06:56 18 Maggio 2021
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Il problema dell'Islam radicale è ancora rilevante per Trinidad e Tobago, 27 anni dopo il tentato golpe del gruppo "Jamaat al-Muslimeen". Il suo leader Yasin Abu Bakr ritiene che il rilancio del radicalismo è associato con la crescente instabilità in Medio Oriente.

Decine di cittadini latino-americani della repubblica hanno aderito al sedicente Stato islamico" e alla guerra in Iraq e Siria. Allo stesso tempo, le autorità locali hanno considerato superficialmente questo argomento fino ad oggi. La scarsa copertura del problema da parte dei media ha fatto si che molti residenti locali sono all'oscuro della sua esistenza. La giornalista di RT Aliana Nieves ha visitato l'isola e ha cercato di capire il collegamento tra i gruppi terroristici in Medio Oriente con i paesi dell'America Latina.

La Repubblica di Trinidad e Tobago ha ottenuto l'indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1962. In seguito, e come molti altri paesi dell'America Latina e dei Caraibi, è sopravvissuta ad un tentativo di colpo di stato. Allora il colpo di stato fu organizzato da gruppo islamico locale.

Nel luglio 1990 114 membri del gruppo "Jamaat al-Muslimeen", guidato da Yasin Abu Bakr, ha occupato l'edificio del Parlamento di Trinidad e Tobago — The Red House — e per diversi giorni ha tenuto in ostaggio il primo ministro e decine di deputati. Il colpo di stato fu soppresso gli artefici arrestati. Tuttavia solo due anni sono stati scarcerati grazie all'amnistia. Nel corso dei successivi 20 anni nel paese non si è parlato di radicalismo islamico.

Yasin Abu Bakr, ancora leader del gruppo "Jamaat al-Muslimeen", crede che la rinascita del radicalismo nel paese sia legato all'instabilità in Medio Oriente. Inoltre, molti cittadini di Trinidad e Tobago hanno aderito all'ISIS e sono andati a combattere in Siria e in Iraq.

"Moriremo tutti. Tu morirai; lui morirà. La cosa più importante è il modo in cui vivi la tua vita. Questo è ciò che è veramente importante. Queste persone hanno lasciato il loro paese per andare a combattere per quello che pensano sia giusto", ha detto Yasin Abu Bakr.

Secondo alcune fonti, solo in pochi mesi circa 150 persone hanno lasciato Trinidad e Tobago per unirsi ai jihadisti in Medio Oriente. In questo caso, le autorità hanno significativamente sottostimato questo dato, parlando di soli 70 residenti che sono diventati foreign fighter.

"Questo argomento non è stato affrontato attivamente. A causa delle nostre radici, siamo spesso portati a vedere in modo romantico ciò che chiamiamo patria. L'Islam sta cercando di usarlo per scopi sbagliati", ha detto il procuratore generale di Trinidad e Tobago Faris Al-Rawi.

Il fatto che questo problema sia scarsamente affrontato dai media locali, ha portato al fatto che molti cittadini di Trinidad e Tobago sono semplicemente all'oscuro della sua esistenza. Tuttavia alcuni ritengono che, malgrado mescolanza storica sull'isola di cristianesimo, islam e l'induismo, le vessazioni nei confronti dei giovani musulmani li incoraggia a entrare nelle fila dell'ISIS in Medio Oriente.

"La politica economica del nostro governo ha portato al fatto che vivere qui è diventato inutile. E che cosa accadrà alle persone che non hanno ottenuto niente nella vita e sono diventati emarginati? Rimangono qui e diventano dei criminali, perché è l'unico modo per sopravvivere", ha detto il leader del Fronte islamico di Trinidad e Tobago Omar Abdullah.

Allo stesso tempo, il parlamento ha approvato una legge per evitare che il sostegno finanziario e tecnico ai gruppi radicali.

"Se un uomo non ha alcuna possibilità di trovare un lavoro questo non gli da il diritto di diventare un criminale o un terrorista, perché allora è considerato automaticamente un nemico dello Stato", ha detto l'ex ministro della Sicurezza Nazionale Gary Griffith.

 

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Tags:
radicalismo islamico, foreign fighters, Terrorismo, ISIS, Trinidad e Tobago
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