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    Vladimir Putin

    Chiede la grazia il condannato che preparava un attentato contro Putin

    © Sputnik. Aleksey Druzhinin
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    Il cittadino kazako Ilya Pyanzin, condannato in Russia nel 2013 perché preparava un attentato contro Vladimir Putin, chiede la grazie, riferisce il Kommersant.

    Il gruppo estremista composto da tre giovani, — i ceceni Osmaev e Ruslan Madaev e il kazako Pyanzin —, la cui base era in un appartamento odessita, sono stati identificati e fermati a febbraio 2012 e nel loro alloggio è stata trovata una bomba artigianale.

    Madaev è morto e Pyanzin ha confessato al servizio di sicurezza ucraino che insieme ai suoi complici aveva preparato l'esplosivo per un attentato contro Vladimir Putin — all'epoca primo ministro russo — e contro il leader ceceno Ramzan Kadyrov.

    Il quotidiano scrive che i documenti per ottenere clemenza sono arrivati alla commissione governativa della regione di Samara, dove sta scontando la pena Pyanzin. Il penitenziario ha rifiutato di rilasciare un qualsiasi commento al giornale. 

    Il detenuto ha riferito di non voler fare male a Putin e di essere diventato membro del complotto per caso, dichiarando di essere sotto l'influenza degli amici e quando ha capito che cosa avessero in mente, era troppo tardi per tirarsi indietro. 

    "Il reato era diretto contro di voi e a voi mi rivolgo personalmente. Ho avuto paura ma so che la paura non giustifica la mia partecipazione a questo crimine immotivato" si legge nella petizione del detenuto riportata dal giornale. Come ha detto la moglie del condannato Marina Pyanzina, la petizione è stata presentata all'amministrazione della colonia numero 26 nella regione di Samara a maggio, ma per l'approvazione della commissione istituzionale ci sono voluti due mesi.

    "Due volte ho provato a chiamare Vladimir Vladimirovich durante "Linea Diretta". Volevo semplicemente dire al presidente, come è difficile una lavorare e trascinarsi addosso dal Kazakistan a Samara 20 kg di casse con frutta e montone" ha detto il detenuto citato dal giornale. Ma, riferisce il Kommersant, non è riuscito a parlare con il Capo dello Stato.

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    Prigionieri, Prigione, Attentati, condanna, Vladimir Putin, Samara, Russia
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