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    A tank of the self-defense army of Nagorno-Karabakh moves on the road in the village of Talish April 6, 2016

    Nagorno-Karabakh: Mamedjarov e Nalbandian, trattative su trattative

    © REUTERS/ Staff
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    Nella città austriaca di Mauerbach attesa per i ministri degli esteri dell'Azerbaigian e dell'Armenia. Resta inteso che non verranno a giocare a backgammon, né bere cognac armeno o tè azerbaigiano.

    Questi incontri e colloqui hanno sempre un carattere particolare, è chiaro che si tratta di trattative su trattative, per discutere la possibilità di un incontro dei presidenti dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev e dell'Armenia, Serge Sargsyan. Tuttavia, nessuno sa se esiste per il Nagorno-karabakh, la volontà politica per il ritorno ad un vero e proprio negoziato, per ciò che sta accadendo nella regione, nella quale ci sono scontri armati sulla linea di contatto delle parti in conflitto.

    Questo mette in dubbio la  possibilità di ripresa del processo di negoziazione per risolvere la situazione. 

    Baku inoltre sta facendo una vasta campagna di propaganda per il villaggio di Alchanli Fizylinsky, dove è morto un bambino, ma non ha funzionato. Perché le vittime ci sono dal lato armeno. Innanzitutto il gruppo di Minsk dell'OSCE ha qualificato scontri nella zona di conflitto come una provocazione e ha invitato le parti a riprendere i negoziati, il ministero degli esteri della Russia e il portavoce del presidente Russo Dmitry Peskov hanno fatto appello alle parti per rispettare la "moderazione e trovare un accordo".

    Gli accordi certamente esistono. Si tratta di realizzare quelli raggiunti dopo la guerra di aprile 2016, accordi raggiunti a Vienna e San Pietroburgo, che prevedano la creazione di una zona di conflitto, un sistema di monitoraggio e osservatori internazionali. Tuttavia la parte azerbaigiana ha ignorato questi documenti e il portavoce del ministero degli esteri dell'Azerbaigian Hikmet Gadzhiev ha detto che "l'unico modo di regolarizzazione del conflitto è l'adempimento di Yerevan del piano del gruppo di Minsk delle truppe armene nei territori occupati dell'Azerbaigian". Che cosa è questo piano?

    Nel marzo di quest'anno il dirigente americano OSCE Richard Hoagland ha dichiarato che sul tavolo della trattativa c'è un documento, composto di tre parti. Ma, secondo lui, "non si può mostrare agli intermediari perché la diplomazia è simile al gioco del poker: quando c'è la probabilità di cambiamento, divulgare l'intero piano è impossibile". Con questo, ha chiarito che il piano sarà reso noto solo dopo che il ministero degli esteri dell'Armenia e dell'Azerbaigian abbiano coordinato le offerte disponibili, e anche dopo i colloqui presidenziali.

    "Siamo convinti che entrambe le parti possano uscirne soddisfatte. Un compromesso è possibile" ha sottolineato Hoagland.

    Ma le trattative per risolvere il conflitto nel corso degli anni si svolgono sempre in regime di segretezza. Pertanto, le pubbliche dichiarazioni ufficiali di Baku e Yerevan, circa le prospettive di insediamento, indirizzate soltanto ad una cerchia di "addetti ai lavori", diventano un elemento di informazione di guerra, orientata sulla disinformazione del pubblico, per creare una certa pressione sul gruppo di Minsk.

    La situazione attuale non è un'eccezione. Nei media è apparso un articolo in cui si afferma che l'OSCE dimostra la sua "inattività, superiore alla sua ipocrisia e inutilità". Che Mosca "ottiene il risultato atteso dopo la tragedia che ha causato la morte di una bambina di due anni e di sua nonna". Che "il ministero degli esteri russo getta benzina sul fuoco ardente". Infine, che "il vicino del nord, la Russia, negli ultimi mesi sta mettendo alla prova la sua pazienza con l'Azerbaigian" e che Mosca "sta dalla parte di Baku".

    Questo accade anche per l'incontro ad Istanbul del presidente dell'Azerbaigian con il segretario USA Rex Тillerson. Come dichiara il deputato del parlamento Elmira Achundova, "ci aspettiamo molto dagli USA e OSCE, in primo luogo, la soluzione del conflitto". Cosa aspettano esattamente? Perché la posizione americana e del gruppo di Minsk, anche dopo l'arrivo alla presidenza di Donald Trump, non ha subito alcuna modifica. Tuttavia a Baku cercando di creare intorno a Trump l'immagine di "ecco che arriva il signore ed egli ci giudicherà". Sembra che gli azerbaigiani soffrano di una mancanza di volontà politica, anche con la controparte armena.

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    Negoziati, incontro, OSCE, Armenia, Azerbaigian, Nagorno-Karabakh
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