i limiti della vita" conclude l'astronomo dell'università di Harvard Abraham Loeb.

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Spazio, vita, Esplorazione dello spazio, harvard, oxford, Università, Mondo, Terra
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