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    Proteste ad Amburgo durante il vertice G20 ad Amburgo

    Un vertice bismarkiano del G20 a Amburgo

    © REUTERS/ Fabrizio Bensch
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    L'Occidente non esiste più come macchina d'imposizione di ordine mondiale. Non ha più ritmo, né è edificante. Non è più l'unico punto di riferimento della civilizzazione, scrive l'analista internazionale del Le Figaro, Renaud Girard.

    Il vertice del G20, che ha riunito i Capi di Stato dei paesi economicamente più sviluppati del mondo, si è tenuto ad Amburgo il 7-8 luglio 2017 ed è stato impressionante. Prima di tutto, l'immagine televisiva è di grande importanza nella geopolitica moderna e gli spettatori di tutto il mondo sono stati colpiti dalla durezza dei giovani manifestanti contro il sistema: hanno bruciato macchine, distrutto vetrine, lanciato pietre alla polizia nella gloriosa città di Amburgo, ex luogo di nascita della socialdemocrazia tedesca, si legge nell'articolo.

    "Infatti, abbiamo assistito al ritorno di una gestione bismarkiana della politica, quando il potere crea alleanze "per l'occasione", a seconda degli interessi attuali" ritiene il giornalista. "Ricordiamo come ai due congressi di Berlino, nel 1878 e nel 1885, il cancelliere Otto von Bismarck riuscì a stipulare tre diverse alleanze".

    "Quando il vertice per la prima volta si è riunito a Washington nel novembre 2008, su iniziativa del presidente Sarkozy, il G20 fu dominato esplicitamente dalla parte occidentale, nonostante il leader americano fosse negligente verso la crisi finanziaria planetaria. Questo blocco occidentale oggi è scomparso" sostiene Girard.

    "Quando la cancelliera tedesca incoraggia l'Unione Europea a "prendersi per mano", la Merkel offre ai suoi partner di allontanarsi dall'ombrello americano. Ciò è dovuto al fatto che Donald Trump, come Vladimir Putin, ispira alla Merkel una forte avversione. L'uscita dall'accordo di Parigi sul clima, ha fatto dissociare il presidente americano da tutti i suoi partner occidentali".

    "L'Occidente come spazio di valori condivisi esiste ancora, ma non è più la macchina per esercitare l'ordine mondiale" continua l'autore. "Potenze come Cina, Russia, India, Turchia, Indonesia, lo guardano con sempre maggiore distacco".

    Nel nuovo sistema in stile Bismarck, la Germania e la Cina hanno assunto su di loro la guida della crociata contro il protezionismo, poiché sono due dei più grandi esportatori mondiali, scrive il giornalista.

    "Secondo il dossier della guerra siriana un'alleanza tra tre grandi potenze mondiali per distruggere l'IS è stata trovata tra Russia, America e Francia. L'Arabia Saudita, membro del G20 ma paese inaffidabile, non è riuscita a rientrare nel gruppo. In seguito alle analisi di laboratorio delle armi sequestrate ai combattenti dell'ISIS è stato scoperto che la maggior parte di esse è arrivata da impianti siti sul territorio della ex-Jugoslavia, gestito dai sauditi dal 2013" scrive l'autore.

    "La Turchia, stato membro musulmano e sunnita del G20, avrebbe volentieri strappato all'IS la città siriana di Raqqa, ma gli alleati, quali America e Russia, hanno preferito lasciare questo compito a curdi e arabi moderati della regione" si legge nell'articolo.

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    Analisi, Riunione, vertice, G20, Amburgo, Germania
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